MR. BERRY’S PIZZA BISTROT E LA DEGUSTAZIONE DELLA PINZATA TERAMANA


TERAMO – L’esperienza trentennale di Nicola Sardella si mette al servizio dell’innovazione e della rivisitazione di un ormai classico prodotto romano. Nasce così Mr. Berry’s Pizza Bistrot e la degustazione della “Pinzata teramana”.

Era il 1989 quando Nicola apriva la sua prima pizzeria dopo anni di gavetta. Da allora di strada ne ha fatta e tanta, grazie alla voglia di mettersi in gioco, alla ricerca e alla continua sperimentazione.

Un pizzaiolo che si rispetti e che fa del suo lavoro una passione, infatti, non smette mai di imparare e questo desiderio di apprendere lo porta nella Capitale a frequentare corsi prestigiosi di insegnanti, quali l’artigiano della trasformazione, Angelo Iezzi e il maestro pizzaiolo, Riccardo Menon, per scoprire i segreti più reconditi della pizza alla romana. Ma per reinterpretare un prodotto bisogna conoscerlo in ogni suo particolare e per questo si avvicina, già dai primi anni 2000, alla Pinsa romana.

Per circa sette anni Nicola utilizza il mix di farine dell’Azienda Di Marco, che ha conosciuto a Roma e con la quale ottiene ottimi impasti, ma alla fine decide di iniziare a produrre autonomamente il suo blend, provando, aggiungendo e togliendo ingredienti, a volte sbagliando magari, ma permettendogli oggi di affinare l’intero processo di panificazione.

Seguire e inseguire il costante mutamento di questa arte bianca, porta Nicola a mettersi di nuovo in discussione per carpire ulteriori conoscenze e tradizioni, questa volta avvalendosi dei consigli, fra gli altri, di Piergiorgio Giorilli, autore del libro Panificando, e della dott.ssa Simona Lauri.

La Pinzata teramana, che può considerarsi uno spin off della Pinsa romana, detiene una sua originalità, pur avendo con essa molti punti di incontro. Dalla forma ovale o rettangolare, all’utilizzo di farine di frumento, soia e riso, alla lunga lievitazione. A fare la differenza, però, sono l’utilizzo, in aggiunta, della farina di farro e l’assenza della pasta madre. L’idratazione, già alta nella pinsa, nella pinzata raggiunge anche il 100% e questo, insieme alla doppia cottura su pietra, aiuta a renderla soffice e alveolata.

Grazie alla presenza di una piccola percentuale di lievito e di una lievitazione dalle 72 alle 150 ore, la pinzata risulta essere ipocalorica, ipolipidica, altamente digeribile e con un elevato valore nutritivo.

Oggi, con quest’ultima, sono tre le attività gestite in provincia da Nicola, ma sono diciotto quelle che in quasi trent’anni ha fatto nascere e crescere per poi cedere in quello che è diventato una sorta di franchising. Diciotto attività che hanno partecipato a creare un brand riconosciuto e riconoscibile, grazie alla qualità degli impasti e alla capillare diffusione sul territorio della provincia di Teramo.

“Quando l’impasto suona, il cassetto canta”, sembra essere il mantra del titolare, a significare quanto gli sforzi e i sacrifici vengano ripagati se si mescolano passione e competenza.

L’idea è offrire un’alternativa alla pizza, ma anche ai dolci tradizionali. Nascono, infatti, la “Pinza dolce”, la “Pinza alla cannella” e la “Pinza al cacao”, riletture di dessert tipici della cucina italiana.

Nicola non ha voluto rivelare tutti i particolari, ma ha un progetto ambizioso in mente, mettere a disposizione il suo know how a chi ha voglia come lui di investire in sé stesso. Insegnare, insieme ad altri esperti del settore, l’arte della pizza e fornire gli strumenti per crescere e sperimentare, magari in collaborazione con uno o più Istituti parificati presenti nella provincia teramana.

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