TURISMO SOSTENIBILE IN ABRUZZO: LA COSTA GENTILE SCOPERTA COL SUP


MARTINSICURO – L’amore per il mare, per l’Abruzzo e per il Sup. La voglia di promuovere il territorio in modo diverso, favorendo un turismo lento e avventuroso, sostenibile e social. Questa la spinta che ha mosso alcuni giovani professionisti a mettere a punto una piccola grande impresa sportiva, andata ben oltre lo sport.

Hanno percorso 130 chilometri di costa abruzzese in Stand Up Paddle, una variante del surf che prevede l’uso della tavola con una pagaia per la propulsione. Una traversata in sette tappe, partita da Martinsicuro (Teramo) e conclusa a San Salvo (Chieti), percorrendo 20 chilometri al giorno guardando l’Abruzzo da una prospettiva diversa. Diciotto le località balneari toccate in quella che è stata un’avventura scandita da fatica, bellezza, scatti fotografici e racconti social. Fino al traguardo finale, tagliato il 19 giugno scorso.

L’idea, sviluppata durante i mesi di restrizioni Covid, è venuta a tre professionisti abruzzesi che hanno poi raccolto attorno a loro l’interesse e la curiosità di altri giovani di fuori regione. Un progetto nato in rete con lo scopo non solo di realizzare un evento sportivo unico nel suo genere in Italia, ma anche di mostrare come il Sup possa offrire possibilità nuove e sostenibili di turismo. Le tappe, infatti, hanno permesso di scoprire paesaggi straordinari, tradizioni enogastronomiche, comunità marinare accoglienti.
Virtù quotidiane vi racconta l’impresa tramite le voci e le immagini dei protagonisti. E, in particolare, dei tre organizzatori della traversata.

Loro sono Luca Dell’Orletta, Emidio Rossi e Daniele Fanì.

Che esperienza è stata sotto il punto di vista sportivo? Per Rossi “i 130 km di costa sono stati correttamente divisi in 7 tappe da circa 20 km ognuna, rendendo più accessibile l’evento, ma senza renderlo scontato e prevedibile. 20 km di mare al giorno non sono pochi, dovendo sempre considerare che gli elementi non sono sempre così clementi con chi vuole averci a che fare. E così è stato proprio all’inizio della nostra traversata, mare grosso e vento dei primi giorni hanno subito testato ognuno di noi, ma soprattutto il gruppo. Ma dai quei giorni difficili, tutti noi siamo usciti più forti mentalmente, e consapevoli delle nostre capacità. Il gruppo ha fatto la differenza. Arrivati a San Salvo Marina, ultima tappa, come d’incanto tutta la fatica sia fisica che mentale è sparita, per fare spazio alla straordinaria consapevolezza di avercela fatta, tutti insieme”.

Per Dell’Orletta l’impresa realizzata dimostra come coi ritmi stabiliti una traversata del genere sia accessibile anche a non professionisti a fronte di una adeguata preparazione fisica: “Abbiamo pianificato la traversata da nord a sud, per sfruttare i venti e le correnti più abituali dell’Adriatico, e la scelta si è dimostrata valida. L’Abruzzo ha una costa ‘gentile’ e a parte alcuni accorgimenti, soprattutto in zone di costa rocciosa nella zona sud, e mettendo sempre la sicurezza al primo posto, ci si può godere delle meraviglie di questa terra facendo sport”.

Quale è stato il momento più bello della traversata? Per Fanì non uno solo: “Devo dirne almeno tre: la partenza all’alba ai Ripari di Giobbe (Ortona), quando tutti insieme abbiamo pagaiato verso il sole nascente con alle spalle il promontorio appena appena illuminato; l’arrivo finale allo stabilimento Happy Days (San Salvo) dove ci aspettavano persone che ci hanno seguito sui social; il bagno al tramonto nella riserva naturale di Punta Aderci (Vasto), lungo la costa dei trabocchi”.

Per Dell’Orletta, a parte le bellezze del paesaggio e l’accoglienza delle persone, “una mattina, nella prima parte della quarta tappa, zona Pescara porto nord fino a Fancavilla, ci siamo imbattuti in onde alte e corrente sfavorevole. A quel punto immediatamente ci siamo compattati, incitandoci l’un l’altro. È stato il punto di inflessione della traversata: lí abbiamo capito che ce l’avremmo fatta, e che l’unione fa la forza. È stato bellissimo vedere dieci persone, che non si conoscevano prima, arrivare a tal livello di sinergia”.

Che emozioni vi lascia questa esperienza? “Tante e dobbiamo ancora metabolizzarle tutte – risponde Fanì -. Amicizia, stupore, passione. Ma anche fatica e sete. Di sicuro non la fame, stando in Abruzzo! Abbiamo organizzato la traversata esclusivamente tramite internet. Nessuno di noi si conosceva, e a causa delle restrizioni per il Covid, la maggior parte di noi si è conosciuta di persona durante la cena inaugurale al lido Celommi di Roseto, a poche ore dalla partenza. Siamo invece arrivati all’ultima tappa come amici di vecchia data, quasi fratelli. Esperienze del genere creano un legame particolare. Senza considerare i paesaggi che hanno fatto da cornice per tutte e 7 le tappe”.

Il Sup può aiutare a “spingere” o comunque a promuovere il turismo sostenibile in Abruzzo? “Lo sta già facendo – risponde Fanì – . Anzi, lo stiamo facendo. Tornato a casa in tanti mi hanno detto di voler visitare alcuni luoghi che abbiamo attraversato in Sup e condiviso sui social tramite le nostre dirette, foto e video. Io stesso voglio tornarci. Nonostante sia abruzzese, non conoscevo la maggior parte dei posti. La prospettiva che regala il navigare sul mare, rivela posti nascosti e la vera bellezza della natura. Ci sono tanti campeggi e B&B sulla spiaggia, raggiungibili comodamente anche da mare”.

E nel prossimo futuro il gruppo ha in programma avventure analoghe: dai laghi del nord Italia alla costa del Sol in Spagna, magari facendo prima un giro lungo le coste marchigiane.

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