COVID: UN ANNO DAL PRIMO LOCKDOWN, LE STORIE ABRUZZESI SU VIRTÙ QUOTIDIANE


L’AQUILA – Con la storia di un pizzaiolo aquilano da anni a Barcellona che, bloccato in casa come un po’ tutti, sfornava pizze per i coinquilini, Virtù Quotidiane iniziò a parlare della pandemia che piombò sulle teste di ciascuno di noi cogliendo alla sprovvista una società convinta di vivere di certezze che, da allora, si sono rivelate molto relative.

Porta la data del 26 marzo 2020 quel trafiletto, a dare la dimensione di quanto il Covid abbia spiazzato anche questa redazione che, in un primo momento, non credeva di doversi occupare di un fatto di nuda cronaca che – sembrava o si sperava – potesse riguardare solo marginalmente il mondo di cui scriviamo tutti i giorni, fatto di storie, allevatori, ristoratori, pastori e pescatori, agricoltura e viticoltura.

Il primo lockdown in Italia è infatti del 9 marzo 2020, quando il decreto “Iorestoacasa” (entrato in vigore il giorno dopo) ha disposto la chiusura forzata, tra le altre cose, di tutti gli esercizi di somministrazione come bar e ristoranti.

Un vortice di eventi ed emozioni – con le immagini dei lutti, che forse non dimenticheremo mai, bene impresse nella mente – che ha tuttavia condotto questo giornale a trovare una declinazione giusta per raccontare il proprio mondo, a partire dal settore della ristorazione, il più colpito dalle misure restrittive (per questo abbiamo scelto una foto di copertina che non si riferisce all’Abruzzo ma è esemplificativa) e che, con continue incertezze e aperture a singhiozzo, provvedimenti dell’ultima ora e ristori insufficienti e tardivi, è costretto ancora oggi, a dodici mesi di distanza, a fare i conti con una gestione dell’emergenza fuori controllo in cui si paventano ancora i lockdown come soluzione.

Un anno intenso, iniziato coi video messaggi che chef, pasticceri, ristoratori e viticoltori hanno voluto affidare a Virtù Quotidiane per raccontare come stessero trascorrendo quei lunghissimi, eterni due mesi. La serrata durò infatti fino al 18 maggio, cui seguì poi l’illusione di esserne usciti, salvo ripiombare nel vicolo cieco con l’arrivo dell’autunno.

Armati di taccuino, e non solo di telefono, abbiamo anche iniziato il nostro viaggio, andando ad esempio a vedere come stesse trascorrendo il tempo nei borghi delle aree interne, quelle più fragili, visitando i paesi dell’Alto Aterno, o dell’Altopiano delle Rocche e della Valle Subequana.

Abbiamo immortalato L’Aquila deserta dall’alto, cercato di spiegare le norme che si accavallavano, spesso in contraddizione tra loro, sicuramente creando confusione nei cittadini. Dalla possibilità di uscire di casa per curare il proprio orto alle incertezze sulle attività che potevano riaprire e quelle che non avrebbero potuto farlo, fino alle misure di sostegno.

Abbiamo seguito, passo dopo passo, le proposte degli chef e dei ristoratori per sopravvivere – nel vero senso della parola – a un periodo così buio. Dai ricettari online ai cocktail a domicilio. Senza esimerci da alcune critiche.

Raccontato i messaggi di speranza al momento della (falsa) ripartenza estiva, come quello dei ristoratori in uno spot, le possibilità di esplorare l’Abruzzo su due ruote, le iniziative innovative anche delle piccole botteghe per andare incontro ai clienti e le reti nate tra i commercianti per fronteggiare gli acquisti online sulle grandi piattaforme.

I progetti di valorizzazione dell’economia locale, la rabbia anche dei grandi chef nei confronti di sostegni insufficienti, e ci siamo fatti promotori noi stessi di una campagna per incentivare gli acquisti di prodotti locali, sostenendo negozi, botteghe e aziende abruzzesi.

Abbiamo rilanciato video di promozione territoriale, su cui alcune intraprendenti aziende hanno investito nonostante le forti incertezze, e promosso in prima persona il progetto “Di Necessità Virtù”: ben 7 Comuni abruzzesi grazie a Virtù Quotidiane hanno raggiunto decine di migliaia di utenti certificati, esibendo con video e articoli le meraviglie spesso sconosciute agli stessi abruzzesi custodite nei propri territori.

Abbiamo raccolto anche attraverso dirette video le urla accorate dei ristoratori, che da L’Aquila a Pescara, passando per Teramo, sono scesi in piazza per chiedere di poter lavorare in sicurezza e di avere adeguati ristori per i periodi di chiusura.

Dodici mesi difficili e intensi in cui non abbiamo smesso di raccontare quanto di buono e di bello c’è, in Abruzzo ma non solo, e che ci troverà pronti per riviverlo appieno non appena sarà possibile. Tutto grazie a voi lettori, sempre più numerosi e anche generosi, con le vostre sottoscrizioni su Paypal.

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