A SANTO STEFANO DI SESSANIO NELLA CASA MUSEO DEL TOMBOLO: DAULIA PANNUNZIO RACCONTA L’ARTE ABRUZZESE DEL MERLETTO


SANTO STEFANO DI SESSANIO – La sua “casa museo” del tombolo a Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila) accoglie ogni anno centinaia di visitatori italiani e stranieri, affascinati dall’antica arte abruzzese del merletto.

Daulia Pannunzio, 41 enne aquilana, stefanara di adozione, ha fatto della sua passione un mestiere, trasformando con il tempo l’antica arte del tombolo in un’arte 2.0 e realizzando oltre ai più tradizionali cuscini, coperte, lenzuola e asciugamani, anche merletti gioiello come bracciali, orecchini, ciondoli che vanno a ruba tra le donne di tutte le età.

“Lavoro il tombolo, anche detto merletto a fuselli, dall’età di 19 anni – racconta a Virtù Quotidiane – La mia prima insegnante è la maestra Maria Cristina Bravi, ma continuo a studiare anche con altre insegnanti che fanno tecniche diverse di merletto. Dopo il diploma ho seguito le orme di mia nonna, che era una sarta. Da piccola mi faceva fare i lavori ‘zozzi’ della sartoria, come pulire i punti lenti o fare le pieghe. Ero ancora piccola per capire che mi stava lasciando in mano un mestiere. Dopo la sua morte mi sono messa a studiare per fare cartamodelli’’.

Il tombolo è un’arte, ma soprattutto un continuo studio e perfezionamento, come spiega la Pannunzio: “L’unica parola che descrive al meglio il tombolo è la passione. È l’unico sentimento vero che nasce dal cuore e che guida le mani e ti fa stare lì ore intere senza sentire la stanchezza. Questo mi permette di vivere di arte, come tutti gli artisti”.

La passione per l’arte, la Pannunzio ce l’ha nel sangue, così come suo nonno e suo padre, artisti del rame. “Mio nonno lavorava il rame e aveva la bottega in via Cavour e mio padre ha poi ereditato il suo mestiere”, sottolinea.

La Pannunzio si è trasferita a Santo Stefano di Sessanio dopo il sisma del 2009 e negli anni ha trovato una comunità unita e accogliente che l’ha convinta a restare e a diventare anche consigliere comunale.

“Sono onorata di questo. Una piccola comunità che chiede a una persona di fuori di conservare i valori di un borgo secondo me non è banale, un grande gesto di fiducia – afferma – Mi sono trasferita a Santo Stefano e oggi sono una transumante. Da aprile a novembre vivo lì per tornare all’Aquila nella restante parte dell’anno”.

“Prima di rendere casa mia un museo, il Comune mi aveva messo a disposizione degli spazi poi ho iniziato a riempire la mia casa di merletti e ho deciso di aprirla alle persone – prosegue – La gente che veniva in visita mi chiedeva quanto costassero i miei lavori che in realtà erano solo in esposizione. Da lì ho capito che le persone apprezzavano davvero tanto il tombolo e allora ho scelto di iniziare a vendere i miei lavori”.

E così il tombolo diventa arte nell’arte, all’interno di un borgo medievale ammirato e visitato da turisti che arrivano da ogni parte del mondo.

“Non potevo scegliere borgo più bello – afferma – Sembra davvero di essersi fermati al Medioevo camminando per i suoi vicoli e per le sue strade. I turisti, soprattutto i canadesi e gli australiani che tanti anni fa sono emigrati e che tornano in visita apprezzano tantissimo quest’arte”.

Nella casa museo si possono trovare gioielli, ma anche lenzuola, copriletti, cuscini, asciugamani, federe, svuotatasche interamente lavorati a mano con la tecnica aquilana che utilizza, a differenza degli altri merletti abruzzesi, un filo molto sottile di lino.

“Questo rende il tombolo aquilano elegantissimo rispetto agli altri – precisa – Noi diciamo di solito che quello aquilano è il più bello, senza sapere spesso che in Abruzzo ci sono tante tipologie differenti”.

Tra i pezzi forti della Pannunzio, i merletti gioiello, la cui idea è nata osservando quelli del marchio Cruciani. Un’arte che, pur mantenendo la sua tradizionalità, si apre al moderno e alla moda.

“Ho sostituito il filo di lino con un filo di metallo, ma i gioielli non sono nati facilmente perché trovare il filo giusto non è stato semplice – conclude la Pannunzio – Ho fatto decine di prove e disegni, con ore e ore di lavoro, prima di trovare quello giusto. Al primo bracciale che ho messo in mostra ho capito che sarebbe stato un successo e ho capito che avrei iniziato a farne davvero tanti”.