ORDINANZA “ANTI MOVIDA” ALL’AQUILA: TANTA CONFUSIONE E TANTO RUMORE PER (QUASI) NULLA

foto italiajazz.it

L’AQUILA – Oggi il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi ha emesso un’ordinanza sulla cosiddetta “movida”, oltre che sulla riapertura di parchi, ville e giardini pubblici della città.

La comunicazione del provvedimento ha generato confusione e preoccupazione presso i commercianti del centro storico cittadino, già gravati dalla pandemia, e che vivono principalmente di vita notturna. La vicenda ha assunto contorni così confusi tanto da costringere Biondi a fare alcune precisazioni, attraverso un comunicato stampa.

Oltre a decretare l’obbligo della mascherina anche all’aperto dopo le ore 19, e l’apertura di giardini e parchi pubblici (con esclusione delle aree gioco), è l’articolo 2 dell’ordinanza ad aver fatto sobbalzare diversi commercianti del centro e ad aver suscitato un hype sulle pagine dedicate all’Aquila sui social.

Nel punto si legge che “allo scopo di evitare assembramenti di avventori che, in specie nelle ore serali, asportano bevande presso gli esercizi, per poi stazionare altrove, è proibito a chiunque aggirarsi o stazionare sulle aree pubbliche o di uso pubblico interne ai centri abitati, consumando bevande alcoliche o analcoliche (cosiddetto botellón)“.

Avendo utilizzato l’espressione “aree pubbliche” – quindi anche strade e piazze – da molti è stato inteso che l’ordinanza vieti di consumare le bevande all’esterno del locale. In realtà questa ipotesi viene indebolita dall’espressione “per stazionare altrove”.

È chiaro, tuttavia, che questa percepita confusione sia stata generata da una frase quantomeno ambigua, che può essere compresa e ben interpretata da giuristi, o al massimo da giornalisti che per lavoro “fanno le pulci” ai documenti di rilevanza pubblica.

Alla fine dei conti, quindi, si potrà bere nell’area di pertinenza del locale da cui si è acquistata la bevanda. Non lo si potrà fare nelle “aree pubbliche” – e quindi anche su strada oltre che nei parchi – non nelle immediate vicinanze del locale. Il cosiddetto botellón, appunto, che tuttavia era già vietato tre anni fa grazie a un’ordinanza della stessa amministrazione Biondi.

Tanta confusione e tanto rumore per nulla, insomma.

O quasi, considerando che viene invece vietato agli “esercizi di vicinato” di vendere bevande anche imbottigliate dopo le 21. Un punto, il terzo, che ha voluto colpire ad hoc un unico punto vendita, in via Garibaldi, che probabilmente faticherà a rimanere aperto dopo le nove della sera.

“Questa ordinanza è stata emanata per cercare di andare incontro agli esercenti e al legittimo bisogno di sicurezza manifestato dai cittadini – afferma a Vq il vice sindaco e assessore al Commercio, Raffaele Daniele – essendo la legge di per sé astratta, emaneremo circolari interpretative dell’ordinanza, simili a faq”.

La questione, che dopo le precisazioni di Biondi e Daniele appare piuttosto ridimensionata, ha suscitato la preoccupazione da parte dei titolari dei locali aperti nel centro storico dell’Aquila, i quali hanno per lo più dimensioni ridotte, e quindi sono già fortemente penalizzati dalle misure di distanziamento fisico in vigore per la pandemia.

Ribadire il divieto dei botellón, già vietati da tempo, da un lato risponde alle pressanti richieste dei (pochi) residenti del centro, e dall’altro mira di “raddrizzare” la parziale narrazione di una città in preda ai vandali che abbandonano le bottiglie in centro, come spesso si evidenzia su Facebook, generando un fiume di commenti indignati.

Proprio a causa delle sofferenze dei locali dovute alla pandemia, il Comune del capoluogo abruzzese potrebbe invece puntare a velocizzare le pratiche per l’occupazione del suolo pubblico in vista della stagione estiva, come è stato già fatto in città simili all’Aquila, come Sulmona.

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