ALLA VECCHIA STAZIONE DI MIRKO GROSSI PROSEGUE L’ANTICA TRADIZIONE CULINARIA DEL PASTICCERE MARIO MANIERI


L’AQUILA – Coraggio, follia, passione. Una dose di fortuna, lungimiranza, determinazione, organizzazione, lavoro e tanto fuoco che arde nel cuore, 365 giorni all’anno. Semplicità, gusto, buona cucina, grandi materie prime.

Una squadra nella quale ognuno, nella propria individualità, apporta il meglio e sogna, progetta, crea. Sono gli ingredienti del ristorante pizzeria La Vecchia Stazione a L’Aquila, a due passi dal centro storico, di cui Mirko Grossi è proprietario dal 2012.

Quella di Mirko e della sua famiglia con la ristorazione è una lunga storia d’amore.

Inizia da lontano, negli anni ’60, quando il nonno, il compianto Mario Manieri, che ha legato il proprio nome a quello della pasticceria, apre il ristorante La Pergola, uno dei più conosciuti nel panorama della ristorazione aquilana, e lo tiene ai massimi livelli fino al 1995.

Ma la storia non finisce con La Pergola, anzi prosegue a Goriano Valli, paese della Valle Subequana dove i genitori di Mirko, Claudio Grossi e Marisa Manieri, gestiscono fino al 2001 il ristorante pizzeria Tre Ville.

È Mario ad aver dato l’imprinting a suo nipote, ad avergli trasmesso quella passione, quel rispetto e quella sensibilità per i prodotti, per i sapori, gli odori del pane, della pizza, dei dolci: gli impasti delle focacce, la lievitazione, le tante paste artigianali, bombe, cornetti e flauti, fagottini, Mario preparava tutto con un semplice forno a legna, dove per cuocere i dolci non è per nulla facile.

Ed è proprio Mirko, la terza generazione, che a 24 anni, carico di coraggio, voglia di fare e di riscatto, e un pizzico di incoscienza, si lancia a capofitto nell’acquisto della Vecchia Stazione.

Ad incoraggiarlo sempre, la famiglia, Claudio e Marisa e sua sorella Sara Grossi, il suo storico amico Federico Fabi, “quasi un fratello” come dice Mirko, e la sua compagna, Claudia Fordigigli che lo appoggia nei ritmi spesso frenetici e nelle responsabilità.

È orgoglioso ed emozionato quando parla di loro, spiega che ognuno è parte di un ingranaggio essenziale e che ognuno di loro ha un ruolo determinato dentro la Vecchia Stazione.

A completare la squadra “la nostra Vera”, prosegue Mirko, “Veronica Puia, che ci supporta e sopporta fin dall’inizio. A lei e al resto dello staff dedico un enorme ringraziamento”.

Come ogni vera storia d’amore, i momenti di crisi non sono mancati, da chi lo chiamava cuciniere in modo dispregiativo a chi scommetteva in una immediata chiusura, ma Mirko ci ha creduto fino in fondo, “spremendo il succo che avevamo giorno dopo giorno”, racconta a Virtù Quotidiane, “e riportando il ristorante a uno splendore che aveva perduto”.

Come è nata La Vecchia Stazione Mirko in realtà non lo sa spiegare. “Certe cose ce l’hai dentro, io vivo di sogni e posso sembrare per questo un po’ sprovveduto. Ma questa è stata una scommessa vinta, una rivincita per me e la mia famiglia”, dice.

Il progetto si è consolidato passo dopo passo, in primis dalla pizza, “la nostra arte, la nostra natura, la nostra storia” come racconta Mirko, pizzaiolo professionista come suo padre che ha proposto delle focacce a impasto integrale, soffici, leggere, friabili e profumate, impasti superiori, con lavorazioni certamente più difficili ma che garantiscono un gusto sempre particolare e nuovo a tavola.

Un progetto per il prossimo futuro è ampliare l’offerta con pizze senza glutine e alimenti per chi ha intolleranze.

Poi le carni, altra passione e sfida di Mirko, pregiate, di qualità, al di sopra della media per stupire e lasciare al cliente qualcosa di nuovo.

“Molto presto ci sarà un angolo braceria con carboni a vista e arrosticini di altissimo livello lavorati direttamente dentro la sua cucina per accrescere l’offerta”, svela Mirko.

La tradizione aquilana di nonno Mario si ritrova ovunque: immancabili le fregnacce che portano il suo nome, una rielaborazione gustosa della classica amatriciana e tanti sono gli spunti ripresi e modificati dall’estro di Marisa per gli antipasti.

È soprattutto nelle fredde giornate invernali che la trippa, la coratella e le zuppe aquilane – gnocchetti, ceci e zafferano, ceci e castagne, cotiche e fagioli – spopolano insieme a piccole ma fondamentali chicche come pizzette fritte, calzoncini, primo sale panato, verdure gratinate, dove manodopera e qualità la fanno da padroni.

Dulcis in fundo, il coinvolgimento e la passione di Sara, sorella di Mirko, che riportano alla Vecchia Stazione l’arte per eccellenza di nonno Mario, la pasticceria, ripresa e rielaborata con tanta fantasia per stuzzicare il palato dei clienti.

Preparati giornalmente nella cucina della Vecchia Stazione, i dolci spaziano dalle ferratelle con crema di zafferano e mandorle tostate, alle rivisitazioni dei cheese cake.

Oggi, l’impronta della Vecchia Stazione, all’interno di una struttura che richiama la storia, è chiara a livello di gusti, piatti, organizzazione della squadra.

Il grande prodotto fa la differenza e il modo semplice e sano di assemblare le materie prime in piatti gustosi fa sentire l’ospite come se fosse a casa propria.

A 31 anni, quando il motore è il cuore e il volante è la testa e quando la soddisfazione dei clienti si tocca con mano, allora vuol dire che il cuciniere ha vinto la sua scommessa diventando a tutti gli effetti un ristoratore. Luisa Di Fabio

pubbliredazionale

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.