LE OPERE DI LUIGI CALVISI, IPERREALI ATMOSFERE METAFISICHE IN MOSTRA ALL’AQUILA


L’AQUILA – Prosegue fino a domenica prossima, 1 settembre, la personale di pittura di Luigi Calvisi, allestita in piazza della Prefettura 1, all’Aquila.

La mostra rientra nel cartellone della Perdonanza Celestiniana, ed è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 22.

Calvisi nasce a Fossa (L’Aquila) dove attualmente abita da pensionato. Durante l’attività lavorativa svolta prevalentemente in banca è stato attivo nell’amministrazione del Comune dove abita e si è dedicato per vent’anni ad attività di volontariato, pubblicando anche una “rivista di paese” denominata La Ciciuvetta, pubblicazione molto amata dai compaesani, in particolare dai fossolani residenti all’estero.

Dopo la chiusura del giornale (alcuni numeri sono ancora consultabili sul sito https://sismaq.org/indice/la-ciciuvetta/) torna alla sua vecchia grande passione: la pittura.

Durante la formazione scolastica viene colpito dalle immagini dei macchiaioli e degli impressionisti e dai pittori di fine secolo. Affascinato dai quadri di Fattori, Lega e De Nittis subisce nella sua pittura forti condizionamenti da questa formazione.

Mentre lavora a Milano frequenta all’Accademia di Brera un corso specifico di disegno con i docenti dell’Accademia stessa e successivamente segue un corso di livello per grafica pubblicitaria.

A L’Aquila in occasione di esposizioni collettive mostrano interesse per le sue opere i pittori Mariani, Pelliccione, Cencioni, Leosini e Floris.

Successivamente partecipa a mostre collettive a Milano e a Bologna.

Negli ultimi anni approfondisce lo studio di luci e ombre, di cui è stato sempre attento osservatore.

Ora questa nuova esperienza di confronto con il pubblico aquilano, consapevole di essere personaggio finora poco noto nell’ambiente artistico locale.

La sua personalità artistica è stata ben delineata nella presentazione del catalogo dal noto critico d’arte Antonio Gasbarrini, che ha colto con la sua competenza anche gli aspetti più nascosti delle opere presentate.