DPCM VIETA SPOSTAMENTO TRA COMUNI, AGRICOLTORI DEL COSPA SCRIVONO ALLA REGIONE


OFENA – “In merito alle disposizioni emanate per il contenimento della propagazione del virus covid 19, a nostro avviso pare molto discordante le restrizioni da osservare, quando si vieta a chiunque di lasciare il comune di residenza, solo in caso eccezionale dietro autodichiarazione, come se questo documento ci rendesse immuni”.

Lo afferma in una nota Dino Rossi, portavoce del Comitato spontaneo degli allevatori Cospa, che ha inviato una missiva al presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e al suo vice Emanuele Imprudente, con delega all’Agricoltura.

“Il nuovo dpcm  diventa paradossale quando si vieta la movimentazione delle persone compreso di titolari di aziende agricole che hanno le proprietà in altri comuni”.

“I lavori dei campi non posso essere rimandati e questo è già stato segnalato a marzo”, ricorda Rossi. “A questo si aggiunge la mancata movimentazione dei cacciatori e in particolare dei cinghialai, i quali con le loro braccate riescono a tenere lontano i cinghiali dai campi coltivati”.

“Si tiene a precisare”, continua Rossi, “che i cacciatori come gli agricoltori non creano assolutamente assembramenti di alcun genere, contrariamente a quanto è stato fatto dalla politica regionale e nazionale con l’acquisto dei monopattini, con i quali si è facilitato la movimentazione soprattutto dei giovani nelle città. Si è provveduto anche ai buoni vacanza permettendo ai cittadini di andare anche fuori nazione, questo ha solo aggravato la situazione che oggi stiamo vivendo”.

“Inutili sono stati gli sforzi per gli adeguamenti delle strutture all’emergenza sanitaria, in quanto oggi siamo in condizioni peggiori dell’inizio pandemia, nonostante tutti indossano la mascherina. Non è giusto che noi imprenditori agricoli dobbiamo lavorare senza sosta, festivi compresi senza ferie con ripercussioni nei nostri bilanci aziendali già disastrati da scelte politiche scellerate, mentre si è finanziano le ferie ad altre categorie facilitando la diffusione del virus”.

“Si chiede per tanto sopradescritto dare la possibilità alle aziende agricole e proprietari terrieri di muoversi liberamente e lasciare la libera circolazione dei cacciatori, in quanto è risaputo che ne i cani e altri tipi di animali sono untori o asintomatici al covid19”.

“L’impossibilità di cacciare”, chiarisce Rossi, “significherebbe un aumento di danni all’agricoltura, ad aprile avremmo un’invasione di cinghiale tanto da compromettere in maniera pesante l’intero comparto agricolo e l’incolumità pubblica. Il mondo venatorio è anche disposto a fermarsi fino al termine dell’emergenza sanitaria e recuperare il tempo perso a gennaio e febbraio, al fine di garantire un consistente prelievo del cinghiale. Si fa notare che la provincia di Trento è ufficialmente rossa, ma l’attività venatoria è consentita”.

“Per quanto riguarda le istanze sollevate da alcune associazione animaliste, sarebbe il caso che la regione che la regione tagliasse i fondi a queste inutile associazione e magari pagasse qualche danno in più agli automobilisti e agli agricoltori”, conclude Rossi.

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