UN GIORNO DA PASTORE PER RISCOPRIRE GLI ANTICHI VALORI DELLA TRANSUMANZA


L’AQUILA – Un giorno da pastore, dall’alba al tramonto, insieme alle greggi dall’ovile al pascolo e ritorno, con lo scopo di riaccendere i riflettori sulla crisi della pastorizia e riscoprire gli antichi valori della transumanza, tradizione che nei secoli ha segnato la storia, lo sviluppo e l’economia dell’entroterra montano d’Abruzzo.

Protagonista dell’iniziativa è stato l’aquilano Franco Marulli, presidente dell’associazione Amici della Transumanza. Il “massaro” di riferimento che ha accolto il neo “apprendista” nel suo gregge è stato Piero Tomei, giovane pastore “professionista” di cui Virtù Quotidiane ha raccontato l’appassionante storia.

“Si parla molto di transumanza ma quasi sempre lo si fa da dietro la scrivania – spiega Marulli a questo giornale – . Vivere invece direttamente le greggi e allontanarsi, anche solo per un giorno, dalla frenesia e lo stress della quotidianità, aiuta a comprendere meglio il significato della vita, semplice ma impegnativa, che scorre sulle nostre montagne, la vita dei pastori resistenti che per secoli hanno scandito in modo determinante gli aspetti sociali e culturali della nostra terra”.

Sveglia alle cinque del mattino per aprire l’ovile e condurre gli armenti sugli alpeggi della montagna di Lucoli (L’Aquila), Franco si è avvicinato con “cautela nei locali della stalla, anche per dare modo ai guardiani, i cani pastore abruzzese, di familiarizzare con la mia figura. Il mio garante è stato Piero” ironizza Marulli che ha appreso anche i primi rudimenti di mungitura delle pecore, l’operazione paradossalmente più faticosa che compie il pastore, una fase delicata che richiede concentrazione, preparazione e grande esperienza.

“I tempi tuttavia non sono ancora maturi per il latte e con esso la preparazione della ricotta e del formaggio fresco. Nel gregge c’è tutta una filosofia di controllo, una disciplina innata e consolidata che riguarda il rapporto tra i cani pastori, le pecore, il massaro e il tempo” dice Franco, già pronto per la seconda lezione di pastorizia.

Un mestiere antico, impegnativo, sempre meno diffuso tra i giovani, scandito da fatica e orari inderogabili, la vita “slow” del pastore è tuttavia affascinante: “Mentre le pecore stanno al pascolo si ha tempo per riflettere, leggere un libro, osservare la bellezza della natura”.

Le parole del presidente dell’associazione, che è il suocero del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, fanno riflettere proprio sul fattore tempo che scandisce in modo totalizzante le giornate di chi fa ancora questo mestiere ma senza opprimerle, il ritmo è quello naturale e sano della natura che fa il suo corso.

La condizione essenziale che ha favorito lo straordinario sviluppo della pastorizia abruzzese è stata il sistema di pastorizia transumante che consisteva nello spostamento stagionale delle greggi fra gli alpeggi della montagna abruzzese e le pianure della Puglia.

In questo modo si riusciva a garantire alle greggi pascoli abbondanti e clima temperato per tutto l’anno. E così ogni autunno in Abruzzo, dalla conca aquilana, dalla Marsica e da Pescasseroli, centinaia di uomini e migliaia di pecore si muovevano a piedi per centinaia di chilometri, sui cosiddetti tratturi, verso i pascoli pianeggianti del Tavoliere dove la vegetazione, a differenza dei pascoli montani abruzzesi, raggiungeva il suo massimo rigoglio proprio nella stagione invernale. 

Un’arte antica che soffre i tempi duri della globalizzazione, la crisi del settore riguarda la concorrenza “spietata” della grande distribuzione, i prodotti in commercio a basso costo ma di scarsa qualità degli allevamenti intensivi, considerato che “anche la carne degli arrosticini abruzzesi proviene per lo più da pecore bergamasche, più carnose e pesanti” come aveva rivelato proprio Piero a questo giornale.

È il rapporto di fiducia che si crea con gli acquirenti il vero punto di forza dell’allevatore locale, l’uso di alimenti zootecnici provenienti dal territorio la ricchezza di chi li consuma.

Un territorio a vocazione agropastorale che, anche secondo il pastore e il suo “apprendista”, avrebbe bisogno di maggiori controlli in riferimento alla questione della cosiddetta mafia dei pascoli, su cui Virtù Quotidiane ha acceso i riflettori, che consiste nella speculazione delle aree demaniali dedicate al pascolo con il solo scopo di accedere ai fondi europei destinati agli allevatori.

L’associazione Amici della Transumanza promuove fortemente il tema della transumanza quale fattore culturale della tradizione aquilana che andrebbe rivalutato e riportato all’attenzione del dibattito pubblico e, secondo Marulli, anche nelle scuole. Tra i progetti in programma dell’associazione, la collaborazione con il Teatro dei 99 per la messa in scena di uno spettacolo sul tema. Inoltre è in fase di programmazione anche una tavola rotonda sulla “transumanza dei prodotti tipici”.