PECORE MALATE DAI BALCANI SCARICATE DI NOTTE SUGLI ALPEGGI DI CAMPO FELICE


LUCOLI – Dalla “fossa comune” di animali morti a centinaia e poi sepolti, con il rischio di percolato organico nelle falde acquifere, al pascolo abusivo di armenti, tutto in zone a tutela speciale, come la Piana di Campo Felice, dove è consentita solo la presenza di ovini in alcuni periodi dell’anno.

In paese, a Lucoli (L’Aquila), si vocifera di pecore che arrivano dai Balcani già malate e con grossi tir che scaricano anche in tarda notte al riparo dagli sguardi indiscreti della collettività residente.

C’è questo e tanto altro ancora nella denuncia per pascoli abusivi presentata alle autorità competenti, lo scorso anno e ancora al vaglio degli inquirenti, da Simonetta De Felicis, funzionaria del Ministero degli Esteri in pensione, candidata sindaca alle amministrative dello scorso anno e attualmente capogruppo di minoranza al Consiglio comunale, che riaccende i riflettori sulla cosiddetta mafia dei pascoli.

Un sistema ben collaudato che consiste nell’affitto di terreni demaniali destinati al pascolo in modo da ottenere i requisiti per accedere a sostanziosi fondi comunitari, pur senza necessariamente essere in possesso di capi di bestiame o svolgere realmente l’attività di allevamento, come questo giornale ha già raccontato.

“Un pasticcio inaudito e allarmante che ha bisogno di controlli più serrati sul territorio, gli armenti devono essere visionati, per lo stato di salute in cui versano e circa il numero dichiarato per il pascolo, troppo spesso non corrispondente alla realtà a fronte di cospicui finanziamenti europei percepiti da aziende di fuori regione” dice a Virtù Quotidiane la consigliera che ha inoltrato la denuncia  al Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri e Forestali, alla Polizia locale, al Comune, al Parco regionale Sirente Velino, al Ministero dell’Ambiente, al Dipartimento prevenzione della Asl 1, a Provincia, Regione e prefetto.

La denuncia riguarda i fatti avvenuti sulle zone montane del comune di Lucoli, dalla Piana di Campo Felice ai territori contigui al Parco Sirente Velino, le aree soggette a tutela speciale Sic e Zts, oggi diventate Zsc, zone speciali di conservazione, ai sensi della direttiva europea.

Si tratta di siti di importanza comunitaria dove, per legge, dovrebbero essere applicate le misure di conservazione necessarie al mantenimento oppure al ripristino degli habitat naturali e delle specie. Tutti i progetti ricadenti sui siti sono assoggettati alla procedura di valutazione di impatto ambientale, “spesso inesistente”.

Fatti e dinamiche sembrano portare, se accertati dagli inquirenti, verso la solita direzione, quella della mafia dei pascoli che, neanche a dirlo, trova terreno fertile sulle alture dell’Appennino centrale, i territori marginali e difficili delle aree interne abruzzesi.

Fatti apparentemente isolati che tuttavia sembrano avere un filo conduttore in un copione già visto e diffuso su tutto il territorio nazionale che racconta di pascoli fantasma e armenti malati e decrepiti che muoiono. Spetta naturalmente agli organi inquirenti stabilirne i margini ma è certamente un quadro a tinte fosche quello che emerge da segnalazioni e denunce e che interessa vaste aree di pascoli montani abruzzesi gestiti dai piccoli comuni e dalle amministrazioni di uso civico.

“Il quadro è allarmante – incalza la consigliera – gli abusi sono tanti e di vario tipo. Qualche allevatore locale coraggioso ha sporto regolare denuncia ma non se ne è saputo più nulla”.

“Appena insediata, nel giugno 2018, ho rilevato la presenza di sconfinamenti abusivi di armenti, vacche, cavalli e addirittura asini, quando invece la norma prevede che, nel periodo tra giugno e settembre, siano autorizzati solo ovini”.

“Dalle carte che ho verificato vengono fuori richieste di pascolo per un numero di pecore che poi nella realtà si dimezza, si tratterebbe di pecore vecchie e malate, per la cui morte, scontata, si richiedono altri contributi. Un giro eccessivo rispetto alla monticazione effettiva ma la cosa più eclatante è che continuano a morire centinaia di animali e non certo per i lupi come si vuol far credere”.

Sull’affaire dei pascoli era caduta la precedente amministrazione comunale di Lucoli e attualmente è ancora in corso il contenzioso tra l’ente comunale e alcune aziende di fuori regione che, pur avendo incassato cospicui pacchetti di fondi europei, non hanno mai pagato il fitto dei pascoli. Sulla vicenda inoltre, come aveva raccontato Virtù Quotidiane, la Procura della Repubblica dell’Aquila avrebbe aperto un’inchiesta.

“Il caso e la denuncia nascono perché non è possibile che centinaia di carcasse di animali morti vengano sepolte, con regolare ordinanza del sindaco, senza che la Asl, pure intervenuta, accerti le cause della morte – aggiunge la De Felicis – . Sull’altopiano, dove, secondo normativa, non si può toccare nemmeno un filo d’erba, viene fatta una enorme buca per il sotterramento invece dell’incenerimento, senza una attenta valutazione igienico sanitaria. La zona è carsica, quindi altamente permeabile al percolato organico delle carcasse che rischia di provocare conseguenze alle falde acquifere presenti”.

Con l’incenerimento i controlli diventano più serrati, si deve fornire il numero di matricola dell’animale, per esempio, verificarne la legittimità della presenza sullo stazzo, controllarne il libretto sullo stato di salute, la provenienza e tanto altro.

Parliamo di numeri importanti, sono morti più di 40 asini e circa 100 pecore ma le morti di animali di grossa taglia sono molte di più, uno stillicidio che tuttavia comporta lo stanziamento di altri fondi, oltre quelli per il pascolo, alle aziende agricole proprietarie.

In uno stralcio della denuncia la De Felicis scrive: “Ci si chiede perché non ci si sia orientati per l’incenerimento, che certo avrebbe prodotto minori preoccupazioni per problemi di igiene e sicurezza sanitaria del territorio. Può un altopiano frequentato da persone e animali vari, sia domestici che selvatici, diventare un deposito di centinaia di carcasse di animali? Ci si chiede se può perdurare, per anni ed anni, una tale situazione e tali comportamenti che consentono l’esistenza di una realtà al di fuori di quanto normato dalle leggi?”.

Le zone a pascolo sono di demanio pubblico e la priorità per il pascolo dovrebbero avercela gli allevatori locali, i ricorsi in tal senso ci sono ma è molto diffusa la pratica degli “abboccamenti, se un locale – spiega la consigliera – sporge denuncia perché è escluso, le società di fuori regione in qualche modo lo fanno rientrare”.

“Andando a guardare i contratti delle società che negli anni passati hanno portato gli armenti nei pascoli di Lucoli si riscontrano irregolarità, società e cooperative che vanno dalla Val d’Aosta alla Sicilia – puntualizza – e che hanno preso grandi contributi, alcune delle quali senza neanche pagare il fitto, con contratti di locazione pluriennali, di quattro anni, quando il bando per legge deve essere annuale. Cooperative in contenzioso con il Comune che, grazie a qualche prestanome, rientrano sul territorio in modo persistente. Alcune di queste, già fallite e con contenziosi anche in altri territori”.

In paese “qualcuno parla di pecore che arrivano dai Balcani già malate con grossi tir che scaricano anche di notte” rivela la De Felicis, “ma certamente quello che si riscontra è un gran timore a parlare di certe di cose sempre nascoste da un velo di omertà”.

Come può un agente della polizia municipale locale controllare tutto questo? Le amministrazioni dei piccoli Comuni “forse non hanno le energie, le forze, le capacità, per gestire in modo trasparente una situazione molto complessa che può sfuggire di mano”, a danno naturalmente della comunità locale e del territorio.