“GIUNGLA” DEHORS ALL’AQUILA, IL PIANO C’È MA VIENE IGNORATO: “SITUAZIONE DEGENERATA, MANCA VISIONE SPAZIO PUBBLICO”


L’AQUILA – Proroghe delle autorizzazioni, rinnovate tacitamente e senza l’obbligo di manifestazioni d’interesse da parte dei titolari, ed un nuovo Piano del commercio con tanto di colori e tipologie di arredo, in armonia con il tessuto cittadino.

L’estate di dehors e tavolini all’aperto per bar e ristoranti, all’Aquila era iniziata sotto i migliori auspici, con l’idea di una “deregulation controllata” che aiutasse le attività a rimanere aperte durante e dopo l’emergenza Covid, nel rispetto delle norme e del contesto urbano circostante.

“Il regolamento”, si legge nel Piano approvato nel 2020, “riconoscendo la priorità della fruizione collettiva degli spazi pubblici, si conforma a criteri di salvaguardia delle diverse funzioni compresenti nelle vie, con particolare riguardo alla sicurezza, all’accessibilità, alla tutela dei contesti di pregio, delle visuali prospettiche e della percezione visiva complessiva, intesa come coerenza di linguaggio dei dehors con lo spazio pubblico perseguendo un bilanciamento tra gli interessi economici che mettono a valore lo spazio pubblico erogando servizi, e gli interessi collettivi legati al conseguimento della piena accessibilità dei luoghi pubblici con il superamento delle barriere architettoniche, e del decoro urbano salvaguardando la percezione degli ambienti urbani e paesaggistici nel loro insieme”.

Nello specifico, i dehors “non devono oltrepassare il limite dello spazio richiesto per l’occupazione; vanno utilizzati esclusivamente manufatti caratterizzati da design lineare, per ridurre al minimo l’impatto visivo; con colori armonizzati al contesto monumentale di riferimento; non possono essere utilizzate sedute in plastica e derivati della plastica; i materiali da utilizzare devono essere in legno, acciaio galvanizzato; i colori dei materiali da utilizzare possono variare dal marrone al beige, avorio, corda, dal grigio scuro al grigio chiaro; i complementi di arredo (es. tovaglie, imbottiture delle sedute…) dovranno essere di colore coordinato. Le tonalità ammesse sono: beige, avorio, bianco, terra di Siena, corda, dal grigio scuro al grigio chiaro”.

Tutto abbastanza chiaro, insomma. Eppure basta fare due passi per accorgersi di quanto queste indicazioni non siano non solo rispettate, ma neppure fatte rispettare. Tanto che l'”effetto sagra” spesso prende il sopravvento persino in contesti storico-architettonici di pregio.

Come conferma il vice presidente dell’Ordine degli Architetti dell’Aquila, Marco Morante, “nonostante l’esistenza di una commissione comunale sul tema, la situazione è oramai degenerata”.

Il tema dei dehors era divenuto centrale nel primo periodo di emergenza Covid, quando l’amministrazione aveva – pure comprensibilmente – concesso Urbi et Orbi la possibilità di ampliare le superfici di suolo pubblico occupate fino ad allora e rinunciato a imporre qualsiasi logica di decoro. Una mano tesa, insomma, a uno dei settori che più di tutti ha pagato il conto salato dei lockdown.

“Quel particolare momento storico”, rileva Morante, “poteva rappresentare un’occasione per una progettazione a medio-lungo raggio dello spazio all’aperto, quello che ne è uscito fuori è stata invece una concessione indiscriminata che ha fatto degenerare la situazione, con gli effetti che oggi abbiamo sotto gli occhi”.

Tra commercianti e ristoratori impegnati nella ripresa dai gravi effetti causati dal Covid e un centro storico in piena fase di rinascita, l’argomento sembra occupare poco spazio nel dibattito pubblico; tuttavia, tavoli e arredi vanno considerati elementi centrali tanto per il decoro urbano quanto per la dignità e bellezza dello spazio cittadino, in grado di valorizzare, nel proprio piccolo, angoli, vie e intere piazze.

“La struttura realizzata dal Museo MAXXI in Piazza Santa Maria Paganica la scorsa estate ne è un esempio virtuoso” commenta Morante, “con poco si è riusciti a cambiare faccia alla piazza, trasformandola in un luogo di socialità e location per eventi e concerti. Mi auguro si possa parlare più spesso del tema, da lì possono nascere idee e progetti per ridisegnare lo spazio pubblico e i suoi significati”.

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