Cronaca 16 Mag 2026 17:18

Dal concetto al vino: l’eredità di Luigi Cataldi Madonna. La figlia Giulia: “Sperimentare, questo esempio lascia ai giovani”

L’AQUILA – “Papà diceva sempre che il vino non si fa da solo, c’è prima un progetto e poi, pian piano, si arriva al vino. Probabilmente si cambia anche in corsa, l’obiettivo da raggiungere può essere diverso da quello iniziale perché possono esserci imprevisti e si cambia idea. Ma il vino è frutto dell’uomo”.

Nelle parole della figlia Giulia, il senso di vini concettuali – che l’azienda di Ofena (L’Aquila) si è messa come claim sotto al nome – che il padre Luigi ha interpretato per una vita, contribuendo a scrivere una pagina importante dell’enologia abruzzese.

Applicava alla viticoltura l’approccio da filosofo che gli era proprio, il professore. Ordinario dell’Università dell’Aquila a cui si deve, tra le altre cose, la riscoperta del Pecorino. Che coltivava sì già Cocci Grifoni, in quelle Marche che ne rivendicano l’origine, ma che lui per primo ebbe il coraggio di mettere in etichetta cambiando le sorti del vitigno e in parte del vino abruzzese in generale.

Cataldi Madonna, un secolo di storia nel forno d’Abruzzo: la Valle del Tirino da scoprire attraverso il vino

“La nostra vittoria è rappresentata dal fatto che oggi tanti stanno investendo nel territorio di Ofena e della Valle del Tirino. Lui che c’è stato da sempre non ha mai mollato”, ricorda Giulia che dalla fine del 2019 guida l’azienda.

“La crisi del vino? C’è se guardiamo ai dati, soprattutto quella del rosso. Per questo guardiamo sempre di più al rosa. Il Cerasuolo va incontro ai gusti dei consumatori, quale migliore rivisitazione del Montepulciano! Non dobbiamo fare nulla, dobbiamo solo cambiare trend. Si abbina con tutto”, osserva la vignaiola, che con il padre aveva scritto Il Vino è rosa, un libro (Topic edizioni) che sostiene la tesi per la quale il vino rosa sia il progenitore storico del rosso, e non viceversa, per affermarne la sua importanza attraverso una serie di ricostruzioni e testimonianze che passano con fluidità dall’arte alla chimica.

“Che lezione lascia? Di rischiare, innovare, sperimentare. I vini vanno interpretati ogni anno, è un mix di cose che vanno studiate. Bisogna sperimentare, contenitori, cantine, tecnologie. Mai fermarsi”, ha chiosato Giulia ricordando il padre nel corso dell’appuntamento “Dal concetto al vino”, organizzato nell’ambito di Vinorum, il festival del vino d’Abruzzo all’Aquila, al quale a Palazzo Spaventa moderati da Giorgio D’Orazio, sono intervenuti il giornalista Camillo Langone e l’assessore regionale all’Agricoltura Emanuele Imprudente.


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