PASSO DOPO PASSO ALLA RIVERA

di ERMENEGILDO BOTTIGLIONE*

L’AQUILA – Percorrendo la discesa del convento dei frati cappuccini, nonostante l’abbandono parziale, si percepisce il fascino dell’edilizia antica, l’insediamento umano ininterrotto da secoli, via dei tannini con via del cuoio e la natura di pietra, roccia calcarea, che qua e là spunta col suo bianco acceso, che lancia la città di Aquila verso l’alto, racchiusa come uno scrigno fra il letto del fiume Aterno e la vetta del monte Fiscellum ai tempi dei romani, del Corno monte ai tempi dello scalatore ingegnere Francesco de Marchi e l’attuale Gran Sasso.

Poi intorno a una delle porte di ingresso della città si apre l’occhio sulla monumentale e vasta fontana, la facciata romanica della chiesa di San Vito e il vecchio mattatoio, ora splendido museo dell’arte abruzzese, seduzione dell’occhio per l’anima religiosa e laica dell’Abruzzo, così caparbiamente legato all’Ercole mitologico e realmente incarnato dalla durezza della vita appenninica e transumante a al culto di Sant’Antonio, campione di santità e di vita eremitica, aperta alla cura dei corpi e delle anime vaganti in questa terra così aspra.

Ahimè! questa roccia ferita è stata scelta come ricerca di libertà dai villaggi vicini, di stampo normanno, ha portato benessere, ha subito l’orda degli eserciti invadenti dei potenti d’Europa e ben cinque volte piegata e risorta dai terremoti.

Riprendere dinamica e civile convivenza stretti tra natura splendida, paesi solenni e abbandonati. Questo mi è sorto nell’animo, vedendo lo stretto calle della Rivera con l’apertura alla fonte delle cannelle, celebrazione di una città nuova, per un territorio ancora giovane, perché questo è il territorio, una terra che ancora modellandosi.

Una fonte con tante bocche emittenti, una res extensa, simbolo di vita, di comunità civile, che ancora esprime forza e apertura in un contesto di creatività e sonorità sorprendenti, come quel giorno con Peppe Servillo e i suoi cellari e musici itineranti.

A ridosso del terremoto distruttivo, forse non sono le parole che esaltano, che rievocano, ma il silenzio che le circonda, le rianima per un eterno dialogo con la vita, affidato di volta in volta a ciascuno di noi. Una ferita non è mai singola: è collettiva.

Anzi, per noi riguarda la dorsale appenninica, con paesi non facili da ricostruire come Campotosto, Arquata, Amatrice e tutti gli altri. Il centro della città dell’Aquila deve ancora deve trovare le sue pulsazioni, il suo ritmo quotidiano.

Ci sono ricordi, fughe, ma anche voglia di ricostruire, la fatica di farlo e la volontà per non mollare. Mai soli, ma consapevoli di appartenere ad una comunità. Bisogna lavorare sulle seimila persone che ancora occupano i map, sulla popolazione diminuita, un centro storico, senza ufficio postale, parcheggi carenti, case belle, ma vuote…per il resto tutto bene.

Io sono ancora circondato da cantieri, polvere che ancora non si quieta – desiderosa di forme, che ancora stentato a definirsi. La ricchezza d’acqua che porta nel nome, questa città, che si esalta nella bellezza delle 99 cannelle, che si sviluppa nelle numerosi fonti delle strade del centro ,ormai celate dal cemento e asfalto, è ancora un richiamo.

Dalle mura megalitiche ai cementi contemporanei, le sue storie si sedimentano dai racconti di Buccio di Ranallo ai giorni nostri. Un mercato” animante”, una scuola formante, un palcoscenico sonante, una piazza dove convergono le aspettative di una popolazione per costruire l’Urbanitas.

Abbiamo l’occorrente? Nella lapide di pietra, di fronte alla cancellata di ferro è inciso: ”La nuova città gioisce ora delle acque del vecchio fiume e di quelle d’una nuova fonte. Se apprezzi quest’opera egregia lodane ogni aspetto, ma non stupirti dell’opera e ammirane piuttosto i patroni che il lavoro e l’onestà fanno essere cittadini dell’Aquila. Nell’anno del Signore 1272?.

Tradotto nello spirito di oggi direi: la città ricostruenda gioisce del vecchio fiume e delle nuove bellezze e ne lodiamo ogni sforzo ammirando ogni aspetto e ogni fatica per il lavoro e l’onestà dei cittadini che animano questa città.

*esploratore del gusto

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