TURISMO MONTANO TRA STRADE CHIUSE E ALBERGHI ISOLATI: VIAGGIO NELLA MAJELLA OCCIDENTALE

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PACENTRO – Lungo la dorsale appenninica, nelle zone montane di un Abruzzo meraviglioso e al tempo stesso impervio, c’è chi resiste allo spopolamento con umiltà e determinazione, investendo i propri capitali e il proprio tempo in attività ricettive, nella ristorazione, nell’agricoltura, nella pastorizia o nel turismo.

Tuttavia, i problemi peggiori per le attività dell’Abruzzo interno non sono quasi mai causati da dinamiche naturali o imprevedibili, bensì quasi sempre generati dalla cattiva politica, dalle incuranze amministrative, dalla poca attenzione al territorio e al suo tessuto produttivo autentico.

L’anno scorso ha fatto parlare di sé il caso del ristorante di Fonte Romana, nel comune di Pacentro (L’Aquila), in pieno parco nazionale della Majella. Un’attività, quella della famiglia De Chellis, rimasta isolata per settimane, a causa della chiusura delle uniche due vie di accesso alla zona: la strada ex statale 487, per una frana, e la strada provinciale 54. Disagi per chi vive e si sposta in quelle zone, comprendenti principalmente i comuni di Pacentro, Caramanico Terme, Sant’Eufemia della Majella e Campo Di Giove. Beffe e danni anche per chi ci lavora, soprattutto in estate, con i turisti che si avventurano per le diffidenti montagne dell’Appennino abruzzese.

La situazione della Fonte Romana, allora, si risolse addirittura con uno sciopero della fame del gestore Francesco De Chellis, con tante polemiche e qualche promessa. Ma oggi qual è situazione?

La strada è ufficialmente ancora chiusa da allora, nonostante sia stato comunque aperto il cantiere per i lavori di consolidamento in seguito alla frana. I lavori sarebbero dovuti terminare già nello scorso ottobre, ma prima hanno subito uno slittamento a dicembre, e ora sembra che la strada non sarà percorribile almeno fino al prossimo marzo. “La mia attività è aperta da Pasqua all’Immacolata – racconta De Chellis a Virtù Quotidiane – e sono preoccupato per questi ritardi. I problemi alla 487 ci sono da anni, e in estate almeno una decina di attività, tra albergo, ristorante, agricoltori e pastori, la utilizzano. Inoltre, è una strada molto importante di collegamento tra montagna e mare”. Su questa via, inoltre, insiste anche una struttura dell’ente parco, dove c’è anche un laboratorio per animali selvatici feriti, costato alla collettività migliaia di euro.

Ma la politica sembra non accorgersene, neanche in questi mesi di campagna elettorale, dove le promesse volano come il vento sulla vetta della Majella.

Come spesso è accaduto in questi anni, l’azzeramento del potere delle province, in queste zone crea effetti devastanti, soprattutto sulla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade. Nel caso della 487 – che va da Scafa a Sulmona – è poi palese il rimpallo di responsabilità sui ritardi nei lavori. La Provincia dice che ha fatto tutto quanto di propria competenza, l’Anas (che ha recentemente “ereditato” la strada) rimanda alla ditta esecutrice.

Al di là dei tecnicismi, com’è possibile anche solo pensare a un possibile sviluppo turistico delle aree montane senza strade di accesso? Com’è accettabile che una così scarsa manutenzione nel corso degli anni porti poi a frane che permangano in strada per quattro o cinque anni, come è accaduto per la zona occidentale della Majella?

L’alternativa alla 487 è la strada provinciale 54, riaperta lo scorso anno, ma dove tuttavia è imposto un limite di 30 km/h, oltre che ai mezzi superiori ai 35 quintali di peso. Questo significa che se gli operatori economici non possono realizzare migliorie alle proprie strutture, che prevedano camion o betoniere. E implica anche che quando ci sono forti nevicate non si può procedere alla pulizia su strada con un mezzo spazzaneve, ma solo con turbine.

courtesy of Il Germe

Tuttavia, persino di queste ultime sembra che ci si sia dimenticato. È clamoroso – e purtroppo non isolato – il caso dell’albergo Celidonio a Passo San Leonardo, poco più di 1.200 metri sul livello del mare. Lo scorso 6 gennaio, in un giorno d’alta stagione, la famiglia che lo gestisce è dovuta arrivare alla struttura con le ciaspole, perché i mezzi che avrebbero dovuto pulire la strada si erano fermati alcune centinaia di metri prima dell’albergo: “Siamo arrivati al limite della sopportazione – afferma a Virtù Quotidiane Fabiola Giardini, tra le persone a gestire il Celidonio – Non sappiamo quando possiamo lavorare, quando possiamo acquistare i beni per il nostro lavoro, non riusciamo a programmare. La nostra è un’attività storica, aperta già negli anni Settanta. Ma gli ultimi dieci anni, in questa zona, sono stati un disastro dal punto di vista della gestione pubblica”.

A Passo San Leonardo, così come alla Fonte Romana, si è continuamente in balia dei rimpalli di responsabilità tra gli enti: “A volte abbiamo la sensazione che questa strada venga considerata come nostra proprietà, ma invece è di tutti. Paghiamo le tasse tutti ed è un bene comune, è inaccettabile che ogni volta per far pulire una strada di montagna, in una zona dove la neve è di casa, io debba chiamare e chiedere. È il nostro diritto al lavoro che viene meno”, commenta amareggiata l’albergatrice.

Sia chiaro: nel caso della 487, ancora chiusa dopo mesi, non parliamo di una piccola via interpoderale, ma di un collegamento importante tra mare Adriatico e versante montano. Un’arteria che potrebbe essere anche maggiormente attraversata dai “fantomatici” turisti, di cui la politica da tempo fa un gran parlare.

Ma qui non si riesce neanche lontanamente a pianificare sulla ricettività dell’Abruzzo interno, perché siamo ancora all’impossibilità di raggiungere un luogo da visitare, all’incapacità di porre in essere condizioni basiche per iniziare a lavorare. Come scrivevamo a novembre, siamo ancora all’anno zero.