CINGHIALAI: CACCIAMO PER NECESSITÀ E NON PER IL GUSTO DI UCCIDERE


OFENA – Era previsto per oggi pomeriggio ed è stato rinviato l’incontro dell’assessore regionale all’Agricoltura Emanuele Imprudente con i capisquadra cinghialai d’Abruzzo nato da un gruppo Whatsapp per opporsi al nuovo piano faunistico venatorio “che penalizza i cacciatori di cinghiale finendo di distruggere l’agricoltura”, dice il portavoce Dino Rossi.

Un gruppo di 206 persone con circa 145 squadre di tutta la regione, che si è subito mobilitato per l’emergenza covd19 raccogliendo circa 18 mila euro. “Con i soldi raccolti abbiamo comprato attrezzatura varia, dai saturimetri ai camici e mascherine arrivate direttamente dalla Cina per gli ospedali covid 19”.

“Il problema cinghiale purtroppo fino ad oggi è stato gestito male, i cacciatori, quelli veri, hanno solo rispettato le regole impartite – dice Rossi in una nota – . Adesso è arrivato il momento che le istituzioni sentono la base e non le varie associazioni che nascono solo per le tessere. Noi invece capisquadra cinghialai d’Abruzzo prendiamo le distanze da chi ha solo l’interesse di sparare e di ammazzare scrofe con prole al seguito solo per fare carne da vendere”.

“Avete capito bene! Le carcasse c’è chi le ritira e normalmente si spara all’animale più grande, in questo modo i piccoli disorientati rimangono in prossimità causando più danni”, fa osservare Rossi. “Non si risolvono i problemi con un comunicato stampa, come quello apparso qualche giorno fa, ma con atti concreti”.

“Noi capisquadra per la tutela degli animali, dell’agricoltura e la sicurezza degli automobilisti abbiamo seminato circa 20 ettari di culture a perdere in alcuni punti critici, al fine di contenere gli animali lontani dalle strade e dalle culture agricole. Pensiamo di allargare questa idea sul tutto il territorio della regione. È da rimarcare che l’agricoltura, oltre ad essere il volano dell’economia è essenziale per la sopravvivenza della fauna selvatica e in particolare l’orso, come più volte sostenuto dal biologo Franco Zunino, fatto fuori dal Pnalm solo perché è molto professionale, non si è mai chinato alle volontà della politica clientelare”.

“Non ci dimentichiamo della selvaggina stanziale, starne, lepri, fagiani e coturnici, anch’esse vivono in simbiosi con i contadini, pastori e boscaioli”.

“Noi capisquadra cinghialai d’Abruzzo, oltre ad essere cacciatori siamo agricoltori e allevatori, viviamo il territorio, trattiamo la terra e gli animali con rispetto, non ammazziamo per il gusto di uccidere, ma per necessità dovuto al sovrannumero, l’attività venatoria va fatta come facevano i nostri nonni, prelevando il necessario per il sostentamento della famiglia, in questo caso difendere le culture e la viabilità senza fare mattanze senza senso”, conclude Dino Rossi. “Vogliamo solo preservare le nostre abitudini di cacciare la preda con il cane, dando la possibilità al selvatico di salvezza e non aspettare che arrivi a pascolare e sparargli a tradimento”.

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