CORONAVIRUS: ALL’AQUILA UNA CHIUSURA DOPO L’ALTRA, “CI ARRANGIAMO, COME NEL 2009…”


L’AQUILA – Tra le discussioni sulle misure per il contenimento dell’emergenza Coronavirus previste nell’ultimo decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, le invettive sull’adeguatezza di alcune restrizioni e il monito degli scienziati che invitano a rimanere in casa il più e quando possibile, all’Aquila c’è anche chi decide autonomamente di abbassare la serranda per questioni di etica e soprattutto prevenzione.

È il caso, tra gli altri, di Dario De Michele, titolare della caffetteria artigianale Art Cafè di Corso Vittorio Emanuele, che già da una settimana ha deciso di chiudere il locale per “uno stato di allerta in un momento di preoccupazione generale causato dal virus”.

“In molti mi hanno dato del cretino ma per me si tratta di prevenzione – dice Dario a Virtù Quotidiane – . Ho chiuso la caffetteria da più di una settimana, anche troppo tardi per quel che mi riguarda. L’ho fatto autonomamente e per la tutela di tutti visto che la caffetteria è molto frequentata, a differenza di altri gestori che invece hanno deciso di chiudere solo ora dopo i mancati incassi”.

Una scelta di grande responsabilità sociale e che incide pesantemente sull’economia familiare e d’impresa: “La perdita economica è certa – ammette – ma indispensabile, meglio perdere qualche mese di lavoro piuttosto che rischiare contagi in una fase di altissima allerta. Ho riaperto l’attività dopo sei anni dal terremoto arrangiandomi e facendo sacrifici, lo farò anche adesso”.

Art Cafè non è l’unico locale del centro storico che ha deciso di sospendere temporaneamente l’attività, pur in presenza di un decreto ministeriale nel quale viene stabilito che ristoranti e bar possono rimanere aperti a condizione – a carico del gestore – di far rispettare la distanza di sicurezza di almeno un metro tra un cliente e l’altro.

Ad annunciare la chiusura sono stati anche il Caffè Cavour, il Vermuttino, il Bar Nurzia, il Monthy’s, la Birreria Gran Sasso, le Petit Clos, l’Irish Cafè e il ristorante Yoichi. Stessa scelta, fuori porta, l’hanno fatta anche ristoranti come Il Caminetto, a Rocca di Cambio. Ma l’elenco si allunga ora dopo ora ed è impossibile tenerlo aggiornato.

Tra chi invece resta aperto, adeguandosi al decreto, c’è chi si affida all’ironia, come Ralph Aureli dello storico The Corner Pub: “Organizzeremo ‘L’Aperiscemo’ che consiste nel: se non rispetti il metro di distanza, se vuoi far finta di niente, se importuni gli altri clienti dicendo che sono tutte stronzate, avrai in omaggio un boccale in faccia!”.

La decisione di chiudere, indipendentemente dal decreto, riguarda anche attività commerciali di altra natura, come la parrucchieria “Milani Style” che abbassa la saracinesca perché “la vita è un dono e va protetta, per questo la decisione di chiudere la mia attività la prendo io senza esitare o aspettare che qualcuno decida per me”, afferma la titolare Fabiana Milani. “Non siamo meno degli insegnanti o delle categorie che stanno già a casa. Restiamo a casa anche noi, tutti quelli che possono e forse questo incubo finirà presto”.

Anche il Centro danza Art Nouveau, come alcune palestre cittadine, ha sospeso le lezioni anche se “secondo le disposizioni ultime emanate dal decreto, le associazioni sportive dilettantistiche non sono obbligate a chiudere se si attengono ai protocolli rigidi che abbiamo adottato fino ad oggi – ha scritto su Facebook la titolare Ornella Cerroni – . Ritengo comunque decisione giusta, quella di sospendere per ora le lezioni”.

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