L’EREMO DI SAN VENANZIO A RAIANO, ROCCIA, ACQUA E GRANO IN RITI ANCESTRALI


RAIANO – Subito dopo Raiano, sulla strada per Vittorito, un’ampia curva sulla sinistra ci porta all’Eremo di San Venanzio, costruito su una gola fatta di spettacolari pareti di roccia.

Le ripide, fredde acque del fiume Aterno, una vegetazione rigogliosa e selvaggia annunciano il quattrocentesco santuario. Lo spettacolo offerto dalla natura nelle sue forme più compiute ed elevate e il silenzio, scalfito solo dallo scorrere dell’acqua, invitano al raccoglimento ed alla riflessione.

Un tuffo a ritroso nella lunga, fascinosa storia di questo luogo dello spirito.

L’interno oltre all’altare principale ne presenta altri due: quello dedicato a San Pietro Celestino e quello a San Giovanni Battista. Proprio di fronte all’altare maggiore, una botola funge da accesso alla “Scala Santa”. Passandovi si arriva alla parte più antica del Santuario, ad una grotta che consente la vista sul fiume.

Stupore, meraviglia, ammirazione. Qui su quella che ritengono sia l’impronta lasciata dal corpo del santo, i devoti si sdraiano per curare dolori e malanni. Un rito che, attraverso l’immaginazione ed il trasporto, alimenta e rafforza la fede.

Un lungo, stretto corridoio che porta alla loggetta esterna, precede una angusta scaletta. Scendendola si arriva alla Cappella delle “Sette Marie”, dove possiamo ammirare un compianto cinquecentesco (uno simile si trova anche in una cappella ubicata al centro di Pratola Peligna) di grande pregio artistico e di notevole valore religioso. Una delizia per il corpo e per lo spirito.

A questo luogo, al santo che si festeggia ogni 18 di maggio, sono legati riti riconducibili a elementi della natura: la roccia, l’acqua, il grano. “È acqua che scivola tra le pieghe dei giorni e bagna i miei pensieri .Fiori appassiti che rinascono distanti dal dolore”.

*giornalista Rai e scrittore

LE FOTO (dal web)

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