GLI ALLEVATORI DEL COSPA: RIAPRIRE LA CACCIA PER CONTENERE I CINGHIALI


OFENA – “In tutti gli Stati si è mantenuta l’attività venatoria aperta, mentre in Italia con l’emergenza cinghiali, si è provveduto a sospenderla, nonostante i danni all’agricoltura che nessuno paga, dietro richiesta di queste fantomatiche associazione animaliste che tengono più a cuore gli animali che i bambini e i cittadini, tutelando gli animali a spese dell’agricoltura e dei contribuenti”.

Lo afferma in una nota Dino Rossi, portavoce del comitato spontaneo degli allevatori Cospa, che chiede la riapertura della caccia all’ungulato, considerata “attività essenziale per il contenimento dei cinghiali che devastano i nostri campi e di conseguenza i nostri bilanci già massacrati dal Covid-19”.

“Ad aprile scorso abbiamo raccolto fondi con i cacciatori e donato agli ospedali di tutto l’Abruzzo strumenti per 18 mila euro di cui erano sprovvisti”, aggiunge Rossi, “oltre a mascherine e camici introvabili in quel periodo. A nulla è valso il nostro sforzo, reso vano dai nostri governanti locali e nazionali, tanto da far diventare l’Abruzzo zona rossa, ma misteriosamente le scuole dove sono bambini piccoli senza mascherine sono aperte, quando d’inverno vengono chiuse per qualche fiocco di neve”.

Il portavoce del Cospa punta poi l’indice contro i bonus del governo: “In estate nonostante ci fosse ancora l’emergenza sanitaria, il governo ha pensato bene di emettere buoni vacanza, tanto da invitare la popolazione girovagare dentro e fuori la penisola, senza una adeguata quarantena, con conseguenze molto gravi a livello sanitario”.

“Si chiudono attività di ristorazione dopo che hanno fatto i dovuti adeguamenti con investimenti non recuperati con un mese di apertura”, conclude Rossi, “con una ripercussione pesante sull’economia agricola alla quale sono arrivate delle briciole di sostentamento senza poter andare in ferie pagate, perché l’agricoltura non se lo può permettere”.

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