I GIOVANI DI MONTAZZOLI SI SCHIERANO CONTRO I PESTICIDI


MONTAZZOLI – Hanno tra i 18 e i 22 anni. Vivono a Montazzoli (Chieti) e hanno scelto di scendere in campo per un futuro senza pesticidi.

In occasione della Settimana per le Alternative ai Pesticidi, organizzata dall’associazione Generations Futures, che si svolge dal 20 al 30 marzo, nei primi dieci giorni della primavera che rappresentano generalmente l’inizio dell’irrorazione dei pesticidi nella maggior parte dei campi, un gruppo di giovanissimi del borgo di Montazzoli ha deciso di schierarsi per difendere la biodiversità.

Lo ha fatto creando un video per chiedere all’Unione Europea di vietare l’uso di pesticidi e quindi di difendere il piccolo borgo, immerso nella natura e a forte vocazione agricola, dove si trova anche un’apicoltura attiva dal 1894, aderendo all’Iniziativa dei Cittadini Europei “Save bees and farmers” (Salviamo api e agricoltori) e per invitare altri utenti ad unirsi alla campagna.

“Il video sarà pubblicato sul sito web della Settimana per le Alternative ai Pesticidi oltre che sui canali web e social di Pan, Pesticide Action Network Europe –  spiega Gianpaolo Belmare, ecologista abruzzese, già collaboratore di Enti per la tutela ambientale come Greenpeace e il Parco nazionale della Majella e volontario di Pan – il network europeo di oltre 200 tra associazioni, ong, istituti scientifici, organizzazioni, apicoltori, federazioni e comitati ambientalisti e agricoli in tutta Europa, che si occupa di tutela della biodiversità e che lotta contro i pesticidi in agricoltura”.

“Oltre che per una battaglia giusta in difesa della ricchezza e della produzione d’eccellenza agro-alimentare dei nostri territori abruzzesi e del duro lavoro di chi ancora vede nell’agricoltura una fonte di lavoro e benessere personale –  continua Belmare – riteniamo che questa iniziativa assuma ancor più valore per il fatto di essere stata realizzata da ragazzi giovanissimi, tra i 18 e 22 anni, di una comunità estremamente piccola, con circa 1000 residenti, rispetto a realtà urbane più grandi e solitamente più attive ed organizzate. Averlo fatto in un periodo in cui si è costretti a stare in casa dimostra la loro capacità di impiegare in maniera utile e costruttiva tale tempo, oltre che di interessarsi di tematiche ambientali che sono strettamente connesse anche – e purtroppo – alla diffusione di malattie e virus”.

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