L’EREMO RUPESTRE DELLA MADONNA DEL CAUTO, UN INCANTO TRA I BOSCHI


MORINO – Una casetta incantata tra faggi, ginepri, rivoli e gorgoglii d’acqua. Siamo a Morino, un lembo della Marsica ai confini con il Lazio e la vicina Campania. Qui in alto, a circa 1.200 metri di quota, dopo Civita d’Antino e le frazioni Grancia, Breccioso e Rendinara, troviamo l’Eremo rupestre della Madonna del Cauto.

Un faticoso percorso a piedi lungo un sentiero, quello delle “Scalelle”, tra una fitta vegetazione, vicino la cascata di Zompo lo Schioppo, e ci appare la minuta, modesta chiesa.

Un arco a tutto sesto, sorregge il piccolo balcone d’accesso al cenobio. Dentro un’unica volta a botte, in fondo un’abside incavata nella roccia.

Sul lato destro un balconcino che si affaccia sulla Valle sottostante e su una parete rocciosa troviamo resti di due tombe.

E poi quello che rimane di alcuni affreschi, sei riquadri che narrano episodi della vita di Santa Caterina d’Alessandria ed alcuni Personaggi che, sfidando le insidie del tempo, fanno ancora bella mostra di sé e del loro passato.

Ogni anno, l’ultimo sabato di maggio, una moltitudine di fedeli, quasi sospinti da un insopprimibile richiamo, raggiungono questo Eremo solitario, isolato e lontano, rinnovando un antico pellegrinaggio e la loro devozione alla Madonna del Cauto.

“Flebile pulsare attraverso i pensieri, sorda armonia che segue il lento flusso di un istante ascoltare le parole svanire tra la ruvida pioggia”. (Pierpaolo Bellucci)

*giornalista Rai e scrittore

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