STEFANO PAPETTI (DE FERMO): “CON CORAGGIO E UMILTÀ ATTENDIAMO UNA RIVOLUZIONE VERDE”


LORETO APRUTINO – “Quella che stiamo vivendo è tra innumerevoli disgrazie forse una scioccante cura che potrebbe indurci a cambiare alcuni dei nostri comportamenti a beneficio della salute del pianeta, il nostro sistema vivente. Dobbiamo crederci, volerlo tutti e fare un atto di coraggio, mettendo al primo posto l’umanità diventare umani. Sono fiducioso in un riscatto, la natura non si ferma, non tutto è perduto”.

Virtù Quotidiane accoglie e condivide la riflessione lucida e profonda di Stefano Papetti Ceroni, avvocato bolognese trapiantato in Abruzzo e scopertosi appassionato agricoltore. Con la moglie Eloisa De Fermo e la cognata Lucrezia, Papetti conduce secondo i principi della biodinamica un’azienda agricola che appartiene storicamente al patrimonio naturale di un nobile lembo d’Abruzzo, in contrada Cordano a Loreto Aprutino (Pescara). Oltre a vino e olio l’azienda produce legumi, verdure, pasta e grani per la filiera di Forno Brisa e Davide Longoni, eccellenze della panificazione italiana premiate dal Gambero Rosso.

Una riflessione, premette il vignaiolo, da agricoltore che si limita a osservare la natura, sulla base del pensiero steineriano. Un approccio filosofico, l’antroposofia, che guarda all’essere umano come equilibrio tra corpo mente e spirito, che contempla l’idea di energia vitale e di fertilità della terra, un modo di vivere nella consapevolezza dei ritmi cosmici e dell’influsso che esercitano sul mondo vegetale e animale (in proposito, volentieri rimandiamo alla nostra intervista dello scorso gennaio con Nicolas Joly, carismatico esponente della biodinamica applicata al vino).

Una visione complessa e affascinante – in agricoltura chiamata per semplicità “biodinamica” – fondata sull’armonia tra cielo e terra. Quell’equilibrio che oggi appare irrimediabilmente compromesso e che ci trova sbigottiti e inermi davanti alla devastazione degli ambienti naturali, sconvolgimenti climatici, deforestazione, estinzione delle biodiversità, inquinamento elettromagnetico, malattie finora sconosciute. Come l’ultimo coronavirus che ha paralizzato le nostre esistenze, una scossa senza precedenti.

Papetti Ceroni, come sta affrontando la quarantena?

Vivere la quarantena in mezzo alla natura è davvero un’importante lezione per riacquisire quella risonanza perduta. Nei secoli l’uomo aveva sviluppato una sensibilità all’unisono con i cicli naturali, una capacità di adattamento a leggi superiori. Un dialogo narcotizzato negli ultimi cinquant’anni dallo stress perpetrato all’ambiente per smodata brama di profitto. Ma la natura va avanti seguendo il suo ritmo, il suo flusso ciclico, mentre l’uomo è mummificato dalla paura e da un microscopico essere vivente che mette in discussione l’intero ordine mondiale.

Cosa deve insegnarci la pandemia in atto?

Questo virus sta gratuitamente dando una grande lezione all’umanità. Nella nostra contemporaneità l’uomo ha creduto che con l’ausilio della tecnica fosse possibile realizzare tutto e ovunque. Da tempo l’uomo ha dimenticato che bisogna riconoscere alla natura un ordine superiore alla vanità umana del fare senza limite. Occorre aprire la mente, fare tabula rasa delle proprie egoistiche convinzioni e praticare l’umiltà di fronte alla natura e a quello che accade nel mondo, ricordando che la radice del termine umiltà è humus.

In che modo possiamo far si che il cambiamento in atto porti in sè la rinascita?

Cambiando atteggiamento mentale possiamo nutrire o, al contrario, aiutare la battaglia contro il virus. Possiamo trasformare la paura, l’angoscia in cui siamo precipitati, in coraggio, cura dell’ambiente e degli altri, anche dei malati lasciando da parte la paura di esserne infettati. Possiamo meditare sulle nostre forze e energie, non cedere al pessimismo e guardare avanti con tranquillità d’animo: batteri e virus possono essere pericolosi solo se vengono nutriti dal nostro sonno materialista.

Un percorso evidentemente lungo.

Occorrerà forse una generazione per arrivarci, bisogna partire dalla sensibilità dei più giovani. A noi spetta il compito di trasmettere l’attitudine alla cura, al sacrificio, un concetto andato perso da un paio di generazioni e che i nostri nonni che hanno vissuto la guerra, avevano. Si sono salvati dai bombardamenti e sono ripartiti da zero.

Anche oggi la posta in gioco è altissima con il rischio di contagi di ritorno e nuovi virus. Come ci si può dire fiduciosi per il futuro?

L’uomo sbaglia quasi sempre ma la natura non sbaglia mai. Le gemme latenti della vite e di tutte le piante da frutto sbocceranno, la meravigliosa esplosione della primavera a cui stiamo assistendo in questi giorni di grande emergenza sanitaria per l’uomo, ci sta ricordando che siamo esseri minimi. Il grano cresce e diventerà farina per fare il pane, la vigna sta germogliando, le piante ci guardano, i suoli sono vivi! La fertilità della terra deve tornare a essere sovrana, attendiamo una rivoluzione verde che non sia minimamente mirata all’esibizione di etichettature o certificazioni dettate da logiche di marketing, ma che sia piuttosto in difesa dei suoli, delle acque e delle falde.

Un’agricoltura più etica per il bene di tutti, come si arriverà a questo?

Ci stiamo arrivando, la consapevolezza è crescente, non è più possibile pensare al proprio campo come a qualcosa di recintato e indipendente dall’ambiente circostante. Ma dobbiamo essere propositivi, c’è bisogno di partecipazione dalla base. È la sfida a cui si dovrà necessariamente assistere nei prossimi anni affinchè il sacrificio di dolore e sofferenze che stiamo pagando non risulti inutile.

Quale il ruolo dello spiritualismo, peraltro uno dei fondamenti dell’antroposofia?

Credere come atteggiamento spirituale serve a rallentare le ansie, ogni giorno ed ogni sera cerchiamo il risveglio interiore. Che non significa essere religiosi tout court. Significa non essere del tutto agnostici, aperti a capire che esistono dimensioni altre, energie che non possono essere misurate o viste né sentite ma che hanno una grande incidenza sul nostro operato e sul nostro umore. Negare questo toglie una grande prospettiva, è come limitare la propria visione delle cose! D’altronde già Plinio parlava di pianeti, sole e luna, e il calendario lunare fino a poco tempo fa era presente in tutte le case contadine. Da quando la scienza si è imposta di comandare su tutto con principi puramente chimici e fisici si è persa la consapevolezza dell’importanza delle energie cosmiche, planetarie e anche della spiritualità.

La filiera enogastronomica è completamente ferma con ingenti perdite economiche, come vede la ripartenza?

I costi ci sono e altissimi. Produrre cibo può diventare un’arma a doppio taglio: che destinazione avrà il nostro prodotto? Bisogna aver fiducia nella tenuta solidale della catena produttore-distributore-negozio-consumatore, se solo salta un passaggio salta tutto, va pensato un coinvolgimento diverso. Quello che temo di più è la paura della gente alla riapertura delle attività, la paura ad andare fuori a cena o al bar, il timore dell’altro, della socialità, del contatto umano. Dobbiamo vincerla!

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