L’OFFICINA DEL VENTO, A POPOLI UN CANTIERE DI IDEE PER LA CULTURA


POPOLI – Di un’associazione è importante proprio tutto: dai principi alle idee fondanti, dai progetti realizzabili e realizzati a quelli molto lontani, più che ottimisti. È importante l’organizzazione, la divisione dei compiti, la precisione negli obiettivi, sono importanti persino gli errori, i momenti di sfiducia e le diversità di vedute: contribuiscono alla crescita delle idee, al loro miglioramento e alla maggiore accuratezza nel realizzarle.

Di un’associazione sono importanti gli ideatori, i collaboratori fissi e anche quelli occasionali, di un’associazione è importante persino il nome e sono altrettanto importanti i simboli e i richiami che ad esso riportano.

L’Officina del Vento è un nome che difficilmente passa inosservato, non soltanto per chi sa che la sua sede è a Popoli (Pescara), all’estremità settentrionale della Valle Peligna, le cui gole (dette di Tremonti) sono da sempre attraversate dal vento.

Fosse anche soltanto per il nome, varrebbe la pena andare a sbirciare tra i progetti e le attività su cui è fondata questa associazione.

“Il nome – racconta a Virtù Quotidiane Francesca Santacroce, presidentessa dell’associazione – nasce dall’idea iniziale di un cantiere d’idee, un luogo in cui costruire rapporti e aggregare le persone attraverso gli eventi culturali. Ci piaceva il termine officina per questo, anche se in seguito abbiamo scoperto che sono diverse in Abruzzo, le realtà associative che hanno utilizzato questo termine. Nel nostro caso, l’associazione è una vera officina, un laboratorio, in quanto fin dall’inizio abbiamo lavorato per creare qualcosa nel luogo in cui tutto è nato, un vecchio circolo per anziani. Il vento invece, è la caratteristica forse più conosciuta del nostro paese, Popoli. Qui non c’è giorno, che sia estate o inverno, che questo invisibile abitante non si faccia sentire… In sintesi la creazione e l’identità del luogo in cui è nata la nostra realtà, sono le componenti da cui nasce il nostro nome. Come simbolo abbiamo scelto il soffione, strettamente legato alla componente del vento, all’idea di movimento delicato, silenzioso, quasi impercettibile. Qui in zona ci sono migliaia di soffioni e il loro insieme al vento è un vero spettacolo”.

Non solo vento e soffioni a Popoli: la pianta urbana del paese (ci vivono poco meno di 5.000 persone) si è sviluppata sin dall’antichità seguendo le caratteristiche dei corsi d’acqua che la circondano e la attraversano.

Chiese, monumenti e incontaminate riserve naturali fanno del posto (chiamato anche la chiave dei tre Abruzzi a causa della sua posizione di confine su diversi territori provinciali) un luogo sicuramente interessante da visitare.

Ma viverci? Al di là delle bellezze architettoniche e naturali (non sempre valorizzate in maniera adeguata), la vita quotidiana in un luogo piccolo può trasformarsi ben presto in noia e desiderio di evasione, con una fuga alla ricerca di stimoli maggiori che solo nelle città più abitate possono concretizzarsi.

“L’Officina del Vento – spiega ancora Francesca – nasce da una necessità: quando si torna dalle città universitarie o da luoghi più grandi in cui si è vissuto per un periodo di tempo, il riassestamento e la ripresa della propria vita in paese è sempre un trauma. Parlo per me, perché sono ancora giovane, ma credo che non sia soltanto un discorso legato all’età. Si può avere voglia di fare, di scoprire, di informarsi, di partecipare a eventi culturali o di divertimento a qualsiasi età. Nelle città, questo è assodato, ci sono tanti stimoli che al paese purtroppo spesso mancano. Così, un giorno parlando con amiche e amici che a Popoli vivevano ma che sentivano la necessità di fare qualcosa, abbiamo deciso di metterci all’opera per iniziare. Da allora sono trascorsi tre anni”.

In questi tre anni, non si può dire che i ragazzi dell’Officina se ne siano stati con le mani in mano, né altrettanto si può affermare che non abbiano rischiato o che si siano limitati a organizzare eventi ricreativi o culturali di impostazione tradizionale.

Quando si dice che un’associazione rischia, si intende dire che essa rompe uno schema comune e atteso, lascia la cosiddetta “comfort zone” e si ingegna per realizzare progetti e idee che fino ad allora erano state impensate e impensabili, perlomeno in certi luoghi, dove tutto appare ed è, almeno per certi versi, più difficile.

“Abbiamo messo in pratica idee nuove su vari livelli – dice Francesca – ad esempio abbiamo creato il ‘Il Club del Libro’: una volta al mese ci vediamo, scegliamo un libro da leggere e poi ne parliamo insieme . Si tratta di appuntamento importante, ormai ci sono i fedelissimi che spesso partecipano anche alle presentazioni di libri con l’autore, che ci è capitato di organizzare in questi anni. Abbiamo un Cineforum, facciamo proiezioni di film, rassegne cinematografiche a tema. Per un periodo ci siamo ritrovati ogni mercoledì in sede per la visione collettiva di un film, anche in questo caso ci sono soci fedelissimi che non saltano nemmeno un appuntamento. Abbiamo realizzato concorsi fotografici legati alla riscoperta del territorio e alle sue bellezze, swap party, corsi di cosmesi naturale…”.

“La nostra grande passione (almeno tra noi del direttivo) è la musica live e per questo abbiamo organizzato tanti concerti, e ci tengo a dire, con artisti nazionali e internazionali, di grande spessore. Per citarne alcuni, Niccolò Carnesi, Marco Galeffi, Federico Sirianni, Carlo Valente, Clustersun, Giulia’s Mother, Liede, Liana Marino, Shijo x, Cecilia e davvero molti altri. Il comune denominatore è il cantautorato e la musica indipendente, la sua promozione, il desiderio che le persone possano conoscere le tante proposte musicali che ci sono e che spesso non sono conosciute quanto dovrebbero. Devo dire che la reazione degli ospiti, specie coloro che vengono da fuori Abruzzo è sorprendente: restano sempre incantati e il posto ( Popoli) piace tantissimo. Ci dicono tutti di stringere i denti e continuare perché secondo loro i nostri sono progetti ammirevoli o coraggiosi , specie per i tempi che corrono. Questa è un’altra cosa che ci dà l’entusiasmo per andare avanti. In questi anni abbiamo inoltre collaborato con locali e associazioni del circondario, ci sembra importante aprirci agli altri, creare legami con altre realtà, anche molto diverse dalla nostra”.

Idee interessanti quelle dell’Officina, innovative, appassionate, piene di cura e di attenzione, idee che hanno risvegliato in molti popolesi la voglia di uscire e incontrarsi per fare qualcosa di nuovo, per conoscere e, perché no, anche per conoscersi.

“La risposta dei popolesi – afferma entusiasta Francesca – è stata fantastica, almeno dei popolesi adulti. Purtroppo le persone più giovani, intendo i ventenni, faticano ad avvicinarsi e quelli che vorrebbero studiano fuori, ma ci supportano a distanza. Per quanto riguarda i paese limitrofi direi che partecipano quasi più dei soci locali e sono super fan di questo progetto. Ma un po’ ce l’aspettavamo, funziona un po’ ovunque cosi. Noi però ci teniamo ai rapporti con i nostri soci popolesi perché è qui che nasce l’associazione ed è qui che deve crescere”.

A tre anni dalla fondazione dell’associazione dunque, il vento dell’officina soffia ancora e i progetti sono sempre molti, anche se vanno continuamente discussi, migliorati, ripensati.

“La cosa che ci preme maggiormente ora- conclude Francesca- è sistemare al meglio la nostra nuova sede. Ora abbiamo un posto tutto nostro e ci stiamo impegnando per renderlo accogliente. Da lì ripartiremo con nuove iniziative. Vogliamo e dobbiamo riordinare le idee per ripartire con un nuovo programma di appuntamenti, desideriamo sempre curare ogni cosa e continueremo a creare i nostri eventi solo con questa impostazione. I periodi di sfiducia non mancano, è inutile fingere che tutto sia sempre roseo. La maggior parte delle volte mancano i fondi per poter fare le cose che vorremmo, altre volte il tempo, perché per tutti noi soci fondatori, l’Officina del vento non è un lavoro, ma puro volontariato quindi dobbiamo incastrare ogni cosa con i nostri impegni prioritari”.

“La sfiducia comunque dura molto poco, soprattutto è stato sempre annullata dai momenti di entusiasmo che ci troviamo a vivere alla fine di ogni evento realizzato. Di qualsiasi manifestazione si sia trattato, alla fine avevamo addosso un sentimento di serenità e di soddisfazione, ed è quello il sentimento che ti porta a continuare perché è troppo bello. Il calore delle persone che apprezzano e partecipano, sommato a quello dei soci ‘operai’, ci aiuta a mandare avanti l’officina e a migliorarci sempre”.

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