DA CAMPOTOSTO TRATTURO MAGNO DI PROTESTA, “SIAMO SENZA STALLE, TRANSUMANZA OBBLIGATA”


CAMPOTOSTO – Uno degli errori più gravi commessi durante l’emergenza che ha colpito duramente il comune di Campotosto (L’Aquila), tra neve e terremoto, è stato quello di assegnare agli allevatori rimasti senza stalle le strutture amovibili pensate per il post-sisma dell’Emilia Romagna, tensostrutture assolutamente inadeguate per un contesto climatico e ambientale completamente diverso come quello abruzzese.

È amara e disperata la denuncia a Virtù Quotidiane di Rinaldo D’Alessio, allevatore e produttore dell’azienda agricola La Mascionara, che punta il dito contro le istituzioni, nazionali, regionali e locali, a suo dire incapaci di gestire un’emergenza senza precedenti in un lembo di Abruzzo abbandonato, vittima di calamità e burocrazia.

Alle porte del nuovo inverno, tra i più rigidi dell’Appennino, la situazione che vivono gli allevatori di Campotosto, Poggiocancelli, Mascioni, e quelli della zona di Porcinari, vicino alle sorgenti del fiume Vomano, è al limite. Mancano le stalle per dare ricovero agli animali, parliamo di migliaia di capi di bestiame senza tetto, unica fonte di reddito resiliente in un contesto che soffre lo spopolamento e gli effetti nefasti di un’emergenza nell’emergenza.

Il borgo dell’Alta Valle dell’Aterno è tra i centri più colpiti dai terremoti e dalla neve dello scorso gennaio, già inserito nei comuni del cratere aquilano del terremoto del 2009 e in quello dell’Appennino piceno-laziale per il terremoto del 2016.

“Le prime tensostrutture che vennero trasferite dall’Emilia nei comuni dell’amatriciano, per volontà dell’allora commissario straordinario Vasco Errani, si rivelarono assolutamente inadeguate per le condizioni metereologiche dell’entroterra abruzzese – accusa l’allevatore – Non si possono installare strutture provvisorie realizzate con materiali leggeri, come i teloni ad esempio, a 1.400 metri di altezza, per imprenditori che hanno risorse economiche diverse da quelli emiliani”.

“Le tensostrutture, già tutte danneggiate, non rispondono adeguatamente al carico neve nel periodo invernale e nemmeno al caldo nella stagione estiva. La scorsa estate non si potevano mungere le mucche all’interno delle strutture perché – racconta D’Alessio – senza il giusto isolamento, la temperatura aveva raggiunto picchi che avrebbero impedito la produzione di latte e messo a rischio la salute delle bestie”.

“Inoltre, le stalle mobili emiliane non prevedono un sistema di gestione dei liquami. Siamo in una riserva naturale – ricorda l’allevatore – le esigenze sono molto diverse da quelle che poteva avere un produttore di Parmigiano nel suo stabilimento di produzione del Grana dove le tensostrutture erano inizialmente destinate”.

Nessuna legge specifica in materia di zootecnia, ma solo un’ordinanza “vaga e superficiale” quella emessa subito dopo il terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016 e applicata sia dalla Regione Abruzzo che dalla Regione Lazio.

“Un’ordinanza lontana dalla realtà dei fatti – denuncia D’Alessio – che si scontra con tutti i livelli di burocrazia. L’ordinanza prevede un contributo regionale per l’installazione di strutture amovibili in attesa della ricostruzione definitiva”.

“Sappiamo tutti quali sono i tempi della ricostruzione – lamenta D’Alessio – li abbiamo vissuti con il terremoto dell’Aquila. Il terremoto di Amatrice coinvolge tre regioni vista l’area più estesa e probabilmente c’è da aspettarsi tempi ancora più diradati. Siamo un lembo d’Abruzzo dimenticato in seno ad una emergenza gestita malissimo, anzi non gestita affatto”.

“Noi come azienda abbiamo trasferito il bestiame nella stalla sociale di Onna, una struttura che era stata a sua volta danneggiata dal terremoto del 2009. Quando abbiamo chiesto la possibilità di realizzare tensostrutture più resistenti, di legno e acciaio ad esempio, dello stesso valore economico di quelle fatte in tela, non siamo riusciti a trovare un’area geografica disponibile, tra usi civici e amministrazioni comunali proceduralmente lenti”, rivela D’Alessio. “Il tempo stringe, l’inverno è quasi arrivato ed il rischio è quello di chiudere l’attività e andare via. Una transumanza obbligata”.

Alla vigilia dell’undicesima edizione del Tratturo Magno, in programma dal prossimo 27 settembre sulle vie dei Regi Tratturi delle aree interne di Abruzzo, Molise e Puglia, lo spirito dell’iniziativa sembra essere ancora più profondo. Il primo gregge partirà infatti da Campotosto, con la speranza che vi possa anche tornare.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.