“EDIPO RE”, DIRETTA STREAMING DEL TEATRO ZETA DELL’AQUILA


L’AQUILA – Lo “studio” si ispira alla tragedia greca “Edipo Re” di Sofocle: un lavoro liberamente tratto dal classico, che prova a mantenere le dinamiche più essenziali dell’intreccio della storia, nonché diverse sezioni di testo originali dell’opera. Tuttavia, con un taglio a tratti onirico, surreale, di sincera ricerca teatrale, molto fisica sebbene minimale.

È “Edipo Re. Primo studio sulla tragedia di Sofocle” con la regia di Daniele Irto, Andre Tufo nel ruolo di Edipo, che sarà trasmesso in diretta streaming il 7 e l’8 marzo alle ore 21,00 sulle pagine Facebook e YouTube di Teatro Zeta (e resterà a disposizione fino al 7 aprile 2021). Anteprima di presentazione il giorno 6 marzo alle ore 15 in diretta su Facebook. Fa parte della stagione Volo Libero del Teatro Zeta diretto da Manuele Morgese.

Minimale nelle scenografie, nei costumi, nella riscrittura parziale sebbene rispettosa, attenta e fedele allo spirito dell’opera e dei personaggi. Minimale nella scelta delle battute, nelle atmosfere di luci, nei tagli e nelle connessioni, nella selezione e creazione di personaggi che si relazionano con Edipo: Coro, Creonte e Tiresia.

La musica è potente, suggestiva ed evocativa nei mixaggi dissonanti o risonanti di brani assai diversi pur intrecciati assieme.

Un lavoro sperimentale, che approfitta anche delle potenzialità dello strumento video, facendo delle necessità e limitazioni della situazione pandemica una possibilità espressiva, una virtù… Infatti alle riprese video fatte agli allievi si mescolerà in licenza poetica un altro girato realizzato separatamente dal regista: l’“incubo di Edipo”. Questa sequenza di immagini farà da incipit allo svolgimento delle azioni sceniche svegliando bruscamente Edipo stesso alla sequenza di eventi drammatici dell’opera, in un crescendo di tensione tra grottesco e tragico. Un incubo fatto di atmosfere senza tempo, di personaggi di pietra, immutabili, che sembrano attingere al mito, come muovendo i fili della tragedia umana proprio dalla loro immobilità.

Uno spettacolo che prova a spingersi oltre i singoli tragici eventi concreti, per approfondire il rapporto dell’eroe tragico col proprio interiore vissuto corale, i rapporti del personaggio con la sua intima esperienza tragica, con la sua propria Hybris (tracotanza) e goffagine quasi comica al tempo stesso. Un approfondimento del suo stretto e intenso rapporto col Coro, intimamente psicologico, tanto da farne dubitare la reale esistenza se non nella mente di Edipo; un rapporto fatto di angoscia e instabilità crescente nel processo conoscitivo… fino al disvelamento della verità, fino alla conoscenza. Non “sofferenza che porta alla conoscenza” ma “conoscenza che tragicamente non può che condurre alla sofferenza”, fino alla tragica follia che sceglie la cecità.

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