PASCOLI: COOPERATIVA CAMPO IMPERATORE, “NON SIAMO TRUFFATORI”


SERRAMONACESCA – Gli allevatori aquilani non ci stanno ad essere bollinati come “truffatori”, come d’altra parte Virtù Quotidiane non ha mai fatto, dopo che questo giornale ha svelato il meccanismo che porta molte aziende non abruzzesi a chiedere ed ottenere la concessione di terreni demaniali nell’Aquilano per avere accesso a fondi comunitari pur senza essere in possesso del bestiame.

Gli amministratori di alcune Asbuc (Amministrazioni separate di beni di uso civico), hanno spiegato come in alcuni casi siano costrette a cedere le pasture ad aziende agricole di fuori regione a causa delle scarse risorse economiche a disposizione.

Di seguito, la nota inviata alla redazione da Antonio Bonifacio Marinelli, amministratore della società cooperativa Campo Imperatore.

LA LETTERA COMPLETA

Nel merito di quanto affermato nell’articolo di data 15-06-2017, in qualità di abruzzese, e di legale  appresentante della cooperativa Campo Imperatore, con sede in provincia di L’Aquila, che alla data del 30 aprile 2017, risulta annoverare 26 soci, dei quali, 9 abruzzesi , 3 romani, 1 trentino, 9 veneti, 4 lombardi e 1 pugliese, non gradendo la qualifica generalizzata di “truffatori criminali”, precisando che la scrivente non ha mai richiesto premi comunitari e che in passato ha affittato i pascoli dalla sola realtà commerciale rappresentata dal Centro turistico Gran Sasso Spa, pagando sempre affitti doppi o tripli rispetto agli altri affittuari, mentre non ha mai richiesto né ovviamente ottenuto affitti dalle realtà per le quali c’era l’interesse degli operatori locali, tra le quali Asbuc di Paganica San Gregorio, Arischia e comune dell’Aquila,

Ciò precisato, per una completa comprensione del tema da parte dei lettori, pongo agli interlocutori riportati nell’articolo, le seguenti domande, alle quali chiedo cortesemente e solertemente risposta:

– al fine di tutelare il buon nome del nostro socio trentino nonché quello di tutti i trentini, che non meritano certo di essere definiti “truffatori”, chiedo cortesemente al sig. Elia Serpetti di produrre copia delle richieste di assegnazioni pascoli che dichiara di aver ricevuto da aziende “trentine” in caso contrario chiedo che esplicitamente rettifichi la propria affermazione;

– di precisare sempre da parte degli interlocutori richiamati nell’articolo, quali siano i “truffatori”, perché lo stesso articolo parrebbe ricomprendere anche alcuni operatori veronesi affittuari di pascoli nella zona di San Benedetto in Perillis, oggetto della sentenza del Tar del Lazio richiamata dal sig. Galletti, oggetto di denuncia penale da parte di Confagricoltura di Avezzano, nonché pure partecipi alla cena con il nuovo candidato sindaco Di Benedetto;

– quindi è utile precisare in clima elettorale se il termine “truffatori” vuole essere riferito anche ai suddetti allevatori che parrebbero aver partecipato alla campagna elettorale o solo a quelli non oggetto della sentenza del Tar, non oggetto di denuncia da parte di Confagricoltura Avezzano, ma purtroppo per loro nemmeno partecipi alla cena con di Di Benedetto;

– ai signori Fernando Galletti e Massimiliano Pieri, presidenti degli Usi Civici di Paganica San Gregorio, relativamente ai pascoli detenuti dalle stesse Amministrazioni, chiedo di precisare in maniera esplicita, se mai abbiano ricevuto richieste di pascoli da parte della cooperativa che rappresento;

– al sig. Massimiliano Pieri che parrebbe risultare consulente dell’Asbuc di Filetto, chiedo, di precisare se mai tale Asbuc abbia ricevuto richieste da parte della cooperativa che rappresento di pascoli della stessa amministrazione;

– al sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, chiedo di precisare in maniera esplicita, se abbia mai ricevuto richieste di pascoli da parte della cooperativa che rappresento, chiedo inoltre se in questa politica di privilegio per gli allevatori locali, rientrino anche le aziende di proprietà di cittadini extracomunitari, residenti fuori regione, alle quali sembra siano stati assegnati centinaia di ettari;

– al sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ed al sig. Massimiliano Pieri, autodefinitosi relativamente alla attività di gestione dei pascoli, promotore della nuova linea di politica aziendale del Centro turistico Gran Sasso Spa, chiedo se in questa politica di privilegio per gli allevatori locali, rientrino anche aziende di proprietà di cittadini extracomunitari, residenti fuori regione, alle quali sembra siano stati assegnati centinaia di ettari, e se corrisponda al vero che l’unica azienda aquilana che non richiede premi regionali e comunitari sia rimasta esclusa da ogni assegnazione, azienda della quale risulta titolare un noto sostenitore e collaboratore per il Soccorso Alpino del Centro Turistico Gran Sasso Spa, anche se purtroppo simpatizzante di parte politica avversa;

– al sindaco Massimo Cialente, se è al corrente che il Centro turistico Gran Sasso Spa non è ancora dotato di protocollo informatico come da prescrizioni normative improrogabili risalenti all’anno 2016, e se è al corrente che a fronte di un accordo, come confermato dallo stesso sindaco di data 16 maggio 2017, il Centro turistico Gran Sasso Spa, ha provveduto alle assegnazioni pascoli riportando invece la data di protocollo del 12 maggio 2017. Il contratto è stato redatto e sottoscritto nel mese di giugno,riscontrabile con numerosi testimoni, per tale attività chiedo quindi al sindaco la legittimità e liceità delle assegnazioni, tutto ciò con ovvie ripercussioni sulle famigerate domande Agea evidenziando purtroppo che la disponibilità dei terreni è riportata in atti di una partecipata del Comune di ‘Aquila che rilascia assegnazioni successive al termine perentorio del 15 maggio fissato dalla comunità europea;

– chiedo inoltre da privato cittadino abruzzese, quale ricadute positive possa avere per il Centro turistico Gran Sasso Spa (società con finalità di lucro), la rinuncia di decine di migliaia di euro l’anno (almeno 50.000,00) di affitto dei pascoli, soprattutto in una situazione aziendale di assoluta precarietà ed in presenza di perenne perdita gestionale, con un core business, dissestato oggetto di impianti invernali fermi per buona parte della stagione invernale scorsa, strutture di ricezione obsolete ed impresentabili rispetto ad una qualunque località turistica europea, esempio ridicolo di inefficienza, deriso su tutto il territorio nazionale, che anziché essere da traino per la realtà locale come lo era dai lontani anni trenta, ne è ormai divenuto un’onta;

– al fine di far comprendere l’esatta portata del tema esposto ed anche per dare il giusto merito ai soggetti partecipi alla nobile iniziativa rappresentata (Pieri, Galletti, Serpetti, Cialente ed altri), sarebbe auspicabile che i diretti interessati pubblicassero, nell’interesse reale dell’intera comunità aquilana, i documenti relativi a tutte le assegnazioni dei pascoli delle rispettive amministrazioni, quali comune dell’Aquila, Asbuc di Arischia, Asbuc di Paganica e San Gregorio, Centro turistico Gran Sasso Spa e per completezza, anche dell’Asbuc di Filetto, del Comune di Castel del Monte e del Comune di Barisciano, per evidenziare nello specifico:

1) tipo di bando e/o gara espletata con criteri determinati, cronologia di pubblicazione e ricezione delle domande, cronologia delle delibere;

2) nominativi richiedenti i pascoli, con sede e numero di animali detenuti;

3) assegnazioni di pascoli effettuate alle singole aziende richiedenti ed il parametro adottato per l’assegnazione;

4) premi Pac e Psr, richiesti dalle singole aziende assegnatarie;

5) l’identificazione del tecnico responsabile che ha effettuato le assegnazioni, con iter di assegnazione dell’incarico e relativo corrispettivo, precisando se lo stesso o gli stessi abbiano interessenze od assistano alcune delle aziende assegnatarie, nella tenuta del fascicolo aziendale e nella presentazione delle domande di contributi comunitari (Pac) e regionali (Psr), in ciò in palese conflitto di interesse.

Credo che solo con la pubblicazione di questi dati e la conferma che gli allevatori locali non percepiscono i  premi comunitari, potremmo verificare le effettive differenze tra le aziende locali“virtuose” e quelle esterne definite “truffatori”, altrimenti dovremmo dividerle secondo il principio enunciato dall’articolo in mafia-truffatori esterni (criminali) e mafia-truffatori locali (di nobili principi), con l’unica differenza che i primi pagano alle amministrazioni affitti commerciali di 50 euro per ettaro e non chiedono fondi regionali (Psr), ed i secondi invece pagano affitti politici di 10 euro per ettaro e percepiscono pure i fondi regionali (Psr) di 100 euro per ettaro come minimo.

Di questo, gli interlocutori citati dall’articolo, tutti esponenti di un’area politica con la quale spesso ho condiviso, che ha per definizione storica il coinvolgimento popolare come momento di massima espressione della propria filosofia politica, dovrebbero rendere edotte e partecipi le comunità locali nel loro complesso, e con loro definire la linea da seguire nella gestione del patrimonio comune degli Usi Civici locali, e solo con loro decidere se sia opportuno o meno che le singole comunità locali rinuncino a decine di migliaia di euro annui utilizzabili direttamente dalle stesse per iniziative specifiche a beneficio dell’intera comunità, in favore degli interessi di pochi operatori economici locali, che non solo percepiscono i premi comunitari e regionali sui pascoli, ma pretendono pure di pagare tariffe di affitto irrisorie, costruendo ad arte con approccio “medioevale” il pericolo “dell’untore”, cioè del “truffatore” esterno alla comunità, pericolo che come abbiamo visto per le aree di competenza delle Asbuc di Paganica-San Gregorio, Arischia, Filetto, Castel del Monte, Barisciano e per lo stesso comune di L’Aquila non esiste e non è mai esistito, e quindi con tutte le conseguenze la diffamazione effettuata.

Solo con la trasparenza ed il coinvolgimento di tutti i cittadini delle comunità locali si potranno adottare le linee coerenti con le esigenze popolari, in caso contrario si rischia di mal interpretare il volere popolare, adottando iniziative che parrebbero essere indirizzate alla tutela dei locali ed invece potrebbero risultare attività di arricchimento per pochi allevatori locali che potrebbero risultare “truffatori locali” (di nobili principi) con l’aiuto di amministratori “virtuosi”.