Vigne urbane, con U.V.A. gli antichi vigneti di città rivivono e raccontano storie e sostenibilità
ROMA – Le vigne sono capaci di crescere anche in città. Lo sanno bene vignaioli e studiosi da anni impegnati nel recupero e nella rivalorizzazione di vigneti, vero patrimonio della storia d’Italia e non solo, abbandonati per molti anni. Uniti dal comune obiettivo di tutelare il patrimonio storico, enoico e paesaggistico rappresentato dalle vigne collocate all’interno dei centri abitati, all’ombra di palazzi e monumenti, valorizzandole sotto il profilo culturale e turistico, hanno creato insieme ad altre realtà internazionali, la Urban Vineyards Association (U.V.A.), una rete dei vigneti urbani in giro per il mondo.
Fondata nel 2019 su impulso di Luca Balbiano, che gestisce Villa della Regina a Torino (oggi presidente onorario di U.V.A.), l’associazione, guidata da Nicola Purrello, direttore e co-fondatore di Etna Urban Winery, il primo vigneto urbano su scala commerciale nel Sud Italia, riunisce i vigneti sopravvissuti o recuperati all’interno dei centri cittadini, tesori di biodiversità le cui uve sono intrise di storia e di bellezza.

La vigna dei Papi ad Avignone
Gli associati oggi sono 24, ma in continua crescita e sparsi in giro per il mondo, sono vignaioli che portano avanti da anni un progetto singolo di viticoltura urbana, in cui raccontano vino, ma anche storia, cultura e tradizioni millenarie.
Della rete, reduce da qualche settimana del meeting annuale che si è svolto a Catania, fanno parte la Vigna della Regina, creata come parte agricola e ricreativa integrante della residenza dei Savoia sulle colline torinesi, l’unico vigneto urbano in Italia a produrre un vino cru certificato Doc.

San Francesco della Vigna
Etna Urban Winery in Sicilia è il progetto di accoglienza enoturistica che permette di conoscere uno straordinario luogo di campagna e vigna urbana a cavallo tra l’Etna e la città di Catania. Qui è stato recuperato un luogo abbandonato da oltre 60 anni e che è stato riportato al suo uso originario di vigneto con cantina.
A Venezia l’Associazione Laguna nel Bicchiere nasce dalla curiosità di Flavio Franceschet, che nel 1993 fece la scoperta dei vigneti della laguna e, in particolare, dell’orto-vigneto di San Francesco della Vigna sull’isola di Sant’Elena, quartiere del centro storico di Venezia.

Vigna Leonardo a Milano
Da allora, con il progetto Laguna nel Bicchiere, Le Vigne Ritrovate recupera i vigneti abbandonati della laguna per salvaguardare una tradizione e proteggere un paesaggio originale e quasi sconosciuto, rivelandone il nascosto rapporto città-campagna.
I vigneti della rete sono Sant’Elena il vigneto coltivato dal 2020 annesso al vecchio convento e alla bellissima chiesa dedicata a Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino; San Francesco della Vigna che rappresenta il vigneto urbano più antico della città; Vignole nell’omonima isola a pochi minuti da Murano; e le vigne di San Michele in isola presso il cimitero cittadino che crescono nell’orto dei novizi a ridosso del convento camaldolese gestito negli ultimi due secoli dai frati francescani.

Vigna di Leonardo a Milano
La vigna comunale di Salonicco è il frutto di una collaborazione tra Comune, Facoltà di Agraria dell’Università Aristotele di Salonicco, l’azienda vinicola Ktima Gerovassiliou e con la passione di cittadini e volontari.
Nel cuore del Borgo di Santa Maria delle Grazie a Milano, cresce di nuovo, con filari esistenti un secolo fa, la Vigna di Leonardo, donatagli nel 1498 da Ludovico il Moro. In fondo al giardino di Casa degli Atellani, Leonardo da Vinci coltivava nel Rinascimento malvasia di Candia aromatica. Sulle tracce del Genio toscano, nel luogo stesso della sua vigna, nel 2015 sono state reimpiantate proprio le barbatelle di malvasia.

L’orto botanico di Palermo
La Vigna del Gallo dell’Orto Botanico di Palermo custodisce 95 viti di vitigni autoctoni, un patrimonio inestimabile della viticoltura siciliana. È tornata a vivere in una porzione di quello che era l’esteso vigneto acquistato dalla Regia Accademia degli Studi di Palermo nel piano di Sant’Erasmo, e appartenuto al duca Ignazio Vanni d’Archirafi, dove poi si è sviluppato l’Orto Botanico fondato nel 1789.
A Bergamo Valmarina, una proprietà dei Conti Moroni, antica famiglia nobiliare bergamasca, si presenta immersa in un contesto millenario con monumenti medievali che ne esaltano la bellezza visiva. Le sue vigne si estendono al limite della città e dall’altra parte si immergono nei boschi riportandoci all’unicità del genius loci e ricordandoci di proteggere la salute del nostro pianeta.
Nel cuore di Firenze, ai piedi del celebre Piazzale Michelangelo, sorge una piccola oasi verde che racchiude in sé la storia e la tradizione della viticoltura toscana. La Vigna di Michelangelo è un progetto unico, nato dalla volontà dell’azienda Donne Fittipaldi di creare un vero e proprio Vitarium, un giardino-vigneto urbano che celebra la biodiversità e la sostenibilità.

Vigna Leonardo
Nusserhof è un raro vigneto biologico di 2,5 ettari situato nella città di Bolzano, capoluogo della regione italiana dell’Alto Adige. Questa cantina urbana coltiva esclusivamente vitigni autoctoni—Lagrein, Teroldego e il quasi estinto Blatterle.
Poi ci sono La vigna Clos Montmartre di Parigi, Clos de Canuts a Lione, il Clos della vigna al Palais des Papes di Avignone, Château Hough a Cleveland, i vigneti della cantina Eichhorne a Vienna, Can Calopa de Dalt (L’Olivera) a Barcellona, Vinhedo Lacustre a Brasilia, Hollywood Classic Wines a Los Angeles, Vigna di Forty Hall a Londra, Tapada de Ajuda a Lisbona, Studley Park Vineyard a Melbourne, e Patritti Wines a sud del centro di Adelaide, nella City of Marion in Australia.
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