ADDIO PROF CLEMENTI, QUELL’ULTIMA INTERVISTA SUI PICA MERCANTI DI ZAFFERANO E LE PRIME SOFISTICAZIONI DELLA SPEZIA
L’AQUILA – “I miei primi ragionamenti li ho fatti nel cortile di Palazzo Pica, dove sono nato. I Pica, mercanti di zafferano, sono i rappresentanti più autorevoli della società mercantile della città dell’Aquila”. Comincia così una delle ultime interviste al professor Alessandro Clementi, scomparso oggi alla veneranda età di 90 anni, realizzata nel 2012 per TvUno.
Nato nel 1927 a L’Aquila, Clementi era stato a lungo professore ordinario di Storia medievale presso l’Università degli studi dell’Aquila, storico appassionato, scrittore ed esponente di spicco della comunità scientifica e culturale cittadina, un pozzo di sapienza amato e apprezzato da tutti per i modi gentili e le sue capacità oratorie.
“Tutta la ricchezza che si esplica nel cortile dei Pica – raccontava lo storico nell’intervista – dipende dal proficuo commercio di zafferano. Una famiglia che sopravvive alle crisi che lo zafferano registra nel corso della sua storia, la più difficile quella legata alla sofisticazione della pregiata spezia”.
“Esiste tutto un carteggio fatto di pergamene tra il borgomastro di Norimberga e il Camerario aquilano – continuava Clementi – Il borgomastro lamentava la provenienza di zafferano sofisticato dall’Aquila”.
“Quando si approssimava il raccolto dello zafferano, il Podere Pubblico faceva la voce, fissava cioè il prezzo di vendita. I mercanti tedeschi, che affluivano in grandissimo numero, si trovavano in concorrenza con i mercanti locali e per questo acquistavano lo zafferano ad un prezzo superiore alla voce. La conseguenza era quella di sofisticare. Nei sacchetti di zafferano si mettevano anche i residui di sterco”.
Un’intervista affascinante quella del compianto professor Clementi, che racconta uno spaccato di storia e sulla città del post terremoto del 2009 aggiungeva: “Bisognerebbe trasformare tutte le terre abbandonate in pascolo. Si potrebbe fruire dei grandi serbatoi di energia verde del Gran Sasso, da Campo Imperatore a tutti gli altipiani abruzzesi, la Svizzera vive di questo, perché noi non possiamo? Bisogna farsi venire le idee, fino a quando ci saranno idee la città non morirà”.
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