“IL PESCATORE È FORTE E CORAGGIOSO” MA I TEMPI LO RENDONO UN MESTIERE SEMPRE PIÙ DURO


PESCARA – Valorizzare il pescato locale, le tradizioni ittiche e la figura del pescatore. Sono le principali azioni che sta portando avanti il Flag Costa di Pescara, consorzio che vede uniti Comune di Pescara e associazioni di categoria insieme per il mare abruzzese a 360 gradi.

Il Flag pescarese, presieduto da Claudio Lattanzio, il più piccolo d’Italia, ma con la percentuale di concentrazione per imbarcazioni sul territorio rispetto al territorio tra le più alte d’Italia, nel corso di “Sottocosta”, il salone nautico che si è svolto al porto turistico di Pescara dal 20 al 22 maggio, ha organizzato un workshop dal titolo “La Vita del Pescatore”, trasmesso in diretta da Virtù Quotidiane, “per mettere al centro questa figura così importante”, ha detto Lattanzio.

E se l’incontro ha visto protagonisti due uomini, il Flag è all’opera per un progetto per valorizzare anche la figura delle donne della pesca. “Ci onoriamo di aver pensato di far conoscere l’altra metà del mondo della pesca, rappresentato dalle donne – ha rivendicato -. Stiamo realizzando un percorso con dei totem, per raccontare la storia della marineria, e un corso di formazione per le donne della pesca, per insegnare loro a raccontare le tradizioni”. Tra i progetti del Flag anche il recupero del Museo del Mare di Pescara, “dove tra l’altro c’è uno scheletro di balenottera, unico in Italia, dare il giusto peso al passato per affrontare meglio il futuro”, ha sottolineato.

Protagonisti dell’incontro dei giorni scorsi, moderato da Giacomo Fanesi, figlio di pescatori e docente in pensione dell’istituto nautico Di Marzio, Antonino Camplone, comandante della imbarcazione “Indomita” e l’armatore Lucio Di Giovanni di “Maria Teresa”.

“Il pescatore è una figura forte, coraggiosa, perché affronta anche le tempeste – ha affermato Camplone, sulle barche fin da piccolo, con una laurea di Ingegneria alle spalle – . Da ragazzo pensavo a merluzzi, aragoste, tonni. Quella del pescatore è una scelta che si fa da piccoli. È una figura di una persona che ha un sogno: lavorare a contatto con il mare. La vita si divide tra un momento a terra per preparare la barca e renderla sicura, ma è quando molli gli ormeggi ed esci che inizia il bello”.

E se il mondo della pesca è passione, è anche altrettanto sacrificio. “Le imbarcazioni ora sono più confortevoli, grandi, sicure”, ha aggiunto Di Giovanni, “ma la vita è la stessa. Stai lontano da casa più giorni, e sei a contatto solo con i colleghi, il cielo, il mare, le intemperie d’inverno e il sole cocente d’estate. Oggi questo mondo è cambiato, è meno remunerativo soprattutto negli ultimi anni, tra pandemia, caro gasolio e guerra, e noi andiamo avanti per inerzia, ma quando si fa la cala – perché noi facciamo la pesca a strascico – e poi tiri su il sacco, c’è sempre la stessa curiosità di vedere com’è andata”.

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