Peronospora, il crollo della produzione potrebbe non bastare a smaltire le giacenze
PESCARA – La peronospora, l’infezione che ha attaccato i vigneti di molti territori italiani, soprattutto nelle regioni del centro e del sud, non si è fermata con l’arrivo delle temperature elevate, anche se in alcuni casi i danni sono stati arginati grazie alle pratiche agronomiche applicate. Inevitabile, però, un calo della produzione, che in alcune zone, come la provincia di Chieti in Abruzzo, sfiora il 70 per cento.
“Di qui la necessità di una gestione oculata da parte delle aziende vitivinicole, in vista della nuova stagione della vendemmia, soprattutto se rapportata a quella del 2022, considerato un anno di fuoco al livello commerciale”, spiega a Virtù Quotidiane Piero Mastroberardino, vice presidente Federvini.
In vista di previsioni negative sulla raccolta delle uve, la cui qualità è appunto compromessa dalla peronospora, ci si chiede se i vignaioli possano a questo punto smaltire le giacenze.
“È presumibile che a fine 2023 si registrino giacenze più elevate di prodotti dell’ultima vendemmia, per effetto di una fase di mercato più riflessiva rispetto al 2022. Questo può in parte tramutarsi in un supporto alla mancanza di prodotto che si annuncia per la vendemmia prossima”, spiega Mastroberardino. “Alla questione tecnica della mancanza di prodotti dell’annata agraria in corso si accompagna tuttavia un problema economico gestionale, poiché portare a casa le più ridotte rese quantitative ha comportato e comporterà maggiori oneri, sia per la gestione del vigneto durante l’annata agraria, sia per la fase vendemmiale che si annuncia delicata e richiederà particolare cura. Dunque, dal lato della domanda ci troveremo ad affrontare un problema di posizionamento economico delle diverse offerte, che non può esser sopportato allo stesso modo da tutte le categorie di prodotti offerti, poiché dipende dal valore percepito dal consumatore che non è lo stesso per tutte le denominazioni. Sul versante dell’offerta vi sarà, come contraltare, la necessità di rendere economicamente sostenibile la condizione di ridotta disponibilità di prodotti e di incremento sensibile dei costi di produzione”, conclude.
La peronospora ha cominciato a svilupparsi nel mese di maggio, quando le piogge continuative hanno impedito l’ingresso nei campi e gli interventi che possono prevenire e ostacolare la nascita del fungo. In base alle testimonianze dei vignaioli e degli imprenditori del settore, raccolte il mese scorso, Virtù Quotidiane ha cercato di raccontare come i diretti interessati stanno affrontando la situazione, definita dagli stessi “anomala”. Ora, come già detto, il caldo delle ultime settimane non ha di certo potuto porre rimedio lì dove il danno c’è già stato, ma in alcune zone del territorio abruzzese è stato arginato.
A riferirlo è Giulia Cataldi Madonna, della omonima cantina di Ofena (L’Aquila), che precisa: “Il calo della produzione è di circa il 30-40 per cento, anche perché da noi la peronospora ha attaccato la vite in ritardo rispetto ad altri territori. Con il sole e le temperature elevate controlliamo meglio la patologia, ma di certo non possiamo bloccarla. In regime biologico, poi, i trattamenti sono limitati”.
Anche nel teramano, a dispetto di quanto avvenuto nel chietino, la peronospora si è sviluppata in ritardo, ma la produzione è comunque compromessa. “L’infezione, partita a fine maggio, in poco tempo ha distrutto tutto o quasi”, dice l’enologo Vincenzo Cioti, della omonima azienda agricola di Paterno di Campli (Teramo). “Pecorino e Indigeno sono salvi, ma per il Montepulciano e il Trebbiano non ci sono molte speranze”, precisa. “Il caldo potrebbe provocare anche il diffondersi di altre patologie. Di sicuro il prezzo dell’uva salirà alle stelle”.
Nessuna novità per ora, da parte del Governo centrale, sulla richiesta dello stato di emergenza, secondo quanto riferisce il sindaco di Tollo (Chieti) Angelo Radica, produttore e presidente dell’Associazione Città del Vino: “La peronospora ha attaccato i vigneti di gran parte del paese e vi sono regioni che devono necessariamente fare i conti anche con altre emergenze. Vedremo cosa succederà e se sarà possibile ricevere dei sostegni adeguati”.
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