SAN MICHELE E SAN CIPRIANO, TRASPORTO E FEDE TRA BOMINACO E CASTELVECCHIO CALVISIO


CAPORCIANO – In direzione dell’Aquila, muovendo per Caporciano, troviamo Bominaco. Ci incamminiamo per un sentiero che lentamente ci porta al Santuario rupestre di San Michele. Mentre i nostri passi faticosamente si rincorrono, lassù, nell’alto della montagna, scorgiamo i ruderi dell’antico castello ed una torre cilindrica che maestosa e svettante quasi tocca il cielo.

L’atmosfera silente, la vista sulla valle, la vegetazione e le montagne. Tutto ci spinge in una dimensione irreale, di sogno. Saliamo ancora e nascosto dalle rocce, d’improvviso, ecco apparire l’Eremo.

All’interno, rischiarato da un raggio di luce che penetra dall’alto, da un grosso foro naturale della pietra, un altare dalle strane tonalità dorate e poi una colonna che sorregge una lastra su cui è incisa un’epigrafe e vaschette nelle quali si raccoglie l’acqua che sgorga dalla roccia. Lacrime che arrivano da una implorazione, da un pianto lontano.

Vicino l’ingresso notiamo i resti di piccole celle, dimora di eremiti che qui vissero. Povero, antico rifugio per uomini in cerca di pace, questa grotta ospitò San Tussio, un monaco originario di Bagno, che con l’aiuto dell’Arcangelo Michele cercò il perdono e la strada per il paradiso.

Nel mese di maggio gli abitanti di Bominaco, in processione, tra suoni di fanfara e spari di mortaretti, festeggiano San Michele, l’Arcangelo prediletto e, alzando lo sguardo sulla volta della grotta, con il trasporto, l’immaginazione, la fede, riescono ancora a vedere i segni del suo passaggio terreno.

Lasciamo Bominaco e ci dirigiamo verso Castelvecchio Calvisio. Alle falde meridionali del Gran Sasso, tra Carapelle, Calascio e Rocca Calascio, con alle spalle la Maiella ed il Sirente. Pochi abitanti, una particolare ed armoniosa struttura urbana, fatta di archi, case, monumenti e chiese.

A ridosso del centro abitato, con la vista che scopre le magnifiche torri del castello di Rocca Calascio, la Chiesa di San Cipriano. Una costruzione piccola, isolata, quasi dimessa, collocata nella zona archeologica che comprende le quattro antiche “Ville”.

Nella porta d’ingresso un’incisione, su una preesistente lapide pagana, ne fa risalire la fondazione alla fine del X secolo. Sull’archivolto quello che rimane di un affresco, nel quale si distinguono le aureole di due figure, probabilmente la Vergine ed il Battista.

La facciata romanica si caratterizza per la presenza del campanile a vela. All’interno, ai lati della tribuna, gli affreschi di Santa Servilia, quello raffigurante San Cipriano in abito vescovile, un cippo funebre, un’epigrafe in lingua vestina dedicata alla dea Concordia. Sulle pareti i segni del passato ed in fondo un tabernacolo semplice che racchiude l’altare.

Tracce di un’arte altissima che rendono questa chiesetta di campagna, edificata sui resti di un tempio dedicato a Venere, stupefacente gioiello che illumina e corrobora il nostro peregrinare attraverso i luoghi della memoria della nostra regione.

*giornalista Rai e scrittore

LE FOTO (dal web)

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