UN SECOLO À LA PAGE, LA LUNGA VITA DEL GRAN CAFFÈ VITTORIA DI CHIETI: “IL SEGRETO? LA FAMIGLIA”


CHIETI – Cent’anni di immutato fascino liberty sotto i portici del corso Marrucino, spalla a spalla con i magnifici palazzi del centro cittadino. Storia, eleganza, e un posto insostituibile nel cuore dei teatini. Il Gran Caffè Vittoria festeggia il secolo di vita e guarda al futuro. “Un traguardo e una scommessa” dice emozionata la titolare Gabriella D’Orazio, “questa data importante dovrà servire a fare di più per dare una svolta alla nostra città”.

1920-2020, una vicenda che procede all’unisono con l’anima del luogo. È il 1920 quando Vincenzo Melocchi, commerciante di Pizzoferrato, apre il Gran Caffè Roma con il socio Granchelli. Nel 1922 i teatini Romiti e Caniglia lo rilevano e fino al 1936 ne conservano il nome. Sarà solo con la proclamazione dell’impero fascista, il 9 maggio del 1936, che diventerà Gran Caffè Vittoria.

Roberto D’Orazio rileva la proprietà del Vittoria nel 1988, dopo che nel 1983 il locale è stato restaurato dai precedenti proprietari, eredi di Raffaele Del Grosso, parrucchiere per signora, e Giuseppe Granata, commerciante di mobili, che l’avevano acquistato nel biennio tra il 1936 e il 1938. I due avevano le botteghe proprio di fronte al Gran Caffè, in quello che era un altro magnifico palazzo del centro cittadino, il Lepri, abbattuto negli anni ’60 per far posto al più moderno e fuori contesto palazzo dell’ex Upim.

Ne è passata di storia cittadina sotto quei portici lucenti. Il bar-dei-teatini è sempre lì dal primo caffè del mattino all’aperitivo serale, accoglienza a tutte le ore.

Il centenario sarà celebrato venerdì prossimo, 24 gennaio, con una grande festa della teatinità a cui sono tutti invitati. Alle 18 apertura della cerimonia affidata al coro Selecchy diretto dal maestro Pezzullo autore del brano appositamente scritto per il Vittoria, poi la banda di Chieti, il premio dalla Confcommercio, le narrazioni del giornalista scrittore Mario D’Alessandro cultore di storia e tradizioni teatine, la proiezione di Sciòpen, il film di Luciano Odorisio con Michele Placido e Giuliana De Sio girato proprio al Vittoria, nell’82.

Quel pianoforte a marca Chopin che riporta al titolo del film di Odorisio, è ancora là come pure l’insegna storica, i tavolini, gli arredi d’epoca, il libro delle dediche con le firme illustri dello spettacolo passati nel confinante Teatro Marrucino, dei politici passati per gli immediati palazzi del governo, e le parole del presidente Napolitano.

Tra i selezionati bar storici d’Italia e insieme caffè letterario agli inizi del secolo scorso, oggi il Vittoria è una vera e propria azienda al servizio della città. Lo scenario è quello come sospeso nel tempo, tuttavia i venti di rinnovamento soffiano anche sul Colle.

L’evoluzione fondamentale del Caffè è stata l’apertura all’attività di catering, ovvero l’invitante tavola calda anche da asporto. Bar e ristorazione veloce a prezzi concorrenziali come tutta l’offerta, dall’aperitivo cenato al comparto dolce. Mignon, croissant, biscotti secchi, torte gelato, torte da ricevimento. Tutto direttamente dallo storico laboratorio della famiglia D’Orazio che ha aperto prima della seconda guerra mondiale la storica pasticceria in vico storto San Ferdinando, una traversa di corso Marrucino.

Come si mantiene una qualità-prezzo vincente? “Sacrificando l’incasso, diamo a tutti la possibilità del servizio al tavolo e non lo facciamo pagare”, rivela senza giri di parole Gabriella D’Orazio, sempre indaffaratissima tra turni e catering, ad affiancarla nella gestione è il figlio Roberto, 25 anni.

“Roberto come il nonno, mio padre Roberto scomparso cinque anni fa”, dice commossa Gabriella. “È toccato a noi essere testimoni di questa data importante ma è impossibile non nominare mio padre, figlio d’arte. Lui ha creduto molto nel rilancio del Caffè Vittoria, ha lavorato con vigore e impegno. Un traguardo raggiunto che non ha potuto godersi. Perciò confido nella nuova generazione che cresce al mio fianco. Il segreto della lunga vita del Vittoria? È la famiglia”.

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