VERSO LA CORSA DEGLI ZINGARI, A PACENTRO SI CERCANO LE ORIGINI DEL RITO

foto Viaggiando Italia

PACENTRO – Pochi giorni ancora e il rito centenario della Corsa degli Zingari, dalle origini che si perdono nella notte dei tempi, a Pacentro (L’Aquila) terrà con il fiato sospeso migliaia di spettatori.

Domenica prossima, 8 settembre, i rintocchi di una piccola campana forgiata ad Agnone ai primi del Novecento, daranno il via a quella che non è solo una corsa, una competizione, ma un segno distintivo scritto nel dna di ogni paesano.

Occhi attenti e curiosi seguiranno la folle discesa a piedi nudi dei corridori, lungo il fianco del Colle Ardinghi partendo dalla gigantesca Pietra Spaccata dipinta con il Tricolore, fino all’arrivo nella chiesetta della Madonna di Loreto, dove i partecipanti si getteranno, sfiniti e con i piedi sanguinanti, davanti l’altare per essere medicati.

Da stavolta ci sarà un obiettivo in più, almeno nei pensieri del nuovo comitato organizzatore: scoprire la vera origine del rito che mescola sacro e profano, tra la devozione alla Santa Vergine di Loreto e la parte più umana e materiale, una prova di coraggio e una competizione che anticamente, nel XV secolo, servivano al capitano di ventura Giacomo Caldora, feudatario del castello di Pacentro, per selezionare i migliori uomini da arruolare nel suo esercito di mercenari.

“Riuscire a scovare le prove, reali, scritte, inconfutabili, dell’origine di questa Corsa, sarebbe davvero un risultato incredibile che ci permetterebbe, verificando alcune supposizioni, di spostarne indietro nel tempo la nascita di almeno qualche centinaio di anni – afferma a Virtù Quotidiane Giuseppe De Chellis, presidente dell’Associazione Corsa Degli Zingari dall’aprile del 2018, e subentrato a Lorenzo Rubino – . Già oggi possiamo contare l’edizione numero 569, che colloca la manifestazione di diritto tra le più antiche tradizioni ancora in vigore”.

Nuovo comitato organizzatore, dunque, composto da nove collaboratori tutti rigorosamente del posto, che ha raccolto il testimone di tante edizioni passate e che ha tutte le intenzioni di proiettare la Corsa oltre i confini abruzzesi.

“Abbiamo aperto una sede fissa per l’associazione, nel cuore di Pacentro, dove si possono ammirare testimonianze fotografiche delle edizioni passate anche andando a ritroso di molti anni, manifesti e cartelloni d’epoca, cimeli e ricordi ognuno dei quali ha una storia, un episodio, uno spaccato di vita vissuta da raccontare a chi vorrà immergersi in questa tradizione di cui il paese, non si può negare, è fiero”, commenta ancora De Chellis.

Da qui, da un luogo fisico che nei prossimi tempi “potrebbe ospitare anche una mostra permanente”, il percorso organizzativo che nell’arco di un anno, a cominciare dal giorno successivo al termine della Corsa, conduce alla nuova edizione, si arricchirà di eventi per valorizzare il territorio, le sue eccellenze e tipicità e promuovere la manifestazione: quindi sagre, incontri culturali, musicali, artistici, religiosi come l’arrivo a Pacentro della Madonna Pellegrina da Loreto, il 30 agosto prossimo fino al 1 di settembre, per l’apertura della novena.

O come la Sagra de lu Sug de na Vote, che qualche settimana fa ha profumato le strade del Colle San Marco con l’odore inconfondibile della salsa al pomodoro e carne di agnello, lasciata sobbollire a lungo a fuoco lentissimo e poi copiosamente sparsa sui maccheroni alla chitarra.

Madrina della Corsa sarà quest’anno Stefania Orlando: sarà lei infatti a presentare il concerto di Fausto Leali a chiusura della giornata di festa, quando i giochi saranno ormai compiuti e il vincitore, con i piedi doloranti e portato a spalla dai suoi compaesani fino al rione di appartenenza, festeggerà offrendo da bere a tutto il quartiere.

Sacro e profano dunque vanno a braccetto: proprio di recente dai bauli impolverati rimasti chiusi per lunghi anni nella torre campanaria della chiesetta Lauretana sono spuntati i vecchi incartamenti della Confraternita religiosa della Madonna di Loreto, fogli ingialliti e spiegazzati vergati a inchiostro di china, che raccontano di migranti e ex voto, di lasciti e preghiere, dal 1800 al passato più prossimo: un altro tassello da aggiungere al grande puzzle che potrà, forse, un giorno, descrivere per intero l’affascinante storia della Corsa degli Zingari di Pacentro.

 

 

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