“LE ACACIE”, OSPITALITÀ E TRADIZIONE NELL’AGRITURISMO DI CORCUMELLO


CORCUMELLO – Nel cuore della Marsica occidentale, a Corcumello, frazione di Capistrello (L’Aquila) sorge un agriturismo che richiama turisti da ogni parte d’Italia. Si chiama “Le Acacie” la struttura ricettiva legata all’azienda agricola della famiglia Marcellitti che offre un servizio di ristorazione e di soggiorno oltre che attività legate alla fattoria didattica. Per un lungo periodo è stato anche centro escursionistico che si spera possa riattivarsi al più presto.

“Le Acacie”, che – come racconta il proprietario Francesco Eligi a VirtùQuotidiane – prende il nome dalle piante che si insinuavano tra la montagna e il borgo, nasce all’inizio del 1999 ed è stato uno dei primi agriturismi sia della provincia aquilana sia dello stesso Abruzzo.

“Al tempo c’erano meno licenze mentre oggi ci sono più di cento agriturismi attivi – spiega – . Questa idea è nata grazie al racconto di alcuni amici che avevano vissuto in Sardegna un’esperienza simile a quella che offriamo noi oggi ai nostri ospiti. Avendo a disposizione una vecchia stalla con un fienile abbiamo recuperato le strutture così da dedicarle sia all’area ristoro sia all’area soggiorno con circa 15 posti letto”.

Come qualsiasi agriturismo degno di questo nome anche alle “Le Acacie” è associata un’azienda agricola completamente biologica. “L’azienda si compone di circa dieci ettari estesi sui vicini Piani Palentini. In teoria non dovrebbe esistere un agriturismo senza un’azienda collegata. Noi abbiamo animali di bassa corte come conigli, galline e anatre mentre per la parte agricola produciamo quasi tutte le tipologie di ortaggi”.

Cordialità, ospitalità e valorizzazione del territorio sono tra le parole d’ordine dell’agriturismo di Corcumello. Si può percepire il calore familiare della struttura anche dalla cura con cui vengono cucinati i prodotti a km 0 e quelli di derivazione rigorosamente locale. Per poter infatti apprezzare i piatti tipici è necessario prenotare sia perché la struttura dispone di circa trenta coperti sia perché il menù varia giornalmente in base a quello che offre il territorio.

Ma “Le Acacie” è stata anche una delle prime strutture ad ottenere la certificazione di “Fattoria Didattica”.

“Questo riconoscimento ci permette di lavorare anche con gruppi di bambini o scolaresche – afferma Eligi – . La fattoria didattica viene intesa e sviluppata per filiere didattiche tipo dalla farina al pane, dalla frutta alla confettura, dal latte al formaggio. La nostra filiera cerealicola si concentra principalmente sulla lavorazione dei cereali, della farina, per poi arrivare alla produzione del pane. Abbiamo ospitato per anni bambini che tornavano a casa contenti dopo aver lavorato con le mani ed essersi dedicati ad attività pratiche e concrete”.

Quest’anno a causa della pandemia molti turisti si sono ritrovati a rimodulare le proprie vacanze estive tanto che si è assistito ad un boom di prenotazioni nell’entroterra abruzzese. Questa inversione di tendenza sta coinvolgendo anche “Le Acacie” che fino al mese di settembre lavorerà a pieno regime.

“Ci capitava saltuariamente di lavorare con qualche straniero ma quest’anno non credo che vi saranno prenotazioni in questo senso. Il lavoro è aumentato da quando abbiamo riaperto a giugno. Molti clienti affezionati sono tornati a trovarci ma piacevole scoperta è stato l’arrivo di persone da altre regioni italiane, come dalla Toscana o Puglia”.

Chiaramente si va alla ricerca di posti alternativi rispetto ai soliti luoghi di vacanza. Si privilegiano posti meno affollati e più a contatto con la natura. Una conseguenza da Covid che però deve rappresentare un’opportunità di crescita per il turismo locale.

“Si può far girare l’economia del turismo anche con il ritorno alle origini, con maggior contatto con la natura e con la rivalorizzazione delle attività manuali – conclude il proprietario – Abbiamo molti esempi virtuosi di posti in cui ci sono stati investimenti importanti sia di privati sia di amministrazioni che hanno puntato sul territorio, anche sul settore agricolo, ma rimanendo fedeli alle proprie origini. Perché il turismo potrebbe scomparire un domani e un paese come L’Italia che vive principalmente di questo non se lo può permettere. Anzi, bisognerebbe investire su interventi propedeutici affinché il settore turistico, anche delle nostre zone, possa crescere ed essere accessibile da tutti. Per cominciare si potrebbe migliorare la mobilità trai nostri paesi o incrementare le segnaletiche, sarebbe già qualcosa”.

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