AGRICOLTURA: IL PSR VA A RILENTO E I BANDI RISCHIANO DI FAVORIRE I GRANDI
L’AQUILA – Erogato meno del 5 per cento dei fondi disponibili (21 milioni di euro a fronte dei 433), elaborazione delle graduatorie a rilento e requisiti di accesso ai benefici che finiscono per avvantaggiare le grandi aziende a scapito delle piccole, che sono la stragrande maggioranza del tessuto produttivo: il Piano di sviluppo rurale della Regione Abruzzo viene preso di mira da agricoltori e viticoltori, soprattutto quelli più giovani e titolari di attività meno blasonate.
Per la misura che finanzia l’avviamento di attività imprenditoriali, ad esempio, i piccoli produttori che hanno presentato domanda a settembre 2016, ancora non ottengono una risposta.
“Sono arrivate 750 domande, il doppio rispetto alla precedente programmazione – spiega a Virtù Quotidiane l’assessore regionale all’Agricoltura Dino Pepe – il bando è stato aperto 4 mesi rispetto ai dodici della precedente, le pratiche sono in istruttoria ed entro il 30 giugno avremo la graduatoria completa del bando giovani”.
“Da un mese abbiamo anche integrato le risorse dell’ufficio, dove attualmente sono impiegate 22 persone – aggiunge – Abbiamo pagato il 4,68 per cento delle risorse disponibili? Siamo sostanzialmente in linea con la media nazionale. Inoltre sono in fase di apertura una serie di altri bandi”.
L’assessore precisa poi come tutte le scelte fatte sono frutto della condivisione con le quattro organizzazioni di categoria, Coldiretti, Confederazione italiana degli agricoltori, Copagri e Confagricoltura.
“Le risorse destinate ad alcune misure del Psr sono state divise a metà tra piccole e grandi aziende, pur essendo molte di più le piccole? In molti casi è stato fatto proprio per tutelare i piccoli – spiega Pepe – in precedenza non c’era una ripartizione del genere”.
Per il consigliere regionale di Forza Italia ed ex assessore all’Agricoltura, Mauro Febbo, quelle di Pepe sono invece “tutte chiacchiere”.
“Io ho finanziato 1.250 domande – premette – e comunque l’attuale bando è stato fatto un anno fa e ancora non riescono a finanziare una sola azienda!”.
Per Febbo, poi, altro che concertazione: “Le organizzazioni di categoria hanno contestato che non sia stato messo un limite al finanziamento, perché ciò implica che le grandi aziende hanno un punteggio superiore, quindi già si sa chi vince. Non si tratta di imbrogli, ma vincono perché hanno più titoli per come sono stati strutturati i bandi”.
Di fatto, insomma, “vincono gli industriali e non l’agricoltura, che è ancora più grave. Vince una ditta che fa la pasta – dice Febbo – una ditta di russi che imbottiglia soltanto e non produce e una ditta che fa alimentare”.
Per il forzista, infine, “non è vero che la spesa è in linea con la media nazionale, siamo al penultimo posto della graduatoria pubblicata sul sito del Ministero delle politiche agricole e forestali”. (m.sig.)
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