LE MANI DEI FINTI PASTORI SUI PASCOLI ABRUZZESI, STRETTA DEL COMUNE DI LUCOLI


LUCOLI – Dopo che, anche grazie a Virtù Quotidiane, sono tornati ad accendersi i riflettori sulla questione legata alla gestione dei pascoli in Abruzzo, dove sembrerebbe che grandi aziende di fuori regione affittano vaste aree di terreni con il solo scopo di accedere ai fondi europei, pur senza garantire l’effettiva attività di pascolo degli armenti, si muovono le forze dell’ordine, che nei giorni scorsi a Campo Imperatore hanno denunciato due pugliesi che a bordo di un grosso mezzo hanno scaricato abusivamente circa 170 ovini, e gli stessi Comuni.

Quello di Lucoli (L’Aquila), in particolare, che secondo alcuni è il comune con la maggior superficie di pascoli in Italia, dove nei mesi scorsi è stata accertata la presenza indebita di asini e cavalli che ha portato alla cattura degli animali e, solo nel primo caso, alla denuncia dei proprietari. E nel cui territorio sarebbero state scaricate di notte delle pecore malate provenienti dai Balcani, secondo la denuncia di una consigliera comunale raccolta da questo giornale.

“Il Comune acquisisce sempre, puntualmente, come d’obbligo di legge, le certificazioni antimafia degli allevatori concessionari dei pascoli. Non risulta che vi siano fenomeni di pascoli fantasma. Ogni accertamento degli organi inquirenti è, ovviamente, benemerito”, dice in una dettagliata nota pubblicata integralmente sotto il sindaco Valter Chiappini, che ha contattato la redazione anche telefonicamente.

“A salvaguardia degli allevatori locali e delle piccole aziende agricole del territorio – aggiunge – il Comune ha concesso prima i pascoli demaniali agli aventi diritto, dietro il pagamento di un canone coerente con l’economia locale e in proporzione ai capi di bestiame posseduti. Quel che resta lo mettiamo a regime con un bando pubblico aperto alle aziende che hanno i requisiti e gli ovini stabiliti dalla normativa. Ci sono allevatori che frequentano la montagna lucolana da più di 30 anni”.

Chiappini, lo scorso anno tornato alla guida del Comune di Lucoli di cui era già stato sindaco in passato, fa notare che i pascoli si devono affittare anche per la sopravvivenza economica del territorio, perché “l’alternativa sarebbe aumentare le tasse ai cittadini”.

“Con l’affitto dei pascoli il Comune ha messo a frutto le risorse naturali del territorio, rimediando ai continui tagli dello Stato e rafforzando il bilancio comunale. Riteniamo di rappresentare un raro esempio virtuoso nel panorama amministrativo della zona”.

Sull’ipotesi denunciata da Simonetta De Felicis, funzionaria del Ministero degli Esteri in pensione, candidata sindaca alle amministrative dello scorso anno e attualmente capogruppo di minoranza, in base alla quale a Campo Felice sarebbero addirittura stati scaricati animali malati provenienti dai Balcani, il sindaco fa notare come “gli allevatori non hanno alcun interesse a portare clandestinamente gli armenti sul territorio perché per accedere ai fondi comunitari devono rappresentare con esattezza il numero dei capi e le relative certificazioni Asl per dimostrare l’avvenuta monticazione”.

LA NOTA COMPLETA DEL SINDACO

Il sottoscritto Valter Chiappini, sindaco del Comune di Lucoli, e il gruppo di maggioranza che amministrano questo comune chiedono di replicare all’articolo comparso su codesto giornale, (“Pecore malate dai Balcani scaricate di notte sugli alpeggi di Campo Felice”), perché contenente alcune affermazioni inesatte e contrarie al vero e tali, ove non sia consentita la replica, da ledere l’onore ed il prestigio dell’Amministrazione in carica e, per essa, delle persone che pro tempore, a partire dal sottoscritto, ne ricoprono ruoli apicali.

Chiedono, quindi, di pubblicare, nella stessa giornata di domenica e con la medesima evidenza, la seguente replica.

1 – L’ipotesi secondo cui vengano scaricate di notte, da “grossi TIR”, quantitativi di pecore è contraria alla realtà, in quanto l’interesse degli allevatori percettori dei contributi comunitari va in direzione esattamente contraria.

Infatti, per accedere ai fondi comunitari PAC (Politica Agricola Comune), gli allevatori devono dichiarare con esattezza il numero dei capi con corredo delle relative certificazioni ASL per dimostrare l’avvenuta “monticazione” (cioè il trasferimento delle greggi all’alpeggio). Quindi essi non hanno alcun interesse a portare clandestinamente le pecore sul territorio. Inoltre, il contenuto dell’articolo è anche contraddittorio, in quanto si sostiene che il numero di pecore presenti sul territorio sarebbero circa la metà di quanto risulti dalle carte. Ma allora il territorio è pieno di pecore scaricate nottetempo, oppure ospita poche pecore?

2 – Nel caso di morte di animali (nella specie ovini), la ASL dispone con formale provvedimento l'”infossamento” ovvero l’incenerimento, in base a proprie valutazioni.

Ogni scelta del genere risponde, dunque, ad una precisa valutazione tecnica ed amministrativa che non appartiene al Comune di Lucoli ed alla quale il Comune si adegua puntualmente.
Dopo di che non è vero che sul territorio del Comune di Lucoli muoiano centinaia di capi.
Nella stagione scorsa si è verificato l'”infossamento” (con la procedura ASL sopra descritta) di circa 40 pecore, per giunta già sbranate dai lupi e spolpate dai grifoni.
Inoltre, la gran parte di tali capi è deceduta perché lasciata “in loco” da uno dei proprietari fino a novembre o dicembre: di qui la morte per freddo e fame.

3 – La tutela speciale delle aree non è in contrasto con il pascolamento.

Moltissime specie botaniche di interesse comunitario provenienti dall’ultima glaciazione sono per fortuna ancora ben conservate, nonostante il fatto che l’uso pascolivo del territorio risalga a molti secoli fa (anche con il transito annuo di decine di migliaia di ovini) e duri ancora oggi. Se il pascolamento fosse stato dannoso non saremmo qui oggi a contemplarle.

4 – Quanto all’ipotesi “mafia dei pascoli” esposta nell’articolo, il Comune di Lucoli acquisisce sempre, puntualmente, come d’obbligo, le certificazioni antimafia degli allevatori concessionari dei pascoli.
Dopo di che, per quanto sopra detto (interesse degli allevatori a portare il giusto numero di armenti, numero che va accompagnato da certificazioni ASL) non consta al Comune di Lucoli che vi siano fenomeni di “pascoli fantasma”.

Ogni accertamento degli organi inquirenti è, ovviamente, benemerito.

5 – Sulla presenza nel territorio di animali diversi dalle pecore. Nella scorsa stagione, il Comune di Lucoli, accertò la presenza indebita di alcuni asinelli, intimò al proprietario di portarli via (e ciò avvenne nel giro di due giorni) e lo multò.

Alla stessa maniera l’Amministrazione in carica si è comportata nei confronti dei proprietari di cavalli che indebitamente erano stati lasciati liberi sul territorio causando non pochi disagi alla sicurezza stradale: essi sono stati tutti catturati con l’ausilio dei Carabinieri Forestali della Stazione Forestale di Tornimparte e con il proficuo lavorio della Polizia Municipale è stato applicato agli animali il microchip ed il proprietario, individuato, è stato adeguatamente sanzionato.

6 – Sulla caduta della precedente amministrazione comunale di Lucoli. Fu detto che essa avvenne perché, parte dell’Amministrazione voleva seguire le procedure di legge ed altra parte voleva riconcedere alla società concessionaria (morosa) i pascoli con una licitazione privata.

Non è costume di questa amministrazione parlare di fatti avvenuti precedentemente, pur avendone piena conoscenza. Fatto sta che sia il Commissario che si insediò, sia l’attuale Amministrazione, hanno disposto gare di evidenza pubblica per la concessione dei pascoli.

7 – Il contenzioso giudiziale tra il Comune di Lucoli – difeso dall’avv. Pasquale Passacantando – e la Società concessionaria si è concluso con la vittoria, su tutta la linea, del Comune.

Il fatto che si sia instaurato contenzioso dimostra che il Comune di Lucoli è attento alla tutela dei diritti della propria Comunità. Inoltre non è vero che le aziende “non hanno mai pagato il fitto dei pascoli”: era già stata pagata circa la metà dei canoni della concessione (all’epoca quadriennale), mentre il contenzioso giudiziale ha riguardato la metà non pagata. Dopo le vittorie giudiziali del Comune di Lucoli, i concessionari hanno, ad oggi, pagato circa i 3/5 del canone inevaso e pagheranno i restanti 2/5 entro il 31.8.2019.

8 – Il Comune di Lucoli, in questo anno 2019, a salvaguardia degli allevatori locali e delle piccole aziende agricole, prima ha concesso superfici agli aventi diritto, dietro il pagamento di un canone giusto ed in linea con le condizioni economiche del territorio; le superfici sono state concesse in proporzione ai capi di bestiame in possesso degli allevatori stessi.

Successivamente, ha espletato una gara pubblica per allevatori che frequentano la montagna lucolana da più di 30 anni. Con ciò il Comune ha messo a frutto le risorse naturali del territorio, rimediando ai continui tagli dello stato e rafforzando il bilancio comunale, rappresentando, riteniamo, un raro esempio virtuoso nel panorama amministrativo della zona.