Personaggi 26 Set 2026 15:43

Elmira Berdiyarova, la prima donna sommelier del Kazakistan che insegna la geopolitica della Via della Seta attraverso i suoi piatti in Friuli

Elmira Berdiyarova, la prima donna sommelier del Kazakistan che insegna la geopolitica della Via della Seta attraverso i suoi piatti in Friuli
Elmira Berdiyarova

ROVEREDO IN PIANO – C’è un angolo di Asia Centrale che pulsa nel cuore del Friuli occidentale. A Roveredo in Piano (Pordenone) il Bistrò Alma’ta rappresenta un unicum nel panorama gastronomico regionale.

Il locale nasce da un’idea precisa, fondere l’eleganza della cultura enoica italiana con le tradizioni culinarie del Kazakistan e dei paesi dell’ex blocco sovietico. Al timone di questa astronave del gusto c’è Elmira Berdiyarova, una professionista con un bagaglio internazionale di altissimo livello.

La sua autorevolezza nel settore è tale da averla portata, in passato, a organizzare prestigiose degustazioni di vini italiani per i vertici di Stato eurasiatici. Oggi, quella stessa competenza è messa a disposizione dei clienti che varcano la soglia del bistrot pordenonese.

“Sono nata in Kazakistan e il mio percorso è sempre stato legato al desiderio di creare un dialogo tra culture diverse attraverso la gastronomia, il vino e l’ospitalità”, racconta Elmira a Virtù Quotidiane.

“Sono stata tra le prime donne sommelier del Kazakistan a diplomarsi presso Fisar Italia, entrando successivamente nel Guinness dei Primati del Kazakistan. Ho lavorato come sommelier durante summit ed eventi ufficiali legati alla Presidenza della Repubblica del Kazakistan, in un ambiente che all’epoca era prevalentemente maschile”.

Successivamente ha aperto ad Almaty una delle prime enoteche italiane del paese, contribuendo alla diffusione della cultura del vino e della cucina italiana in Kazakistan.

“Successivamente mi sono diplomata presso Alma, la scuola internazionale di cucina italiana fondata da Gualtiero Marchesi a Parma, esperienza che ha arricchito ulteriormente la mia visione gastronomica”, racconta.

Oggi Elmira fa parte dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino Italia.

“Con Alma’Ta ho sentito il desiderio di fare il percorso inverso: portare in Italia una parte della cultura e della cucina centroasiatica, raccontando attraverso i piatti non solo sapori, ma anche memoria, viaggio e identità. È così nato questo luogo piccolo, intimo, dove il cibo potesse diventare un ponte culturale”.

In Italia esistono molte cucine del mondo, ma l’Asia Centrale è ancora poco conosciuta: “Ci sembrava bello portare qualcosa di autentico ma anche molto umano e accessibile. All’inizio c’era molta curiosità: molte persone non sapevano nemmeno collocare il Kazakistan sulla mappa. Però proprio questo ha reso tutto più interessante. I clienti hanno iniziato ad avvicinarsi con curiosità e fiducia, e oggi molti tornano non solo per i piatti, ma per l’atmosfera che si crea”.

Il nome richiama Alma-Ata (Almaty), la città “padre delle mele”.

“Alma-Ata è la mia città nativa con un insieme di storia, immagini, profumi e sensazioni. Nel bistro cerchiamo di trasmettere proprio questo: una dimensione calda, conviviale, quasi domestica. Anche nei dettagli — la musica, il tè servito lentamente, il modo di accogliere le persone — c’è sempre un pezzo di quella cultura e della mia memoria personale”.

Piatti come i manty o il plov sono piatti che richiedono tempo e manualità. I manty, ravioli cotti al vapore ripieni di carne, zucca e spezie orientali vengono preparati a mano, uno per uno, seguendo tecniche tradizionali; il plov invece è un piatto che vive molto dell’equilibrio tra riso, carne, spezie e lenta cottura.

“Il segreto non è solo la ricetta, ma l’approccio: rispettare i tempi, non avere fretta e mantenere un forte legame con il gesto tradizionale. Ovviamente alcuni ingredienti cambiano, ma cerchiamo sempre di preservare l’anima del piatto”.

“In Kazakistan l’ospite ha un valore quasi sacro: deve sentirsi accolto, ascoltato, nutrito con generosità. Cerchiamo di mantenere questa filosofia anche qui. Vogliamo che le persone entrando da Alma’Ta abbiano la sensazione di essere invitate in una casa più che in un locale”.

La cucina kazaka tradizionale fa un grande uso di carne e spezie particolari.

“Alcuni ingredienti sono difficili da reperire, altri appartengono a tradizioni molto lontane dal gusto europeo. Però il Kazakistan stesso è una terra di incontri e contaminazioni. Cerchiamo di mantenere l’identità dei piatti rendendoli però comprensibili e armoniosi per il palato italiano”.

Il bistrot è anche un avamposto culturale, un luogo dove capita di dover fare divulgazione geopolitica o culturale ai tavoli, spiegando dove si trova il Kazakistan e qual è la sua storia attraverso i piatti. “Molte persone arrivano con pochissime conoscenze sul Kazakistan, ma attraverso il cibo si apre subito una conversazione più ampia: sulla storia, sulle influenze nomadi, sulla Via della Seta, sulle tradizioni familiari. Il cibo diventa un modo semplice e immediato per avvicinare mondi diversi”.

Il vero colpo di genio del locale risiede nell’abbinamento liquido. Se la cucina guarda a Est, la cantina compie un viaggio speculare. Elmira ha strutturato una carta dei vini che affianca a una rigorosa selezione di etichette italiane una preziosa e introvabile selezione di vini georgiani e armeni.

Alma’ta è uno spazio vivo che organizza eventi tematici dove la cucina si fonde con la musica live e la divulgazione. Non è raro imbattersi in serate speciali in cui un trio jazz nostrano reinterpreta melodie tradizionali kazake, mentre la stessa titolare introduce i piatti cantando nella sua lingua natia. In un’epoca di format culinari standardizzati e ripetitivi, la scommessa di Alma’ta dimostra che la provincia italiana è ancora capace di accogliere la complessità del mondo, un calice e un raviolo al vapore alla volta.


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