MENABÒ, ENOTECA CON CUCINA A CENTOCELLE COMPIE UN ANNO


ROMA – In quel di Centocelle, uno dei quartieri più popolari e dinamici di Roma, Menabò si è andato ad aggiungere alla vera rinascita sociale e gastronomica della zona. “Mena buoi”: voce milanese che corrisponde all’italiano guidare i buoi e propriamente usata nel gergo giornalistico che Paolo e Daniele Camponeschi hanno ripreso nell’insegna in omaggio al padre tipografo. Dal febbraio 2018 i due fratelli hanno avviato questa attività con coraggio e talento, entrando in modo discreto e abile nei nuovi indirizzi gourmet della moderna food cultura capitolina.

In cucina c’è Paolo, attivo nel campo della ristorazione dai tempi dell’Università, quando cominciò a mettere le mani in pasta in un forno. “Mi sono sempre piaciuti i lavori manuali” racconta il maggiore del duo, “Volevo imparare un mestiere” e fino al 2000 si è dedicato alla panificazione. Instancabile curioso, dal mondo dei lievitati entra in una vera cucina per poi inseguire la passione per i formaggi. Paolo ha trascorso, infatti, tre anni della sua vita in Abruzzo dove ha imparato tutte le fasi di produzione casearia.

Ad accogliere gli ospiti in sala, invece, Daniele che nasce pasticcere ma si riscopre oste. Dopo diversi e brevi passaggi in cucine già affermate, tra cui Stazione di Posta e Marzapane, si è concentrato sul settore enologico.

Insieme a Paolo ha bussato alla porta di piccoli artigiani e piccoli produttori, arricchendo il menu e la carta dei vini di Menabò con prodotti sani, genuini e anche biologici. La loro Enosteria, un’enoteca con cucina e somministrazione a scaffale, nasce con l’intento di nutrire l’anima oltre che la pancia. In un ambiente intimo, con quell’aria volutamente fané arricchita da oggetti personali, come una macchina da scrivere o una collezione di modellini d’auto d’epoca, Paolo e Daniele restituiscono la propria personalità.

Dalle 5 del pomeriggio è possibile regalarsi momenti rilassanti e piacevoli, gustare sfiziosi aperitivi à la carte con i migliori vini e decidere di allungarsi fino a cena.

La vendita resta il core business dell’Enoteca: in questo modo potete portare con voi un ricordo tangibile della vostra esperienza da Menabò, fermo restando che tutte le bottiglie sono interamente disponibili per coloro che siedono ai tavoli o al bancone vintage. Scritto sulla lavagna, un menu volutamente ridotto che cambia spesso, “Anche due volte al mese”, e dà perfettamente il senso della loro cucina, stagionale e stimolante. “Non facciamo piatti romani, gourmet o alla moda come quelli con la frutta esotica”. La loro è una cucina concreta e comprensibile, semplice ma ben fatta, rassicurante e allo stesso tempo ricercata nel gusto così come per il bere che, in una cantina di quasi 80 etichette, strizza l’occhio anche al mondo “naturale”.

In carta non si superano le 4 opzioni per ogni portata in una proposta che segue le stagioni, locale e possibilmente bio. Tra gli Antipasti: Fegatini nella rete, cipolla rossa e erbe robuste, Baccalà in pastalla di ceci, insalata di puntarelle e salmorejo, Rustico di Gaeta, stracciato e battuto di pomodori secchi, Zuppa di cipolle. Sui Primi sempre sapori freschi e decisi: Tagliolini alle castagne, salsiccia, galletti e zucca, Cannerozzi acqua e farina al sugo di spuntature, Pasta e ceci, pomodori infornati, ricotta di pecora e rosmarino, Bucatini arrancati, cozze e broccolo romanesco. Per i Secondi: Petto d’anatra, indivia arrosto e cipollotto, Reale di vitello al vino rosso, miele e patate all’olio, Padellaccia di polpo, carciofi e patate.
Come dolci dal classico Tiramisù soffice e croccante, si passa allo Strudel di mele, crema inglese e frutti rossi, con un’incursione lombarda del Pan perduto, uva fragola e yogurt. Alternativa e curiosa, la scelta dell’assiette di formaggi Adotta una pecora: formaggi delle Gole del Sagittario accompagnati da miele e composte, il tutto servito su un esclusivo tagliere realizzato da un laboratorio artistico del quartiere.

A nobilitare le iniziative di Menabò anche il sostengo all’economia carceraria con il “Caffè Galeotto”, prodotto dai detenuti di Rebibbia su iniziativa della cooperativa sociale onlus Pantacoop.