CORONAVIRUS, IL DRAMMA DEI RISTORATORI CHE DEVONO PAGARE STIPENDI E AFFITTI SENZA INCASSI


PESCARA – Merce fresca gettata, dipendenti improvvisamente a casa con l’incognita stipendi. Affitti e utenze da pagare, ma nessuna entrata. Gli effetti che il contagio Coronavirus ha prodotto sulle attività di ristorazione sono tanti e preoccupanti.

E così ai timori legati alla pandemia e allo shock psicologico dovuto a una quarantena forzata si unisce l’incertezza del domani per i gestori.

“La chiusura totale delle attività è stata decretata dalla notte al giorno. Le programmazioni degli scarichi erano già state fatte e in molti ci siamo trovati con un surplus di merce deperibile, pagata, o ancora da saldare, tutta da buttare”, spiega a Virtù Quotidiane Cristian Summa, titolare di due ristoranti tra Pescara vecchia e Pescara centro. La Bottega del 40 lungo via delle Caserme attivo dal 2003 e dallo scorso novembre Cantina e Cucina lungo via Mazzini.

I due ristoranti guidati da Cristian contano circa 18 dipendenti, che si sono improvvisamente trovati a casa. “Il mese di marzo sarà difficile per moltissime attività ristorare tutti gli stipendi”.

Il problema principale per Summa risiede nelle mancate tutele da parte del governo in favore delle piccole e medie attività.

“Giustissimo affrontare questo problema per tutelare la salute pubblica – chiarisce – . Abbiamo avuto il coraggio di chiudere una Nazione prima di tutti. Ora dobbiamo avere il coraggio di fare una manovra economica d’impatto, prima di tutti. E i contenuti che stanno anticipando il decreto al momento non mi sembrano risolutivi”.

Il cuore del problema, secondo Summa che è anche membro del direttivo di Confocommercio, sta nel legame stretto tra la vita commerciale di un’attività e il cash flow. “Oggi una piccola impresa vive dei flussi di cassa. Con le attività chiuse il cash flow non c’è più e con esso sparisce la capacità di assolvere a qualunque pagamento: di utenze, affitti, fornitori, stipendi”.

L’altro problema è legato alla discrepanza nei decreti. Nelle misure varate da Conte l’11 marzo, viene disposta la chiusura delle attività commerciali fino al 25 marzo, mentre il decreto #Iorestoacasa, impone la quarantena fino al 3 aprile.

“Per chi dovremmo riaprire se le persone sono ovviamente costrette ancora a casa? – si interroga Summa – . C’è di più, sugli affitti sembra che introdurranno un credito imposta, vale a dire che gli imprenditori continuano a pagare i canoni, per poi recuperarli (forse) in futuro. Stesso discorso per le utenze, che dovrebbero essere interrotte in quota parte. Anche la cifra che hanno stabilito per ciascuno di 600 euro appare ben al di sotto delle reali necessità”.

Summa chiede dunque certezze nei tempi ed economiche perché altrimenti “il restart sarà un dramma. Abbiamo un mondo che ci osserva dall’esterno e non possiamo sbagliare se non vogliamo trascinare l’economia nel baratro”.

Nel frattempo Summa cerca di mandare avanti l’attività come può, garantendo, per il ristorante di Pescara centro, Cantina e Cucina, un servizio di consegna a domicilio. “In questi giorni molti hanno cucinato in casa, ma la risposta appare in crescita”.

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