FABRIZIO, IL GIOVANE ARTIGIANO DIGITALE MAESTRO DELLA CERA


L’AQUILA – Nell’era del digitale, tra e-commerce e consumo sfrenato alla “voglio tutto e subito”, sembra essere rimasto davvero poco spazio per il mondo dell’artigianato.

Un tempo volano del made in italy, il settore manifatturiero viene oggi considerato per lo più come un retaggio del passato, antiquato e poco adatto al supporto tecnologico. Ma c’è chi invece non la pensa così.

Sono gli artigiani digitali, che uniscono le tecniche e l’esperienza in bottega ai nuovi strumenti digitali e i nuovi mezzi di comunicazione e marketing a disposizione, in un’efficace connubio tra tradizione e tecnologia.

Non più solamente dei “mastro Geppetto”, ma piccoli imprenditori che uniscono tradizione e innovazione, vecchio e nuovo, ripensando in maniera originale e creativa modelli di produzione e di “business” tradizionali.

Tra questi c’è Fabrizio D’Eramo, ventinovenne artigiano nato e cresciuto all’Aquila. Negli spazi del FabLab (Digital fabrication and interaction design and art) di Colle Sapone, all’interno della scuola Itis, è nato “Art House Candle”, il suo laboratorio artigianale che vede la creazione e la realizzazione di opere in cera, pensate per ogni tipo di arredamento, evento o occasione.

Candele, lampade, sculture ed ogni sorta di complemento d’arredo, frutto di un’accurata ricerca di design, materiali, colori e profumi, realizzati a mano e modellati con tecniche di incisione e disegno fino a raggiungere il perfetto equilibrio tra luci, forme e colori. Oggetti unici di design, come i contenitori di in cera, che una volta accesa la candela al loro interno e con la giusta quantità di acqua sul fondo, lasciano trasparire la luce.

“Il mio lavoro parte dalla lavorazione delle materie prime, seguendo le tecniche tradizionali” spiega Fabrizio a Virtù Quotidiane. “Immergo la cera in una “vasca” e la faccio fondere a bagnomaria; fatto questo, aggiungo colori e profumi, pensando soprattutto al tipo di oggetto che vado a realizzare e al suo utilizzo”.

La fase successiva consiste nello scegliere la forma che l’oggetto dovrà avere, ed è da qui che l’artigiano comincia a farsi artista. “Utilizzo degli stampi fatti a mano, cercando di dare ad oggetti classici forme nuove, lontane da quella tradizionale,  servendomi anche di materiale di scarto”.

È nelle fasi di decoro e rifinitura che il lavoro artigiano si incontra con la tecnologia, grazie all’utilizzo di macchine a controllo numerico, che grazie a delle precise coordinate riproducono il disegno realizzato al computer, dando vita alla decorazione definitiva. Alcune delle quali sorprendenti, come quella a tema Dark side of the moon, celebre album dei Pink Floyd.

Alcune delle opere di Fabrizio poi, hanno caratteristiche particolari, che li differenziano dalle candele tradizionali. Ne sono un esempio i contenitori in cera, che una volta accesa la candela al loro interno e aggiungendo la giusta quantità di acqua sul fondo, diventano oggetti unici di design: lasciano trasparire la luce, profumano a loro volta e possono essere utilizzati all’infinito.

Ma cos’è che spinge un giovane a diventare artigiano? Nel caso di Fabrizio, una passione, nata quasi per caso: “Nel 2009, dopo il terremoto dell’Aquila, mi sono ritrovato a ricevere quest’offerta di lavoro presso un laboratorio artigianale a Roma. Sono partito senza nessuna esperienza, ero un semplice ragazzo di 19 anni che si divertiva a disegnare. Anche in famiglia, tranne mia sorella, non abbiamo grandi velleità artistiche. Partita come un’esperienza, ho iniziato da apprendista tuttofare e da lì piano piano ho imparato tutti i trucchi del mestiere”.

Tornato all’Aquila nel 2016, ha trovato spazio nel FabLab, il laboratorio inserito nella rete globale di laboratori modellati sui principi del “MIT Fab Lab” che consente l’innovazione fornendo l’accesso a strumenti di fabbricazione digitale, di cui oggi è vice presidente. Al suo interno, Fabrizio organizza corsi di formazione a basso costo per imparare ad usa alcuni degli strumenti del suo lavoro, come la fresatrice CNC e la stampante 3d.

L’obiettivo di Fabrizio è quello di diventare un designer artigianale a tutti gli effetti. Nel frattempo, vende le sue opere partecipando a fiere ed esposizioni, come il Maker Faire, l’evento annuale che riunisce tutti gli artigiani digitali del mondo, oppure tramite commissione. Una di queste particolarmente inaspettata. “Quando lavoravo a Roma, mi è stato commissionato un lavoro per il compleanno di Silvio Berlusconi da parte di uno dei suoi assistenti, raffigurava lui con dietro la bandiera di Forza Italia. Mi è stato chiesto di farlo in due giorni, perciò ci ho lavorato giorno e notte, ma alla fine non se n’è fatto più niente”.

Quando poi gli impegni da laboratorio vengono meno, Fabrizio porta avanti diversi progetti, tutti connessi con il mondo del sociale, sua altra grande passione, dove attraverso la sua esperienza forma gli artigiani del domani. “Ho partecipato ad un progetto con la comunità 24 luglio per l’inserimento lavorativo di persone con disabilità, e stò seguendo l’iniziativa ‘Solo posti in piedi’, che punta riportare bambini, famiglie e tutta la comunità educante a vivere il centro storico dell’Aquila, con l’obiettivo di realizzare un giorno una ludoteca comunale”.

Con un settore in crisi e una manodopera che langue, il futuro del settore passa attraverso le mani di Fabrizio e degli altri artigiani digitali, custodi della tradizione e al contempo scopritori di nuovi strumenti, materiali, modi di lavorare, per ridare valore agli “antichi mestieri” e essere pronti alla sfida tecnologica dei nostri tempi.

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