CASTELLI D’ABRUZZO: LA STORIA DELLA TORRE MASTIO DI ORTONA DEI MARSI


ORTONA DEI MARSI – Giungiamo che il sole è tramontato e l’oscurità si appresta a calare sulla Valle del Giovenco. Si accendono i fari, le classiche luci arancioni usate per esaltare le ricchezze architettoniche. Dapprima l’effetto è scialbo, sottotono, poi però, con l’approssimarsi del buio, la bellezza a poco a poco sboccia; ed eccoci, giunti ai piedi della torre cintata, completamente immersi nel suo fascino antico del Castello di Ortona dei Marsi (L’Aquila).

Scopriamolo insieme.

Ortona dei Marsi ha origini antichissime. Nacque dalle rovine della città preromanica di Milonia, distrutta prima dai romani nella Terza Guerra Sannitica e poi dai Longobardi nel VI secolo. Il borgo si sviluppò proprio attorno al castello e alla Chiesa di Sant’Onofrio, sul colle omonimo.

Grazie alla sua posizione strategica, la fortezza garantiva ai conti Berardi di Celano il pieno controllo sul valico che collega la Valle del Sagittario con l’altopiano del Fucino.

Fino al XIV secolo il castello segue le sorti della contea di Celano nel tentativo di garantirsi autonomia all’interno del Regno di Sicilia. Nel ‘500 diventa invece di proprietà della famiglia Cantelmo.

È sotto il loro controllo che viene aggiunta la torre mastio, sia per resistere alle rivolte popolari, sia per contrastare il brigantaggio.

Per qualche secolo il feudo fu venduto di famiglia in famiglia, per arrivare ai Paolini di Magliano nel 1666 ed infine ai Massimo, una famiglia nobile romana che vi regnerà sino alla fine del feudalesimo.

Il castello è in stato di abbandono da fine XVIII secolo, ma per fortuna le sue rovine sono state risparmiate dai recenti terremoti del 1915 e del 2009. Il complesso è composto da una cinta muraria e dalla torre entrambe costruite con roccia calcarea.

Sette sono i tratti murari che si sono conservati fino a oggi. Questi erano muniti di una scarpata esterna, priva però di redondone. In alcuni punti, poi, è possibile ancora vedere le volte a botte dei livelli sotterranei.

La torre rinascimentale spicca, immersa nella luce arancione, su tutta la valle. È a base cilindrica e presenta una notevole scarpatura. Lungo le pareti sono ancora ben visibili le aperture delle feritoie, rivolte sia verso l’esterno sia verso il borgo e ciò sta a testimoniare quanto i pericoli per i feudatari potessero venire tanto da nemici quanto dagli stessi abitanti.

La parte sommiate, purtroppo, non si è conservata e ciò non ci permette di sapere se un tempo fosse decorata. L’unico ingresso è posto nella parte nord ed era accessibile solo tramite scala per garantire maggiore sicurezza in caso di attacco.

Il castello, insieme al rione di Sant’Onofrio, fanno di Ortona dei Marsi un piccolo gioiello dalle fattezze antiche. Immersi nei suoi vicoli silenziosi è possibile godere a pieno di un fascino stratificato nel tempo e nella storia. Ed è questo l’ultimo dono che ci concediamo prima di riprendere la via del ritorno.