“AGRICOLTURA IN PREDA AI CINGHIALI”, CACCIATORI E ALLEVATORI CONTRO LA REGIONE ABRUZZO


L’AQUILA – Cacciatori e agricoltori tornano a manifestare, il 15 dicembre alle ore 10,00, per chiedere alla Regione Abruzzo di riaprire la caccia sospesa dalle restrizioni anti Covid. Dopo il presidio davanti Palazzo dell’Emiciclo, sede del Consiglio regionale all’Aquila, il 25 novembre scorso, dalle istituzioni non sarebbe infatti arrivata alcuna risposta.

In piazza i manifestanti hanno portato anche i prodotti agricoli, per dimostrare che molti agricoltori sono anche cacciatori.

“Assistiamo ad un silenzio assordante da parte delle istituzioni ed in particolare da parte dell’assessore regionale all’Agricoltura e alla Caccia Emanuele Imprudente“, dice in una nota Dino Rossi, portavoce del comitato spontaneo degli allevatori Cospa, “come parlare ad un muro di gomma, tanto da soprannominarlo l’omino Michelin”.

“Non abbiamo più fiducia verso l’assessore, già recidivo per il Piano faunistico venatorio, che è stato approvato senza recepire il lavoro immane condotto su tutta la regione da quasi 100 squadre di cacciatori per raccogliere informazioni”, afferma Rossi, “un Piano che non riduce il numero degli ungulati. Stranamente si anticipa la zona arancione solo per i commercianti e si lascia indietro come sempre l’agricoltura in preda a cinghiali, cervi caprioli e lupi”.

“La manifestazione si svolgerà pacificamente davanti l’Emiciclo con bara al seguito, sulla quale verranno affissi dei manifesti con su scritto: è venuta a mancare l’agricoltura abruzzese, non per il Covid-19 ma per la latitanza della politica di ogni appartenenza”, aggiunge il portavoce del Cospa, “con il supporto della massiccia partecipazione delle associazioni animaliste e ambientaliste, agenzia delle riscossioni, accanimento ispettorato del lavoro, costi di gestione arrivati alle stelle e i nostri prodotti invenduti per l’emergenza sanitaria”.

“Se non si riapre la caccia al cinghiale”, denuncia Dino Rossi, “ci saranno 50.000 capi in più da sfamare in base ai dati riportati dalla Regione. Gli animalisti spesso danno la colpa ai cacciatori per la reintroduzione dei cinghiali, allora noi chiediamo a queste fantomatiche associazioni ambientaliste: chi ha rintrodotto cervi, caprioli, istrici e lupi, visto che erano scomparsi da centinaia di anni e non considerati più autoctoni?”.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021