È NORMALE PAGARE LO STESSO CONTO ALL’OSTERIA E AL RISTORANTE STELLATO?


L’AQUILA – Il problema non è tanto – come pure ci è successo di recente – essere serviti da chi non presenta la bollicina che sta versando ma anzi ne copre pure l’etichetta con la mano, o da chi alla richiesta di avere un bicchiere più adeguato al vino scelto arriva al tavolo con un carnet chiedendo quale calice preferiamo. E neppure il fatto che anche in ristoranti considerati di fascia media o dove comunque la cucina è onestamente un passo avanti alla sala, capita sempre più frequentemente di avere un servizio da insufficienza.

Il punto, vero, drammatico e che sembra accomunare la ristorazione nel suo complesso, è che si assottiglia sempre di più la differenza di conto tra un ristorante, appunto, di fascia media, e un’insegna stellata che, come sappiamo, al di là di come la si possa pensare sulle dinamiche – pure complesse e discutibili – che ruotano attorno alle guide, è oggettivamente sinonimo di qualità e, soprattutto, costanza della prestazione.

Capita insomma, e c’è da domandarsi se sia normale, che si sfiorino i 50 euro per due portate e un vino base, li si superino facilmente se all’antipasto e a un primo si aggiunge una pietanza, e abbondantemente se si azzarda quello che una volta era un pasto completo. Raggiungendo dunque cifre molto simili a quelle che si spendono in un ristorante una stella Michelin, dove con un menù degustazione si possono raggiungere le sei-otto portate, gli abbinamenti consigliati sono impeccabili e il servizio pure.

È vero, questo ragionamento vale probabilmente solo per l’Abruzzo, dove d’altra parte uno chef del calibro di Niko Romito ha proposto un menù degustazione ad appena 150 euro quando da un tristellato in altre parti d’Italia ne servirebbero forse il doppio, sparigliando dunque le carte. Ma che tra ristoratori e cuochi, spesso imprenditori di sé stessi, dovrebbe aprirsi una profonda riflessione è tuttavia acclarato.

La soluzione non può essere certo in questa breve riflessione, e sarebbe da un lato – quello dei giornalisti – presuntuoso offrirla, e dall’altro – quello degli operatori – troppo sbrigativo aspettarsela. I pesanti rincari su tutti i fronti, dalle materie prime all’energia, la traversata nel deserto dalla quale usciamo e le mille difficoltà di un settore molto complesso, non possono però giustificare scelte frettolose o far rinunciare a priori a una riflessione.

Sui conti che si arrivano a pagare in talune osterie, poi, a cui è dedicata una celebre e vendutissima guida, non sapremmo dire meglio di come hanno fatto autorevoli colleghi. (m.sig.)

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