NELL’ESPERIENZA DELL’URBANITÀ, LA PARTECIPAZIONE È UNA FORMA DI CO-RESPONSABILITÀ


L’AQUILA – Partecipazione è condurre un’azione di parte, significando però un’inclusione ed un ascolto attivo che propenda per la comprensione delle ragioni dell’altro o dell’altra, con lo scopo di addivenire ad una decisione condivisa. A tal riguardo, riprendo con gratitudine un frasario a me molto caro negli ultimi tempi, quello che fa riferimento ad un lessico consapevole della crisi (Dubosc, 2019) che stiamo attraversando e che tenga conto anche dei differenti possibili sistemi.

Lo faccio perché voglio provare ad aggiungere qualcosa al dibattito sulla partecipazione.

Ci sono corsi e scuole di formazione perché occorre una specifica formazione attraverso cui esercitare la partecipazione; ci sono metodi di lavoro e modelli teorici di riferimento per passare allo sviluppo operativo nelle differenti sedi.

L’azione di parte, in cui si sostanzia il processo partecipativo, è condotta da portatori di interessi che scelgono di incontrarsi, ascoltarsi e confrontarsi per giungere ad una soluzione circa un tema dato. Partecipazione è non solo condivisone di informazioni, ascolto e mediazione, partecipazione è anche co-responsabilità.

Condividere consapevolmente i punti di vista e contaminare le proprie idee con quelle dell’altro, è un momento generativo di responsabilità condivise; è lo spazio in cui esercitare la democrazia e la politica della cura, è uno spazio in cui manifestarsi, in cui manifestare il proprio diritto di esserci e di prendere la parola, di intrecciare il proprio racconto a quello del resto della comunità, è lo spazio in cui accogliere ed essere accolti; è certamente un lavoro di comunità, di gruppo e d’insieme nel quale si riceve nella misura in cui si è disposti a dare. Questo in generale e con una certa approssimazione. Ma molto altro possiamo aggiungere e raccontare.

Partecipazione richiama anche negoziazione, mediazione, contaminazione ma alla base di tutto deve esserci un’eguale informazione. Questo è il punto di partenza per una sana partecipazione: l’informazione garantita equamente e riguardante tutto il sistema di conoscenze in ballo, che non a caso devono diventare “conoscenze condivise”.

Dal punto di vista negoziale, chi più sa, più può. La partecipazione invece intende garantire la democraticità e l’equità più ampie e autentiche, in uno schema di orizzonti condivisi. Ecco perché tanto vantaggio apporta la partecipazione nei processi di programmazione, gestione o pianificazione in cui sono coinvolte le comunità locali o gruppi sociali differenti.

Esistono differenti buone pratiche e una copiosa bibliografia a riguardo, che va dalle tecniche dell’ascolto attivo, alle metodologie partecipative, alle esperienze di pianificazione e coprogettazione.

Basti citare Giancarlo De Carlo o Marcello Vittorini che fin dagli anni ’60 ritenevano il coinvolgimento delle comunità come sostanziale e imprescindibile. De Carlo, architetto ed urbanista, vedeva la partecipazione come “la tensione costante verso la formazione di nuovi spazi o il recupero del luogo” (De Carlo, 1964).

Oggi ci troviamo ad a ragionare su tecniche e metodi precisi, su figure professionali preparate e differenti fra loro. In città abbiamo dei validi punti di riferimento circa le attività di partecipazione, di coprogettazione, di ascolto attivo. Riferimenti culturali, metodologici ed operativi. Sono per lo più associazioni alle quali va riconosciuto il merito di aver posto, all’indomani del terremoto, il tema del coinvolgimento “dal basso”, con giustezza e correttezza delle posizioni metodologiche, culturali e politiche.

Il festival della Partecipazione, recentemente perso, resta un faro nel panorama culturale e territoriale, così pure tutte le associazioni, i cittadini e le cittadine che l’hanno reso possibile per quattro anni.

Quest’anno rimane all’Aquila la Masterclass 2020, organizzata dalla cooperativa Mètis per discutere dei temi proposti da giovani e giovanissime/giovanissimi partecipanti, insieme a facilitatori/facilitatrici e associazioni.

Possiamo concludere dicendo che la partecipazione è una risposta possibile della società contemporanea alla società liquida individualista. Ciò emerge dalla letteratura scientifica e così come dalle buone prassi sviluppate finora all’Aquila. Sarebbe interessante. Quirino Crosta

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