A CASOLI UNO DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO D’ABRUZZO, UNA RICERCA IN MOSTRA RACCONTA UNA STORIA POCO CONOSCIUTA


CASOLI – Ai piedi della Maiella, nel paese di Casoli, in provincia di Chieti, uno dei 15 campi di concentramento fascisti in Abruzzo dove, nel 1940, furono internati “ebrei stranieri” e non solo.

“Nonostante il nome sono ben diversi dai campi di concentramento nazisti”, spiega Giuseppe Lorentini, ideatore e curatore del sito www.campocasoli.org.

“Servivano a internare le categorie che i fascisti perseguitavano, le cosiddette categorie pericolose in contingenze belliche.  In questi campi troviamo quindi ebrei stranieri, rom e sinti, deportati civili dall’ex jugoslavia definiti antifascisti, sovversivi e nemici del regime”.

L’Abruzzo, si evince dai documenti, è la regione italiana con maggior numero di campi di concentramento e località di internamento “libero”.

“L’Abruzzo fu scelto dal Ministero dell’Interno come luogo ideale per costruire questo sistema”, continua Lorentini, “per la sua natura isolata, geograficamente e morfologicamente complessa”.

Una ricerca importante di documenti inediti che va a ricostruire le storie, la vita quotidiana e il rapporto tra gli internati e il paese.

“Con questo progetto di documentazione”, conclude Lorentini, “abbiamo cercato di riconsegnare agli internati, a queste persone, l’umanità che il fascismo, con i suoi termini e le sue pratiche, in quegli anni aveva cancellato”.

Su www.campocasoli.org tutte le informazioni.

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