DAL LEGNO AL DISEGNO, COME SI CREA UNA CHITARRA: LA STORIA DEI LIUTAI MODERNI DI “MUSICA VIVA”

foto Fabio Iuliano

L’AQUILA – Qualche anno fa in televisione andava in onda una trasmissione che dedicava una rubrica alla fabbricazione degli oggetti comuni, mostrando immagini velocizzate del processo di creazione di arnesi che utilizziamo ogni giorno, senza troppo porci la domanda di come si sia arrivati a farli diventare così come sono.

Questo vale per tantissime cose che prendiamo in mano nella quotidianità, dal cucchiaio per la minestra alle scarpe che indossiamo, fino a quegli oggetti che sono anche parte integrante delle passioni di molti, come la musica.

Per esempio, ci siamo mai chiesti da cosa sia fatta la chitarra che vediamo campeggiare sul palco di un pub di periferia, o in braccio al nostro cantante preferito su YouTube? Ci sono persone che sanno quanta fatica, quanta dedizione e quanto tempo bisogna impiegare per far sì che semplici materie prime possano diventare oggetti simbolo di una passione, persino di un’epoca o di un mondo.

Una di queste ha 43 anni, vive e lavora all’Aquila, e si chiama Massimiliano Etere. È un artigiano, si occupa di liuteria moderna. Crea o restaura chitarre classiche ed elettriche, e bassi. E lo fa non lontano dal centro storico del capoluogo abruzzese, in via Lanciano, dietro la caserma dei Vigili del Fuoco, dentro Musicaviva, negozio di strumenti musicali “storico” all’Aquila. Una vera colonna degli esercizi in città che vendono tutto ciò che soddisfa gli appetiti dei musicisti e delle musiciste.

Etere è il socio di Musica Viva insieme a Marcello Bernardi, arcinoto a intere generazioni di musicisti aquilani, che aprì il negozio in via delle Tre Marie, una traversa di Corso Vittorio Emanuele, neanche a farlo apposta il 6 aprile 1994.

Esattamente quindici anni dopo, il 6 aprile 2009, il terremoto costrinse Bernardi alla chiusura. Iniziò così un lungo periodo nomade per Musicaviva, che si trasferì prima nel quartiere di Pettino, poi vicino al prestigioso conservatorio cittadino, poi di nuovo a ovest nel complesso Panorama. Fino a trovare, nel 2015, la sistemazione definitiva in via Lanciano, a due passi dallo stadio di Acquasanta e dal quartiere Torrione, oltre che dal centro storico.

Nello stesso anno Massimiliano Etere, che di Musicaviva fino ad allora era stato solo un assiduo frequentatore, diventò socio di Bernardi. Dopo 25 anni passati a fare il programmatore informatico, quattro anni fa l’azienda dove lavorava Etere chiuse.

E così, come nelle più autentiche storie di riscatto, il giovane aquilano ha “approfittato” del licenziamento per fare di una passione, che aveva avviato una decina di anni prima, il suo nuovo lavoro: “Ho cominciato nel 2006 con una prima chitarra elettrica, comprando una raspa e prendendo un tavolino vecchio che avevo in cantina – racconta Massimiliano a Virtù Quotidiane – da un lato crescevo per capacità, velocità e competenze, dall’altro il mio lavoro peggiorava in termini di garanzie, ore di cassa integrazione, fino ad arrivare alla chiusura dell’azienda”.

Rispetto alla liuteria classica – sono presenti all’Aquila alcuni bravi liutai classici, in centro come in periferia – Etere, Bernardi e Francesco Cerasoli, più che un collaboratore, operano nella liuteria moderna, gli unici all’Aquila, tra i pochi in Abruzzo: “È un altro tipo di lavoro – confida Etere a questo giornale – per imparare ho studiato su molti testi e ho fatto un corso di specializzazione a Roma. Oggi abbiamo un laboratorio che ci permette di riparare, costruire e vendere strumenti musicali”.

Non è facile fare l’artigiano ai tempi del commercio digitale e delle grandi companies che vendono sul web a prezzi stracciati, nell’epoca della spietata concorrenza cinese e di quella tedesca, soprattutto per quanto riguarda gli strumenti musicali.

Ma la relazione tra il cliente e Musicaviva è diversa. È personale, diretta e calda: “Le persone si appassionano al fatto che vedono davanti a loro materializzarsi pian piano la propria chitarra”. La passione di Etere è facilmente percepibile, basta solo guardarlo mentre infila il naso completamente nel piano armonico, perché “la chitarra ha un profumo ben preciso”, e perché “la chitarra costruita in maniera artigianale è diversa da quella prodotta con numeri industriali: è unica, è a chilometri zero, e per questo ha anche il suo odore”. Inoltre, anche gli strumenti acquistati in negozio sono settati e controllati prima della vendita.

Fare una chitarra o un basso, e prima ancora disegnarli come fanno lui e Cerasoli, è innanzitutto essere attenti ai dettagli nella combinazione dei legni che formano le diverse parti. Le fasce e il fondo sono di palissandro indiano o mogano, come anche il manico e la paletta, mentre il piano armonico è fatto di cedro o, per la maggior parte dei casi, di abete, tedesco o nostrano della Val di Fiemme: “I legni devono essere di colori armonici tra loro, anche se arrivano da alberi diversi – spiega Etere – in Abruzzo siamo fortunati perché un’eccellenza di questo tipo di legni si trova a Mutignano, nel teramano, dove c’è il nostro fornitore”.

Mentre si parla nel laboratorio di via Lanciano Massimiliano non riesce a stare più di cinque minuti senza prendere gli oggetti del suo lavoro in mano: “Una volta scelti i legni inizia il processo di lavorazione, con le fasce che vengono piegate a caldo, l’uso della cassaforma per fare forme con disegni originali, l’innesto dei rinforzi, come le catene interne da noi disegnate al cad e tagliate al laser dalla Polishaper, un’altra azienda aquilana, eccellenza nel suo campo”.

L’utilizzo della macchina a controllo numerico, il pantografo, occupa solo il 20% della lavorazione. Il restante 80% è tutto lavoro manuale. Per arrivare alla fine del processo ci vuole un mese. È così che semplici tavole di legno diventano oggetto di culto.

La procedura è simile per la ristrutturazione, ma qui entra in campo anche l’aspetto affettivo, in nome del quale in molti hanno portato, in questi anni, la propria chitarra classica o elettrica a riparare da Musicaviva. Prestigiose chitarre genitoriali anni Settanta ripescate dalle cantine, ma anche strumenti terremotati, arrivati in negozio con ancora polvere e calcinacci sulle custodie: “Abbiamo avuto anche quaranta chitarre in contemporanea da riparare, anche se in questi primi mesi dell’anno la crisi si fa sentire”, sottolinea l’imprenditore abruzzese.

“Per me la questione è sinestetica, implica una contaminazione dei sensi: lo strumento ovviamente ha un suono profondo, ma coinvolge anche il tatto perché lo suoni, la vista perché è bello, l’olfatto perché l’odori. L’unica cosa che non puoi fare è mangiarlo”.

Etere è un fiume in piena, e ci rimarresti una vita intera a guardarlo mentre maneggia il legno, infila il volto in scatole che presto emetteranno suoni armonici. Ma non è possibile. Così chiudi la porta e te ne vai, lasciando gli artigiani di Musicaviva dietro di te, in quella via nascosta appena fuori le mura. Convinto che, in fondo, siano anche loro a ricostruire L’Aquila.