“L’AQUILA, GRANDI SPERANZE”, DAL 16 APRILE LA FICTION SU RAI UNO


L’AQUILA – La serie tv L’Aquila – Grandi speranze diretta da Marco Risi con Donatella Finocchiaro, Giorgio Tirabassi, Giorgio Marchesi, Luca Barbareschi, Valentina Lodovini, Francesca Inaudi, Carlotta Natoli, Rosa Enginoli, Gabriele Fiore e Andrea Pittorino, andrà in onda a partire da martedì 16 aprile alle ore 21,25 su Rai Uno.

La serie, creata da Stefano Grasso, è una co-produzione Rai Fiction-Ideacinema ed è composta da sei puntate.

Che cosa accade nell’animo di una persona o nelle relazioni familiari se nel giro di una sola notte si vede crollare e ridursi letteralmente in macerie la propria casa e la propria vita? Dove si trova il coraggio di ricominciare? Come si riesce a superare il dolore di perdite irrimediabili? E a sconfiggere la paura? Attraverso la storia di Silvia e Franco e dei loro amici fraterni, Gianni ed Elena – spiega la produzione – racconteremo come si possa continuare a vivere dopo il terremoto che, in una sola notte, ha azzerato un’intera città: L’Aquila.

È passato un anno e mezzo da quella terribile scossa. Franco e Silvia sono ancora impegnati nella ricerca disperata della figlia Costanza, scesa con loro in piazza del Duomo quella notte e poi scomparsa nel buio delle strade della città, che sembrano averla inghiottita. Gianni, invece, riesce a rientrare in possesso della sua casa nel centro storico de L’Aquila e decide di lottare, insieme alla sua famiglia, per la ricostruzione della città e per far rientrare al più presto gli sfollati nelle loro case. Organizza una grande manifestazione di protesta, proprio quando un costruttore romano si presenta a in città con un’idea ambiziosa e visionaria.

E i loro ragazzi? A tredici anni hanno trovato nella zona rossa della città, interdetta al pubblico e ridotta in un gigantesco cumulo di macerie, l’occasione per un divertimento proibito. Grazie al potere di una fantasia, che alla loro età non conosce limiti, Davide e Simone, con gli amici Fabrizio e Patrick, sono stati capaci di trasformare il luogo di una catastrofe in un enorme luna park a cielo aperto. L’amicizia aiuta a tenere lontana la paura: il percorso di formazione dei ragazzini aquilani avviene tra le case in rovina, che gli adulti hanno abbandonato senza farvi più ritorno. E per Davide quel gioco diventa anche l’unico modo per provare ad affrontare la scomparsa della sorella.

“Sono stato a L’Aquila per la prima volta nella mia vita un anno e mezzo dopo il terremoto, esattamente quando ha luogo la storia del nostro lungo film – spiega il regista, Marco Risi – . Non conoscevo la città e non sapevo della sua bellezza, potevo soltanto immaginarla: non me ne potevo rendere conto attraversandola a piedi perché era completamente ricoperta dalle impalcature che cercavano di tenerla in piedi come uno scheletro senza muscoli. Quello che mi impressionò fu il silenzio. Sentivo il rumore dei miei passi che attraversavano la zona rossa presidiata da alcune camionette dell’esercito e avevo la percezione assolutamente nuova di essere solo in una città fantasma”.

“Mi dissi: qui devo venire a girare un film! Ma non avevo ancora precisa l’idea di che film avrei voluto girare. L’idea è arrivata cinque anni dopo con questa serie”, aggiunge.

“Che cosa mi ha convinto di questo progetto? Mi è piaciuta molto l’idea degli adolescenti che scorrazzano di soppiatto nella città proibita cercando di riappropriarsene alla loro maniera – dice Risi – augurandosi addirittura che non cambi, che rimanga così perché solo così può essere esclusivamente loro, il loro territorio di conquista. Mi sono piaciuti gli adulti che cercano di rimettere in piedi i pezzi delle loro coscienze e non soltanto i pezzi della loro città”.

“Mi piacciono i piani che corrono paralleli delle due dimensioni: da una parte gli adulti con i loro guai, dall’altra i loro figli che quegli stessi guai vivono di riflesso ma che si gettano nell’avventura di crescere in una situazione assolutamente unica”.

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