TERENCE HILL A CAMPO IMPERATORE CINQUANT’ANNI DOPO “TRINITÀ”: I FAGIOLI LI MANGIAI TUTTI, MA LI PRETESI PICCANTI


CASTEL DEL MONTE – Anche una dune buggy rossa con cappottina gialla ha accolto oggi a Fonte Vetica Terence Hill, a cinquant’anni esatti dalla consacrazione della saga di Trinità tornato sui luoghi che hanno fatto da cornice al film di Enzo Barboni, in arte E.B Clucher. L’attore, ospite del Festival del Gran Sasso, ha partecipato a un incontro assieme a Cristiana Pedersoli, una delle figlie di Bud Spencer, Sandra Zingarelli, la figlia del produttore di Trinità, don Samuele Pinna, saggista che ha dedicato due volumi alla coppia regina dello spaghetti-western, Federico Vittorini e Piercesare Stagni, storico del cinema e autore del libro Il cinema forte e gentile, che ha preceduto la proiezione della fortunata pellicola.

Sono arrivati da ogni parte d’Italia, anche da Ravenna e dalla provincia di Catania, tutti in cerca di un autografo su t-shirt, fotografie e soprattutto cappelli da cowboy.

“La scena dei fagioli? Sì, li ho mangiati tutti davvero”, ha ricordato l’attore rispondendo a una domanda del pubblico, “ma dopo 36 ore di digiuno e pretendendo che fossero preparati come dicevo io, cioè senza pancetta e con molto peperoncino!”.

Luca e Marco Nicoletti dalla provincia di Catania sono arrivati apposta per Terence Hill ed esibiscono fieri l’autografo sul manifesto del film. Schivo, non si concede ai microfoni e neppure ai selfie, solo autografi. Subito dopo l’inizio dell’incontro si avvicina a Cristiana Pedersoli abbracciandola e ricordando quando andò con Bud Spencer e lei “che era piccola così” a vedere la prima del film.

Emozionato il sindaco di Castel del Monte Matteo Pastorelli: “Appartengo alla generazione cresciuta con Bud Spencer e Terence Hill, sono stato eletto a settembre e per il primo evento in presenza non potevo chiedere di più, ora possono anche commissariare il Comune”, ha scherzato.

“Il film è nato un po’ per caso, non si riusciva a trovare una sceneggiatura che potesse piacere sia al produttore che a noi, a Zingarelli gli arrivò questo copione, diede una copia a Bud e una a me, a casa lo feci leggere a mia moglie che lo giudicò divertente e allora lo facemmo”, ha raccontato Terenche Hill. “A noi questo copione piacque e fu una fortuna, ma abbiamo corso un grande rischio perché non sapevamo che sarebbe potuto essere così bene accolto dal pubblico”, ha aggiunto, raccontando che la scazzottata finale che sarebbe dovuta durare tre minuti ne durò dieci dopo le sue insistenze con il regista e fece da apripista a tante altre.

Rispondendo alle domande dei fan, l’attore ha anche spiegato che le scene diventate celebri delle scazzottate erano in realtà dei balletti: “I pugni erano un rito, il maestro d’armi faceva un, due, tre, quattro… e nel subconscio lo spettatore si divertiva perché in realtà era un balletto!”.

Stagni, che prima dell’incontro è tornato proprio al canyon dello Scoppaturo, assieme a Terenche Hill e anche al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, dov’è stata girata la celebre scena iniziale di Continuavano a chiamarlo Trinità, ha ricordato come in Abruzzo siano stati girati ben 250 film.

“Per noi questo film è stato un cambiamento di vita”, ha ricordato la figlia di Zingarelli: “È nato per la magia dell’incontro di papà, Enzo Barboni, Terence e Bud, rispecchia il loro modo di vedere la vita. All’epoca i loro erano film molto criticati, la critica è stata bella cattivella ma adesso sono diventati dei cult ed è impressionante vedervi qui per questi film nati per gioco”.

“Dal secondo film nessuno si aspettava il successo che ha avuto, molto più grande del primo. Sono film che a distanza di 50 anni sono ancora attuali, non sono datati come tanti altri”, ha aggiunto. “Questi film si potrebbero girare anche oggi, non c’è nulla che ti riporta a un certo periodo. La grandissima amicizia nata tra di loro poi traspare anche dai film. Mi emoziona vedervi, soprattutto i bambini”, ha detto rivolta al folto pubblico, “di generazione in generazione questi film sono sempre attualissimi”.

“Con Bud siamo stati come fratelli, ci divertivamo”, ha detto poi l’attore rispondendo alle domande di un giovanissimo fan, “anche questo modo di essere bambini, la botta in testa di Bud nel film Dio perdona io no fu inventata sul momento, abbiamo inventato il verso del piccione perché se ti colpisco a destra, con la testa vai a sinistra e viceversa, ma se ti colpisco in testa che movimento devi fare?”.

Presente anche Gino Faccia, 79enne di Assergi che portò i cavalli utilizzati per il film: “Stavamo coi fagioli dalla mattina alla sera”, ha ricordato, ricevendo il ringraziamento di Terence Hill che ha anche ricordato come il cavallo utilizzato da lui “era talmente addestrato che stava sempre fermo e appena facevo cenno partiva!”.

Mentre Daniele Chiarieri De Juliis, 36enne di Pianella, ha ricordato quando Bud Spencer andava nel suo paese, particolarmente vocato, a comprare l’olio extravergine d’oliva. E Massimiliano Noce, con camicia strappata e cappello da cowboy, era in sella al cavallo di nome Trinità.

L’iniziativa, finanziata dal Comune dell’Aquila, si inserisce nell’ambito della Open Week 2021, in programma dal 28 luglio all’8 agosto lungo tutto il Gran Sasso aquilano con eventi, degustazioni, escursioni, spettacoli, giochi e proiezioni.

LE FOTO

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021