AGRICOLTURA, IN ABRUZZO FONDI PSR POCHI, TARDI E MALE UCCIDONO LE IMPRESE


PESCARA – Bandi complicati, procedure pachidermiche e tempi di attesa anche di anni. È la combinazione letale per lo sviluppo dell’agricoltura regionale che ha messo l’Abruzzo in coda, al terzultimo posto in Italia, per l’utilizzo dei fondi del piano di sviluppo rurale.

Nel settennio 2014-2020 su 479 milioni di euro, ne sono stati spesi poco meno del 50 per cento (il 47,24 per l’esattezza), ovvero 254 milioni 870 mila euro. I restanti sono fermi, compromettendo nuovi investimenti. Per il prossimo biennio sono pronti altri 80 milioni. Risorse chiuse in un cassetto, che nessuno sembra voler aprire.

Alla base di questo spreco c’è la lentezza nella pubblicazione dei bandi, ma anche delle graduatorie. Ne è convinto Mauro Di Zio, presidente di Cia Abruzzo. “Queste risorse non sono state spese per la lentezza nella pubblicazione dei bandi e poi per i lunghissimi tempi nel far uscire le graduatorie. Spesso passano diversi anni, compromettendo in maniera irrimediabile, in periodi come questo, il futuro delle aziende e di imprenditori che cercano di insediarsi. La certezza è un elemento fondamentale per pianificare le attività aziendali e se una graduatoria esce 4 anni dopo un bando scompensa tutta l’attività di gestione dell’impresa”, illustra a Virtù Quotidiane.

I tempi eccessivamente dilatati secondo Di Zio sono riconducibili alle procedure di bandi troppo complicati, ma anche al sottodimensionamento dell’organico regionale.

“La struttura regionale si è impoverita nel corso degli anni delle figure apicali che devono concorrere a far uscire le graduatorie – prosegue il presidente -. Confidavamo nel fatto che il lockdown e lo smart working, avendo ridotto il contatto con il pubblico, avrebbero impresso un’accelerazione e che si potesse recuperare un po’ di ritardo. Ma, ahimè, così non è stato. È un momento già difficilissimo per investire. Per chi decide a fare quel passo, contando su un intervento pubblico previsto nei bandi e questo non arriva, si compromette anche l’attività aziendale quotidiana”.

Ora più che mai per la Cia è fondamentale intervenire “sulla semplificazione, sullo snellimento delle procedure e sulla certezza dei tempi, perché ci sono ancora più risorse e in un momento come questo è un imperativo morale oltre che una responsabilità politica. Il prossimo biennio sarà anche un periodo di accompagnamento delle imprese verso la nuova impostazione che la politica agricola vuole dare, di transizione verde, dove si chiede all’agricoltura di fare ancora altri sforzi per andare verso una sostenibilità ambientale più accentuata, verso la produzione di generi alimentari a costi adeguati, verso la salvaguardia della biodiversità e la coesione sociale”.

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