BAR E RISTORANTI RESTANO APERTI, MA A CHE PREZZO? GESTORI TERAMANI: “CLIENTI NOSTRA FORZA”

da sinistra, Di Paolo del San Matteo, Neri di Donna Gina, Falconi del Bar Olmo, Compagnoni del Caffè del Corso e Di Donato del Bar Paris

TERAMO – La retrocessione in zona rossa ha svuotato quasi completamente strade e piazze teramane. In città l’atmosfera stamattina, in modo particolare dopo le 11, è apparsa quasi surreale: poche persone in giro e un gran silenzio.

Le serrande abbassate di tutte quelle attività che con la nuova classificazione non possono stare aperte fino al 3 dicembre hanno modificato il volto del centro storico e delle zone più periferiche.

Avamposto di una malinconica normalità restano bar, pasticcerie, tavole calde e ristoranti che hanno scelto di lavorare. Attività di questo genere, come noto, possono svolgere solo servizio d’asporto o a domicilio: modalità che frenano enormemente i consumi e che hanno spinto qualcuno a chiudere i battenti in attesa di tempi migliori.

Alcuni, infatti, già con l’istituzione della zona arancione avevano deciso di non aprire.

Altri, come quelli che stamattina Virtù Quotidiane ha intervistato, hanno invece scelto di esserci, di resistere ancora nonostante l’aggravamento delle restrizioni.

L’affanno, la preoccupazione, i conti quasi in rosso sono denominatori comuni. Ma lo è anche la voglia di dare un segnale alla città e ai clienti garantendo un servizio comunque importante per chi, per lavoro o altra necessità, esce di casa.

Per i bar e i ristoranti teramani gli incassi sono crollati dell’80% e il colpo potrebbe essere ancor più forte da qui ai prossimi giorni: la chiusura di negozi che animano il centro storico, ad esempio, si è fatto sentire già stamattina con le colazioni e i caffè dimezzati rispetto a ieri.

Stesse conseguenze arrivano dallo smart working attivato da molti uffici pubblici.

A Teramo c’è da riscontrare un dato: diverse attività che nel lockdown di primavera erano rimaste chiuse senza proporre l’asporto, questa volta hanno fatto una scelta contraria. Hanno provato a rispondere “presente”.

Come il New Cafè de Paris: “Questa volta abbiamo voluto garantire l’asporto sia come bar che come ristorante – racconta a Vq Serena Di Donato, titolare del locale di via Giannina Milli – . Questo perché vogliamo reagire e soprattutto dare un servizio ai clienti. Sono loro i primi ad aiutarci. Ci è stata data la possibilità di stare aperti e vogliamo sfruttarla”, aggiunge Serena.

Il locale, che si trova di fronte alla Provincia e vicino a numerosi uffici pubblici e professionali, in tempi “normali” oltre al servizio bar garantisce anche pranzo e pizza a cena. “Abbiamo mantenuto tutto per l’asporto, tranne la pizzeria: la sera c’è poco movimento in città”, spiega la giovane titolare del New Cafè de Paris.

Percorrendo poche centinaia di metri, lungo Corso San Giorgio, c’è un altro storico locale che ha scelto di continuare a fare l’asporto come bar e ristorante (limitatamente al pranzo): è il San Matteo. Dal mattino presto fino alle 15, il bar/tavola calda tiene da anni ritmi serrati anche grazie ai suoi sette dipendenti.

Oggi, con le restrizioni e il calo di lavoro, in servizio sono in tre: “Abbiamo deciso di garantire l’asporto e la consegna a domicilio come bar ma anche per il pranzo. È un modo per andare incontro ai clienti: sono tanti quelli che ci sostengono e, seppur con incassi ridotti, vogliamo essere presenti e fare la nostra parte”, spiega Cleto Di Paolo, navigato professionista del settore.

Spostandoci lungo viale Bovio c’è un’altra attività ultradecennale che ha tenuto le porte aperte ai clienti in questa fase così difficile: Donna Gina. A due passi dalla Questura e difronte alla scuola “Vincenzo Comi”, il bar pasticceria della famiglia Neri ha sistemato la macchinetta del caffè a ridosso dell’ingresso e i clienti che passano per l’asporto trovano, nonostante le mascherine, il sorriso di Simona e della mamma Luisa. Oltre alle buone colazioni.

“È un momento durissimo, oggi c’è la metà della gente di ieri in giro. Le scuole chiuse ci avevano già dato un forte colpo, ora con la zona rossa è ancora più difficile tirare avanti – racconta Simona Neri – . Il lavoro è meno della metà di prima, senza contare gli incassi quasi azzerati sul fronte della pasticceria: senza feste o momenti di ritrovo fra parenti ed amici i dolci non si vendono. Stesso discorso per l’angolo della cioccolateria. L’arrivo della zona rossa ha già portato all’annullamento di diversi ordini sulla pasticceria. In ogni caso proviamo a resistere e garantiamo servizio d’asporto e a domicilio”.

La parola “Olmo” per i teramani prima che un albero evoca il rumore di bicchieri “urtati” per un brindisi e il profumo di caffè. Lo storico bar di piazza Martiri, da qualche mese trasferitosi nei locali del bar Iskra di via Capuani, ha scelto di continuare a lavorare: “Vendiamo pochissimi cornetti per la colazione, facciamo qualche caffè e il pranzo d’asporto ormai è raro. Però sto qui: meglio che stare a casa!”, commenta a Virtù Quotidiane Marco Falconi che con nostalgia ripensa al Natale 2019 ben consapevole che quest’anno sarà tutt’altra storia.

“Il Natale di per sé è festa, unione, assembramento: lo scorso anno è stato eccezionale, con numeri da record per me: quello alle porte sarà di ansia, paura, freno”, aggiunge.

Scarso ottimismo anche per Domenico Compagnoni, titolare del Caffè del Corso, lungo Corso Cerulli. Anche qui poche colazioni e “l’asporto per il pranzo è ai minimi storici”, spiega Compagnoni che però tiene su la serranda nonostante le difficoltà perché “non vogliamo lasciare soli i nostri clienti, non vogliamo rovinare il grande lavoro fatto in anni e anni di fatiche e vogliamo garantire il servizio. Ho ovviamente messo in cassa integrazione due dipendenti perché gli incassi sono crollati dell’80%, ma non molliamo. Speriamo passi presto, anche se il Natale non sarà quello che siamo abituati a vivere”.

Con la zona rossa la maggior parte dei bar ha ridotto le ore di attività: molti hanno scelto di chiudere entro le 18.

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