Nasce Fattoria della Maiella, nel cuore del Parco un esperimento agricolo autoctono
ROCCAMORICE – Agricoltura in quota sulla Maiella, cura del territorio di montagna, cibo sano, turismo sostenibile, risorsa per la comunità locale, una promessa di futuro. C’è tutto questo nell’avventura eroica di Ercole Di Donato, 37 enne roccolano, ex operaio in una multinazionale, intraprendente raccoglitore di tartufo in Abruzzo dall’età di 14 anni e poi anche apicoltore, titolare dell’azienda di commercializzazione Il Tartufo degli Eremi a Roccamorice (Pescara), oggi animatore con l’aiuto della moglie Daniela Odoardi e dei soci Adriano Angelozzi e Allegrina De Flaviis, di “Fattoria della Maiella”.
Un nuovo progetto che coniuga attività didattica ed economia green: tartuficoltura, piante micorizzate, escursioni guidate alla ricerca del tartufo (sui terreni di proprietà) nel cuore del Parco Maiella.
Un atto di coraggio, una scommessa personale. E una promessa di futuro per l’intera comunità, un esempio di imprenditoria sostenibile in perfetta armonia con il territorio rurale di montagna nel rispetto del pregiato ambiente naturale, si è sottolineato a più voci durante a partecipata festa di inaugurazione (sabato 6 maggio) della nuova attività.
Già da ora in via sperimentale, e non appena saranno definiti i disciplinari sui prodotti agricoli come annunciato dal direttore dell’Ente Parco Luciano Di Martino, miele e tartufo prodotti dalla Fattoria avranno la certificazione di qualità del Parco Maiella, il marchio Bear friendly, sigillo di una armonia possibile – e auspicata – tra uomo e ambiente .
“Un territorio benedetto, la Maiella” ha ripetuto Di Martino. “Un bosco modello, un bene naturale con cui imparare a convivere come racconta la millenaria storia dell’uomo evolutosi tra questi boschi e praterie selvagge”.
“Questa fattoria didattica nasce con la weltanschauung (visione, ndr) di utilizzare piante autoctone di questo posto” ha affermato l’esperto genetista Mario Moscariello. “Ercole e Adriano (teramano di Castilenti dove ha il suo vivaio di piante micorizzate, è tra i maggiori esperti europei di piante da tartufo, ndr) hanno saputo sintonizzarsi con la natura del luogo, ne hanno compreso le opportunità offerte, questo tipo di attività esaltano la bellezza del territorio, l’intera comunità può trarre vantaggio, tanti i progetti possibili utili a trattenere risorse umane” ha aggiunto lo scienziato di origine avellinese operativo in Germania.
Moscariello ha così sottolineato l’importanza ecologica delle piante micorizzate e l’utilità sociale del progetto Fattoria della Maiella: “Quando in un ecosistema le piante sono micorizzate” ha spiegato, “le piante sono libere da parassiti e il bosco è più sano. La parte vitale del fungo contiene le spore per la riproduzione: cavare il tartufo dal terreno equivale a strapparne la produttività, per questo la raccolta in alcuni Paesi è vietata. Ercole e Adriano hanno avuto l’intuito di impiegare alberi autoctoni nella simbiosi con il micelio, questo tipo di intervento non compromette l’equilibrio naturale del sistema”.
“In pratica” racconta Ercole a Virtù Quotidiane, “con Adriano abbiamo ripopolato una fascia del bosco piantando roverella, carpino nero, nocciolo, castagno, faggio. Con queste essenze tipiche abbiamo riqualificato terreni non più produttivi e ripristinato terre lasciate all’abbandono”.
Tartufi e funghi di bosco, ma anche miele purissimo di media montagna, frutto del prezioso lavoro delle api. La stagione della raccolta è nel pieno ma non con gli esiti di sempre, rivela Ercole. “Per il raro monoflora di ciliegio quest’anno è andata malissimo causa sbalzi termici e piogge anomale” riporta, “meglio per il miele d’acacia, continuerò a spostarmi a nord del versante per raccogliere millefiori d’alta quota” .
“Quello di Ercole è un esperimento agricolo che si vale del sostegno scientifico di esperti e dell’Ente Parco, il futuro che vogliamo” sintetizza il sindaco Alessandro D’Ascanio.
“Le api sanno lavorare in comunità” porta ad esempio il parroco del paese Don Gianmarco Medoro. “Che questa fattoria sia segno di rinnovamento e di nuovo turismo per questi posti”.
Molti auspici e un monito di fondo rivolto alle istituzioni. “Gli abitanti dei borghi dell’Appennino possono diventare massa critica, presidio per il territorio” considera l’ambientalista Rita Silvaggi, ambasciatrice di CicloAppennina (partita da L’Aquila il 18 giugno). “Se si salvano le terre alte con le attività produttive di allevatori e agricoltori, salveremo anche la pianura. I disastri a valle sono effetto dell’abbandono della montagna. Il turismo da solo non basta, va assicurata la sopravvivenza dei pascoli. Il pascolamento garantisce la biodiversità, la difesa del terreno che così non scivolerà giù a valle. Perciò cibo sano, turismo sostenibile e presidio del territorio. È quello che la politica, in particolare quella regionale e nazionale, dovrebbe capire per non scivolare a valle, non solo metaforicamente ma geograficamente”.
“La nostra Fattoria” chiude Ercole, “sarà aperta in ogni stagione tranne per causa di meteo avverso, per escursioni, degustazioni e pranzo con i nostri prodotti. Mio desiderio di sempre è di poter vivere in questo ambiente senza nulla togliere, anzi valorizzandone la qualità assoluta”.
LE FOTO

Sostieni Virtù Quotidiane
Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.
